23 marzo ’24: manifestazione contro i tagli di Regione Lombardia

Logo dell'applicazione ChatGPT

Quindici milioni è la somma stimata che servirebbe a ripristinare le misure per le disabilità gravi e gravissime nonché per i caregiver familiari. Quelle risorse che Regione Lombardia, con il presidente Fontana, l’assessora Lucchini e il contributo di Bertolaso, hanno deciso di togliere, offrendo servizi tutt’ora inesistenti e che senza dubbio non saranno efficienti a giugno, quando le risorse verranno meno. Non solo, per tappare i buchi di bilancio, hanno deliberato una delle misure più bieche mai viste: chi vorrà chiedere le risorse per le disabilità gravissime, dovrà attendere che qualcuno liberi il posto. Che significa muoia. Pazzesco, ignobile, disgustoso, discriminante.

La problematica da risolvere origina dallo Stato e arriva alle Regioni: serve chiarezza nei fondi destinati a tutte le fragilità, dall’autosufficienza ai caregiver familiari, nel caos preoccupante della riforma della legge delega sulla disabilità ancora in definizione, l’unica certezza è quella dei tagli di Regione Lombardia. Le risorse economiche sono risicate non assicurando la dignità alle persone con disabilità e ai caregiver familiari, che pagano ogni giorno la discriminazione diffusa di una società che fatica sempre più ad essere inclusiva. Se anche la politica discrimina, tagliando risorse già insufficienti (ma spendendo molto di più per i propri interessi) significa che stiamo correndo verso il baratro. Se non fossimo “abituati” a farlo, avrebbe dell’incredibile constatare che tocca ai più fragili far smuovere la coscienza collettiva, risvegliando un senso sociale fondamentale per la vita di tutti. Il dovere di tutti è ricordarsi che prima o poi inevitabilmente avremo bisogno del supporto del bene collettivo, del welfare, del pubblico. Oggi dilaga la voglia del “privato” e dell’“autonomia”, con costi insostenibili che generano anche le politiche di tagli che stiamo contestando. Queste politiche, in passato purtroppo trasversali, devono cambiare radicalmente, a partire dai bilanci di previsione: ci sono ben altre voci da ridimensionare nei bilanci regionali e statali.

Con 15 milioni si possono fare tante cose. Abbiamo chiesto a ChatGPT come potrebbero essere investiti, sia per le persone con disabilità, sia per i caregiver familiari. Molto interessante la lucida disamina che le Istituzioni potrebbero copiare.

Come si possono investire 15.000.000 di euro a favore delle persone con disabilità?

Investire 15.000.000 di euro a favore delle persone con disabilità può avere un impatto significativo sul miglioramento della loro qualità di vita, inclusione sociale e accesso a servizi essenziali. Ecco alcune idee su come potresti utilizzare questo importo:

1. **Creazione o potenziamento di centri di assistenza e riabilitazione**: Questi centri offrono terapie fisiche, occupazionali e del linguaggio, oltre a fornire supporto psicologico e sociale alle persone con disabilità.

2. **Programmi di formazione e inserimento lavorativo**: Creare programmi che offrono formazione professionale e opportunità di lavoro per le persone con disabilità, promuovendo la loro inclusione nel mercato del lavoro.

3. **Abitazioni assistite**: Costruire o finanziare abitazioni assistite che offrono un ambiente sicuro e adattato alle esigenze delle persone con disabilità, consentendo loro di vivere in modo indipendente o semi-indipendente.

4. **Accessibilità e trasporto**: Investire nella creazione di infrastrutture accessibili, come rampe, ascensori e trasporti pubblici adatti alle persone con disabilità.

5. **Tecnologie assistive**: Acquistare e distribuire dispositivi e tecnologie assistive, come protesi, ausili per la mobilità e software specializzati, per migliorare l’autonomia e la qualità di vita delle persone con disabilità.

6. **Programmi di sensibilizzazione e educazione**: Promuovere la sensibilizzazione e l’educazione sulle questioni legate alle persone con disabilità, combattendo stereotipi e discriminazioni e promuovendo una cultura dell’inclusione.

