Disabilità e guerra

Una donna vin sedia a rotelle soccorsa a Gaza

Se non si vuole vedere l’orrore della guerra, di qualsiasi guerra, basta ignorare le informazioni disponibili facilmente sul web. Basta voler spegnere la mente trastullandosi con la massa (quasi) invincibile dei social-media. Ma un tarlo dovremmo averlo tutti nella nostra testa: la pace, non come concetto separato ma trasversale e agito soprattutto nella politica. Per i diritti, l’inclusione, la convivenza.

Invece della pace abbiamo odio.
Invece della politica abbiamo il soldo dell’economia.
Invece della vita c’è lo strazio della morte dei bambini e degli adulti. Unicef afferma che a Gaza sarebbero stati uccisi tra i 1.600 e 3.400 bambini. In Ucraina 550. Tra il 2005 e il 2022, più di 120 mila bambini (tra i casi accertati) sono stati uccisi o mutilati nei contesti di conflitto.

Civili inermi lasciati al loro destino da logiche di potere, a far da scudo ai guerriglieri; a chi la guerra la fa e a chi la vuole. Esseri umani dilaniati, in un macabro puzzle di adulti e bambini che a volte ricostruisce vite spezzate. Vite nella disabilità.

Guerra e terrorismo spazzano via anni di attività per i più deboli. Il pensiero va alle persone con disabilità nei territori di guerra, sempre più ultimi tra gli ultimi, persone dimenticate e perse, probabilmente per sempre.
Immagine da Educaid, https://www.educaid.it/gaza-un-aiuto-immediato-a-chi-ha-perso-tutto/

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l’Italia è un paese vecchio ma non per vecchi nè per i (loro) caregiver familiari.

Leggiamo (in un articolo pubblicato sul corriere del 23 ottobre 2023) che ben 57 associazioni (in realtà non proprio associazioni, qui l’elenco completo) hanno fatto un appello al Governo (leggi Giorgia Meloni) per chiedere un miliardo e 300 milioni che servirebbero agli anziani.

Eh già, la famosa legge sulla non autosufficienza che, quando fa comodo comprende chiunque tra anziani e “disabili” e quando non fa comodo dimentica i “disabili” e innalza alti lai solo per gli anziani.

Una prima osservazione che spesso facciamo è che tutti diventiamo anziani e quindi ogni tema e problema legato all’anzianità dovrebbe essere più che ben padroneggiato dallo Stato Italiano, invece solo ora,  di recente, ci si è svegliati per fare questa legge che appunto attende da decenni.

Un’altra precisazione è doverosa: questa legge è sempre stata un cavallo di battaglia della sinistra PD/CGIL e ringraziare l’attuale Governo non è corretto in quanto tutto il lavoro è stato fatto dal ministro Orlando e da chi ha lui scelto per la famosa commissione straordinaria che si è occupata di stendere la legge.

Purtroppo l’iter legislativo include anche i decreti attuativi, non basta aver approvato la legge servono pure i decreti e se non si fanno nel tempo stabilito, la legge diventa carta da fritto.

Come succede a moltissime altre leggi in Italia, anche quella per il riconoscimento del caregiver familiare attende da trenta anni, per esempio.

Leggiamo, sempre nello stesso articolo sul Corriere anche dei dati: 10 milioni di persone. Ma è un dato che comprende 3,8 milioni di anziani (non è specificato ma supponiamo non autosufficienti) e poi i loro caregiver, tra familiari e professionisti cioè le badanti.

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I funamboli dei diritti

Martedì 10 ottobre, in occasione della giornata internazionale dedicata alla salute mentale, eravamo a Lodi, ospiti e co-promotori di Caleidoscopio Festival, giunto quest’anno alla decima edizione.

Un grandissimo ringraziamento ad Anna Garbelli , presidente di CuriosaMente APS – il cui sito invito a  consultare perchè è pieno di belle cose e, se abitassi a Lodi, mi iscriverei subito a questa associazione.

Anna era la presentatrice/moderatrice dell’evento e mi ha molto colpito, perchè è una di quelle (rare)  persone attente alle parole.

L’evento è stato davvero bellissimo e arricchente e mi ha indotto tante riflessioni.

La location era davvero suggestiva, una biblioteca bellissima con una sezione dedicata ai bambini in cui mia figlia ha passato del tempo beato.

Un ringraziamento al sindaco di Lodi perchè è, penso la prima volta, in ormai quasi 25 anni che mi interfaccio con i rappresentanti delle pubbliche amministrazioni, che un sindaco arriva e si va a sedere come chiunque altro e poi si alza e viene a presentarsi. 