7. **Borse di studio e sostegno educativo**: Fornire borse di studio e programmi di sostegno educativo per consentire alle persone con disabilità di accedere all’istruzione superiore e sviluppare le proprie competenze.

8. **Assistenza domiciliare e servizi di supporto**: Finanziare servizi di assistenza domiciliare, supporto familiare e residenze protette per le persone con disabilità che necessitano di cure continue.

9. **Ricerca e innovazione**: Investire in ricerca scientifica e sviluppo di nuove soluzioni, trattamenti e terapie per migliorare la qualità di vita delle persone con disabilità e promuovere la loro inclusione sociale.

10. **Collaborazioni e partenariati**: Stabilire collaborazioni con organizzazioni non governative, enti locali, istituzioni e altre parti interessate per massimizzare l’impatto degli investimenti e garantire una gestione efficace e trasparente dei fondi.

È importante considerare le esigenze specifiche delle persone con disabilità e coinvolgere le loro organizzazioni e comunità nel processo decisionale per garantire che gli investimenti siano diretti a migliorare effettivamente le loro vite e promuovere l’inclusione sociale.

Come si possono investire 15.000.000 di euro a favore dei caregiver familiari?

Investire 15.000.000 di euro a favore dei caregiver familiari è un’azione molto importante e può avere un impatto significativo sul loro benessere e sul supporto che possono fornire ai propri cari. Ecco alcune idee su come potresti utilizzare questo budget per sostenere i caregiver familiari:

Centri di Supporto e Assistenza: Creare centri di supporto e assistenza dedicati ai caregiver familiari, dove possono ricevere informazioni, formazione, consulenza psicologica e supporto pratico.

Formazione e Educazione: Organizzare corsi di formazione e workshop per i caregiver familiari, fornendo loro le competenze e le conoscenze necessarie per prendersi cura dei propri cari in modo efficace e sicuro.

Servizi di Assistenza Domiciliare: Offrire servizi di assistenza domiciliare specializzata per alleviare il carico di lavoro dei caregiver familiari, permettendo loro di avere momenti di pausa e di riposo.

Programmi di Respiro Assistenziale: Creare programmi di respiro assistenziale che offrono sostegno temporaneo ai caregiver familiari, permettendo loro di prendersi una pausa e di dedicarsi al proprio benessere.

Supporto Psicologico e Counseling: Fornire servizi di supporto psicologico, counseling e terapia per i caregiver familiari, aiutandoli a gestire lo stress, l’ansia e le sfide emotive legate all’assistenza.

Assistenza Legale e Burocratica: Offrire assistenza legale e supporto burocratico ai caregiver familiari, aiutandoli a navigare nel sistema sanitario, sociale e amministrativo e a accedere ai servizi e ai benefici a cui hanno diritto.

Tecnologia Assistiva: Investire in tecnologia assistiva e soluzioni innovative che possono facilitare e migliorare l’assistenza fornita dai caregiver familiari, come dispositivi di monitoraggio remoto, app per la gestione delle terapie e strumenti di comunicazione.

Rete di Supporto e Comunità: Creare una rete di supporto e comunità per i caregiver familiari, permettendo loro di condividere esperienze, consigli e risorse con altre persone che si trovano nella stessa situazione.

Campagne di Sensibilizzazione e Informazione: Lanciare campagne di sensibilizzazione e informazione per aumentare la consapevolezza sull’importanza del ruolo dei caregiver familiari e per promuovere una maggiore solidarietà e supporto da parte della comunità e delle istituzioni.

Borse di Studio e Sussidi: Creare borse di studio e sussidi per i caregiver familiari che si trovano in situazioni economiche difficili, permettendo loro di accedere a risorse e opportunità che altrimenti sarebbero fuori dalla loro portata.

Investire 15.000.000 di euro a favore dei caregiver familiari richiede una pianificazione oculata, una collaborazione tra le istituzioni pubbliche, le organizzazioni non profit e le associazioni di caregiver, e una costante valutazione dell’impatto delle iniziative messe in atto per assicurare che siano efficaci e rispondano alle reali esigenze dei caregiver familiari.

Semplice, no?

Aspetti che, similarmente, sono riportati nel libro che Genitori Tosti ha pubblicato. “L’esercito silenzioso. I caregiver Familiari italiani”.

Utopia.

Che ci porta a manifestare sabato 23 marzo a Milano, al palazzo della Regione Lombardia. Perché quando la misura è colma, i caregiver non stanno zitti. E rimanifesteremo anche il 16 aprile nella manifestazione di Ledha e Fand.

   Invia l'articolo in formato PDF   

Tagli ai fondi per i caregiver in Lombardia /3

Comunicare è difficile. Capire, ancor di più.
Che Regione Lombardia stia giocando a far accettare un cambiamento senza che ciò provochi proteste scomode, è un dato di fatto.

Le affermazioni dell’Assessora Elena Lucchini sembrano provenire da una realtà diversa da quella che vivono migliaia di famiglie Caregiver in Lombardia. Famiglie che gridano le loro difficoltà e chiedono non solo che le misure esistenti non siano tagliate, ma che migliorino e aumentino prima di tutto sotto il profilo economico e della qualità, riconoscendo il lavoro di fatto insostituibile che i caregiver familiari sono (anche) costretti a realizzare ogni giorno, spesso 24 ore su 24.

Ecco che lascia perplessi l’uscita dell’Assessora Lucchini:


Lucchini:

A coloro che protesteranno “ricordo il tavolo di lavoro che ho portato avanti con le associazioni maggiormente rappresentative di persone con disabilità. Ho avanzato una proposta condivisa con il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Calderone e c’è stato un riscontro importante da parte delle associazioni che hanno riconosciuto lo sforzo fatto”. Lo ha detto l’assessore alla Famiglia e Pari Opportunità della Regione Elena Lucchini, a margine della conferenza stampa nella sede di Aler Milano sugli alloggi che l’azienda di edilizia residenziale metterà a disposizione delle donne vittime di violenza, in merito alla manifestazione delle associazioni di caregiver e di assistenza ai disabili che si riuniranno il 23 marzo davanti Palazzo Lombardia per manifestare contro i fondi destinati dalla Regione al settore. L’assessore Lucchini ha ricordato, inoltre, le modifiche apportate alla prima delibera dello scorso dicembre: “Dalla prima delibera portata il 28 dicembre 2023 in Giunta regionale a quella che ho presentato alle associazioni c’è stato un cambio con ulteriori risorse messe in campo da Regione Lombardia e rivisitazione dei criteri grazie all’intervento del ministro Calderone con la quale c’è stata una profonda interlocuzione. Da un lato abbiamo salvaguardato i caregiver familiari e le persone con disabilità e le loro famiglie, dall’altro abbiamo potenziato i servizi”, ha concluso Lucchini.

Perplessi perché non c’è associazione, più o meno rappresentativa (indecoroso questo dividere, ma si sa, è storia) che non abbia bocciato a chiare lettere quest’azione di Regione Lombardia.

Il gruppo di associazioni ha quindi emanato un ulteriore comunicato, per essere più chiari possibile con il governo regionale lombardo:

Assessora Lucchini: Il fantastico tavolo di lavoro che ha soddisfatto tutti … tranne le associazioni
Nell’ultimo episodio della “saga delle dichiarazioni stupefacenti” della assessora Lucchini, emerge un’altra gemma oratoria che non mancherà di lasciare tutti a bocca aperta.
Mentre le associazioni di caregiver e assistenza alle persone con disabilità si preparano a protestare contro i tagli dei fondi (vedi campagna #B1B2affondate) decisi dalla magnanima giunta di Regione Lombardia, l’assessora sventola l’illusione di un tavolo di lavoro prodigioso. In un capolavoro di autocelebrazione, Lucchini rivendica un incontro più che positivo con le associazioni, dipinto come l’equivalente moderno della tavola rotonda. Ha proposto, ha condiviso, ha collaborato anche con la ministra Calderone: un vero successo! E le associazioni? Appagate, soddisfatte, ammaliate dalla meraviglia delle sue parole! Un trionfo di diplomazia che ha affascinato proprio tutti.
Il cambio epocale introdotto dopo la delibera di giunta di dicembre? Grazie allo spirito illuminato della assessora e all’intervento risolutivo della ministra, tutto è cambiato per il meglio! Le risorse riversate, i criteri rivisti, i servizi potenziati – un miracolo della politica che farebbe invidia a qualsiasi Houdini.
E mentre le masse si preparano a manifestare sotto Palazzo Lombardia, forse è il caso di riflettere sul potenziale di un’altra notevole performance: quella della politica-fiction messa in atto dalla assessora. Un racconto suggestivo sulle relazioni tra politici e associazioni, dove buon senso e realismo non sono di casa, ma anzi vengono battuti a favore della sopravvivenza del governo.
Forse, in fondo, il cambiamento non è solo nelle delibere, ma anche nelle trame avvincenti che intrecciano potere e politica, proprio come in House Of Cards.