Per chi ha pazienza ed è davvero è interessato a sapere cosa abbiamo detto può fare click qui.

Dopo questa esperienza mi sono convinta che è necessario rivendicare con maggior forza i diritti delle persone con disabilità che, nel nostro Paese sono assai trascurati, quando non del tutto negati. 

Fateci caso: quali movimenti esistono portati avanti dalle persone con disabilità che chiedono l’aplicazione della vita indipendente, il diritto al lavoro o, appunto, la possibilità di farsi una famiglia?

Infine: un grazie gigante alla sezione lodigiana dei Genitori Tosti che ci ha riservato un’accoglienza bellissima e un bel grazie alla socia Nicoletta Wojciechowski che ci ha fatto scoprire, durante  le ore turistiche precedenti l’evento, un gioiello come il tempio civico dell’incoronata che tutti dovreste andare a visitare; per tutto il mese di ottobre è visitabile anche nei fine settimana a orario continuato.

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Genitori Tosti , l’accessibilità (anche digitale) e il Comune di Verona

“Le nostre pagine, naturalmente, sono aperte a ogni motivata replica e precisazione da parte, nello specifico, della stessa Amministrazione Comunale di Verona. (S.B.)”

Terminava così il bell’articolo pubblicato su Superando lo scorso 25 agosto per raccontare la denuncia di Genitori tosti sui bagni per persone con disabilità installati in  un parco nella città di Verona, inaugurato  lo scorso agosto, il cui restyling è stato finanziata dalla Banca d’Asti.

L’amministrazione scaligera non si è fatta sentire, nè pubblicamente nè in privato, e nessuno, a parte l’associazione Genitori Tosti e l’osservatorio territoriale Verona Polis, ha mai più commentato l’accaduto.

L’associazione Genitori Tosti ha pensato allora di richiedere al  Comune di Verona l’istituzione di una commissione congiunta tra commissione urbanistica e sociale per affrontare il tema del PEBA(piani di eliminazione dele barriere architettoniche) esteso a tutta la città e soprattutto applicato prevedendo una progettazione “a monte”, in modo da non vedere mai più simili interventi di… inaccessibilità. L’accessibilità non riguarda solo un assessorato o un ufficio di un Comune, ma deve comprendere l’intera amministrazione: ogni qualvolta viene predisposto un intervento anche solo un evento, questo deve essere accessibile – per esempio: quanti eventi, che hanno anche il patrocinio o il contributo di un Comune includono davvero le persone con disabilità? Sono davvero tutti attenti affinché ci siano gli ingressi accessibili, i sottotitoli o le audiodescrizioni o gli interpreti LIS o, più “banalmente”, parcheggi dedicati vicinissimi all’ingresso e bagni accessibili?

Pensiamo perciò a quando un Comune deve riqualificare un’area o ristrutturare o persino costruire ex novo: tutto deve essere accessibile e quindi implica che esista un esperto o un gruppo di esperti che “faccia il tagliando dell’accessibilità” all’intervento, altrimenti avremo opere pubbliche che discriminano le persone perché non accessibili.

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Buon compleanno Jacopo

Per la prima volta, come associazione, abbiamo affrontato un evento solidale nei confronti di una persona.

Di solito abbiamo fatto raccolte fondi per progetti (Barriere mai più per finanziare attrezzature, ausili e quanto sia necessario per rimuovere e abbattere le barrierenei luoghi pubblici) o per cause, come quella per il recupero di un’area degradata alla periferia della Città di Verona.

Poi succede che, dopo 18 anni di battaglie con la propria asl, ancora ti viene detto che l’ausilio non esiste, non si trova e che la famiglia si deve arrangiare, a epilogo di 5 anni in cui siamo stati tenuti in sospeso. 5 anni per un ausilio di base come la sdraio da doccia!

E allora, anche convinti dalla competenza della nostra responsabile della sezione di Valeggio sul Mincio, Amelia Dessì, abbiamo preso parte a quest’avventura, che si è rivelata davvero istruttiva per molti aspetti e ci ha donato gioia e tanta energia.

Innanzitutto c’era la voglia di fare una festa come accade a chiunque, per i 18 anni del proprio figlio.

Ma tutti noi “genitori tosti”, sappiamo che i nostri figli non riescono ad avere amici a causa sia della vita che i servizi li costringono a fare (quanti di loro hanno un orario scolastico ridotto perché devono fare le terapie?) e poi perché a causa delle innumerevoli barriere, non solo architettoniche, i nostri figli non fanno una vita come i loro coetanei normodotati, che possano andare dappertutto e praticano qualsiasi sport o hobby.

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