Resta quindi ancor più confermata la protesta di sabato 23 marzo.
#B1B2affondate

   Invia l'articolo in formato PDF   

Caregiver: 23 marzo 2024 a Milano sarà protesta.

Il 23 marzo 2024 alle 11 è organizzata la manifestazione di protesta contro la politica di gestione della disabilità di Regione Lombardia. In particolare contro le modifiche introdotte a dicembre 2023 con tagli ai fondi destinati alle misure per le disabilità gravissime e gravi (B1 e B2); poi parzialmente ridotti ma senza prospettive certe per il futuro e una diabolica certezza di non permettere più alle famiglie di avere le risorse per la misura B1 (disabilità gravissime) se non quando si libereranno posti! Si legge nel comunicato stampa che “la disabilità e la non autosufficienza non hanno liste di attesa, ma si fondano tutti i giorni sul sacrificio delle famiglie.” Evidentemente chi amministra questo ambito vuole a tutti i costi levarsi dalle scatole questo che viene considerato un peso, un costo inutile. Terribile.
Come abbiamo già scritto, è l’idea di gestione politica che viene contestata: Genitori Tosti afferma con forza che quella della disabilità è una goccia nel mare delle “riforme” lombarde che stanno devastando il pubblico. E dato che chi affronta le disabilità gravi/gravissime spesso non solo non ha risorse tali da permettersi l’accesso alle cure private, ma a proprio non vuole che esista la distruzione del socio-sanitario pubblico perché consapevoli che la logica di profitto nulla a che vedere con quella della cura. Sono due fattori in antitesi tra loro.

Ancora, nella missiva al Governo si scrive “Ricordiamo anche che la Convenzione ONU sui diritti per le persone con disabilità afferma che il principio della libertà di scelta è sacro ed inviolabile e che la stessa Convenzione è stata ratificata dall’Italia diventando Legge dello Stato, precisamente la n.18 del 2009. Pertanto, chiediamo che venga rispettata mettendo in condizione le persone con disabilità non solo di poter pensare e quindi decidere come vivere, da chi essere assistiti, in quale luogo e in che misura, ma anche di avere sogni e desideri. Allo stesso tempo vi chiediamo di rispettare e valorizzare la figura del caregiver familiare, che continua invece ad essere bistrattato, non ricevendo la considerazione che merita per il prezioso lavoro di cura che svolge e che consente alle istituzioni di risparmiare notevoli risorse“.

Le associazioni che hanno promosso l’interlocuzione con Regione Lombardia non hanno avuto le risposte richieste. Quindi organizzano una manifestazione di protesta che si terrà sabato 23 marzo al Palazzo della Regione Lombardia in in piazza Città di Lombardia a Milano.
Dato che la Lombardia è sempre stato il territorio sperimentale per poi riversare le pratiche gestionali al resto del Paese, sono invitate tutte le altre regioni a manifestare il dissenso, prima che sia tardi, poiché la politica che oggi sta adottando la Lombardia è parte dal Piano Nazionale per la Non Autosufficienza 2022-2024 e, domani, sarà certamente adottata dalle altre Regioni che si dovranno adeguare.
#b1b2affondate
Di seguito il comunicato stampa e la lettera che viene inviata a livello governativo nazionale.

   Invia l'articolo in formato PDF   

Al lupo, al lupo!

Negli ultimi giorni si sono affastellati articoli che riportano il taglio (addirittura sul filo di lana aumentato fino a 400 milioni) ai danni degli interventi per le politiche sulla disabilità.

Prima di trarre conclusioni su dichiarazioni di terzi, sarebbe consigliabile partire dal dato certo e incontrovertibile del documento, cioè su quanto scritto nella bozza della manovra finanziaria datato 30 ottobre 2023 e così approdato in parlamento per una prima lettura.

Immagino che, dopo la lettura, i vari parlamentari appronteranno le loro osservazioni e quindi ci sarà tutta una fase di approvazione di ciascun articolo della legge finanziaria, con dibattito e, si spera, accesa battaglia su certi punti fulcrali della manovra, come appunto i provvedimenti che vanno a interessare le fasce più deboli della popolazione.

Al momento la manovra prevede questo, per il mondo che ci riguarda, leggiamo insieme, in grassetto i miei commenti:

Capo III Disabilità

ART. 40.

(Fondo Unico per l’inclusione delle persone con disabilità)

1. Al fine di assicurare un’efficiente programmazione delle politiche per l’inclusione,

l’accessibilità e il sostegno a favore delle persone con disabilità, a decorrere dal 1°

gennaio 2024 è istituito nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle

finanze, per il successivo trasferimento al bilancio autonomo della Presidenza del

Consiglio dei ministri, il Fondo unico per l’inclusione delle persone con disabilità

con una dotazione di euro 231.807.485 euro annui a decorrere dall’anno 2024.

Quindi abbiamo un fondo ex novo di 231.807.485 euro per ogni anno.

2. A decorrere dal 1° gennaio 2024:

a)l’articolo 34, commi 1, 2 e 2-bis del decreto legge 22 marzo 2021, n. 41, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 maggio 2021, n. 69,

b) l’articolo 1, commi 179 e 180 della legge 30 dicembre 2021, n. 234,

c)l’articolo 1, comma 254, legge 27 dicembre 2017, n. 205,

d)l’articolo 1, comma 456, della legge 30 dicembre 2018, n. 145,

sono abrogati.

Ho suddiviso io con lettere per far capire meglio quanti articoli di quali leggi sono stati abrograti.

a) La legge 69/2021 modifica un decreto legge al cui articolo 34 troviamo l’istituzione del famoso fondo “per l’inclusione delle persone con disabilita’», con una dotazione di 100 milioni di euro per l’anno 2021, il cui stanziamento e’ trasferito al bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri. “ Cui sono stati aggiunti 20 e 35 milioni per gli anni successivi.

b) la legge 234/2021 riguarda i fondi stanziati per gli asacom e nello specifico “con una dotazione di 100 milioni di euro a decorrere dall’anno 2022. “.

c) questo è il famoso comma della finanziaria 2018 dove si stanziavano 20 milioni all’anno per un triennio = 60 milioni, per la legge sul riconoscimento del caregiver familire che poi non fu approvata nella legislatura. Questi 60 milioni poi furono incrementati fino ad arrivare a 75. E, se vi ricordate bene, poi la ministro Bonetti non si sa come né perché – nessuno lo hai spiegato – li dirottò alle Regioni tramutandoli magicamente in  68 milioni, che sono stati distribuiti come sappiamo e con quali elefantiaci tempi.. Quindi la dotazione finanziaria del primo triennio, per la legge sui caregiver è stata spolpata. Successivamente, nella finanziaria2021 (L. 178/2020) al comma 134 leggiamo: “E’ istituito nello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali un fondo, con una dotazione di 30 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023, destinato alla copertura finanziaria di interventi legislativi finalizzati al riconoscimento del valore sociale ed economico dell’attivita’ di cura non professionale svolta dal caregiver familiare, come definito dal comma 255 dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2017, n. 205.”.

La domanda sorge spontanea: e questi 90 milioni, giacenti chissà dove, che fine fanno? A questo vorrei rispondesse non solo la ministro Locatelli ma anche chiunque in parlamento, a partire dai segretari dei partiti o loro portavoce. ‘E ora di smetterla di trattare l’argomento come qualcosa di serie Z, qualcosa in funzione delle persone con disabilità e qualcosa di inferiore al badantato!

d) In barba alla direttiva europea (!) si cancella il fondo istituito per la LIS, l’interpretariato e quanto pertiene alla tecnologia connessa alla LIS.

Quindi: tolti i famosi 75 milioni del comma 254 che, come abbiamo spiegato non esistono più, a quanto ammonta in totale lo smantellamento degli altri fondi ? E sono stati presi quanti e quali soldi destinati alle politiche per la disabilità per finanziare altre voci di bilancio? E queste manovre sono tutte legali, cioè è normale che per gli interventi finanziari un Governo faccia così?

Proseguiamo nella lettura dell’art.40 :

3. Le risorse di cui al comma 1 sono destinate a finanziare iniziative collegate a una

delle seguenti finalità:

a) potenziamento dei servizi di assistenza all’autonomia e alla comunicazione per

gli alunni con disabilità della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e della

scuola secondaria di primo e secondo grado;

b) promozione e realizzazione di infrastrutture, anche digitali, per le politiche di

inclusione delle persone con disabilità, anche destinate ad attività ludico-sportive;

c) inclusione lavorativa e sportiva;

d) turismo accessibile;

e) iniziative dedicate alle persone con disturbi del neuro-sviluppo e dello spettro

autistico;

f) interventi finalizzati al riconoscimento del valore sociale ed economico dell’attività

di cura non professionale del caregiver familiare;

g) promozione della piena ed effettiva inclusione sociale delle persone sorde e con

ipoacusia, anche attraverso la realizzazione di progetti sperimentali per la

diffusione di servizi di interpretariato in lingua dei segni italiana (LIS) e

videointerpretariato a distanza nonché per favorire l’uso di tecnologie innovative

finalizzate all’abbattimento delle barriere alla comunicazione;

h) iniziative e progetti di rilevanza nazionale per la promozione dell’accessibilità e

inclusione delle persone con disabilità;

4. L’utilizzo del fondo, per le finalità di cui alle lettere da a) a h), del comma 3 di cui

al presente articolo è disposto con uno o più decreti dell’Autorità politica delegata

in materia di disabilità adottati di concerto con il Ministro dell’economia e delle

finanze e con gli altri Ministri per le parti di rispettiva competenza. I decreti di cui

al primo periodo, sono adottati, sentita la Conferenza unificata di cui all’articolo 8,

del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 per le finalità di cui alle lettere b), c),

d), e), f) g), h), e per le finalità di cui alla lettera a), acquisita l’intesa in sede di

Conferenza unificata.

5. A decorrere dall’anno 2025, gli enti territoriali beneficiari delle risorse di cui al

comma 1 sono sottoposti a monitoraggio e rendicontazione ai fini della definizione

degli obiettivi di servizio.

6. Il Fondo di cui all’articolo 1, comma 178, della legge 30 dicembre 2021, n. 234,

è incrementato di 85 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2026.

Da semplice cittadina e non da specialista in bilanci statali o politologa o che, le domande che mi faccio sono: se è vero che c’erano 350 milioni e li hanno usati per altro poichè non sono stati utilizzati – ma, in base alle dichiarazioni della ministro per la disabilità Alessandra Locatelli, non sono stati utilizzati perché avrebbero dovuto esserci i decreti attuativi alla legge delega sulla disabilità, ma verranno restituiti nel 2025, perché chi ne aveva potere e competenza non si è adoperato per fare uscire i decreti attuativi in tempo e così poter distribuire ai beneficiari quei 350 milioni? Qui smacca il silenzio di entrambe le federazioni FISH e FAND, com’è che non hanno detto nulla? O mi sono persa qualcosa?

Poi: viene cancellato il fondo suddetto e ne viene creato un altro? 231etc milioni sono sempre 231 etc milioni, il fatto è che, comunque sono sempre troppo pochi i fondi stanziati per qualsiasi manovra che riguardi il mondo della disabilità.

Se poi andiamo a vedere nel dettaglio, questi milioni stanziati sono da dirottare alle Regioni per:

1) pagare gli ASACOM dalla scuola dell’infanzia alle superiori in tutta Italia;

2) infrastrutture, anche digitali, per l’inclusione anche ludico sportiva (sportelli in presenza e siti intenet che pubblicizzano lo sport e/o la cultura?);

3) inclusione lavorativa e sportiva;

4) turismo accessibile;

5) iniziative per persone nello spettro autistico;

6) interventi per il caregiver familiare (cosa vorrebbe dire il “riconoscimento del valore economico del lavoro di cura”? Ci danno una medaglia?);

7) inclusione persone sorde/ipoacusiche e progetti sperimentali per la LIS;

8) accessibilità ed inclusione delle persone con disabilità;

Francamente un minestrone.

Trovo, nelle 260 pagine del documento, assenze significative: misure per l’inclusione scolastica =docenti di sostegno, tecnologia assistiva, formazione del personale etc , l’accesso alle cure e alla riabilitazione e poi l’accessibilità –  nessun fondo per opere di sbarrieramento nel Paese che è stato appena denunciato per non aver applicato la direttiva europea in merito??

Facciamo un conto a spanne: dividiamo questi 231 milioni per 20 che sono le Regioni: vien 11.550 milioni a Regione.

Per finanziare che cosa?

Allora l’informazione che, attraverso i comunicati e i media, deve passare è  “Ci sono troppo pochi o meno del solito fondi destinati al mondo della disabilità!”. Oppure: “Al lupo al lupo, ci hanno rubato i fondi!”?

Chi è che deve vigilare ed intervenire se non vengono rispettate le leggi nazionali e addirittura, persino, le direttive europee?

Chi è che ci rappresenta ai vari tavoli, agli osservatori e in tutti quei posti dove vengono prese le decisioni?

E i politici? Quali sono i politici e i partiti che davvero si battono per i diritti delle persone con disabilità?

E bisogna sempre creare allarme agli sgoccioli? Durante il resto dell’anno che si fa?

Sarebbe interessante avere queste risposte. Che sarebbero un ottimo punto di partenza.

Infine, credo sia giusto puntualizzare che la legge sul caregiver familiare non deve riguardare le persone con disabilità, ma le persone che assistono, i familiari assistenti cioè una categoria a sé, e quindi la pertinenza deve essere del Ministero del lavoro perché si tratta di riconoscere persone che lavorano senza nessun diritto riconosciuto e in sfregio alla Costituzione, in primis. Che poi il 90% di queste persone siano donne in un Paese in cui la disparità di genere è ancora abissale pare non interessare nessuno.

Staremo a veder gli sviluppi perché la finanziaria ancora deve essere approvata.

   Invia l'articolo in formato PDF   

l’Italia è un paese vecchio ma non per vecchi nè per i (loro) caregiver familiari.

Leggiamo (in un articolo pubblicato sul corriere del 23 ottobre 2023) che ben 57 associazioni (in realtà non proprio associazioni, qui l’elenco completo) hanno fatto un appello al Governo (leggi Giorgia Meloni) per chiedere un miliardo e 300 milioni che servirebbero agli anziani.

Eh già, la famosa legge sulla non autosufficienza che, quando fa comodo comprende chiunque tra anziani e “disabili” e quando non fa comodo dimentica i “disabili” e innalza alti lai solo per gli anziani.

Una prima osservazione che spesso facciamo è che tutti diventiamo anziani e quindi ogni tema e problema legato all’anzianità dovrebbe essere più che ben padroneggiato dallo Stato Italiano, invece solo ora,  di recente, ci si è svegliati per fare questa legge che appunto attende da decenni.

Un’altra precisazione è doverosa: questa legge è sempre stata un cavallo di battaglia della sinistra PD/CGIL e ringraziare l’attuale Governo non è corretto in quanto tutto il lavoro è stato fatto dal ministro Orlando e da chi ha lui scelto per la famosa commissione straordinaria che si è occupata di stendere la legge.

Purtroppo l’iter legislativo include anche i decreti attuativi, non basta aver approvato la legge servono pure i decreti e se non si fanno nel tempo stabilito, la legge diventa carta da fritto.

Come succede a moltissime altre leggi in Italia, anche quella per il riconoscimento del caregiver familiare attende da trenta anni, per esempio.

Leggiamo, sempre nello stesso articolo sul Corriere anche dei dati: 10 milioni di persone. Ma è un dato che comprende 3,8 milioni di anziani (non è specificato ma supponiamo non autosufficienti) e poi i loro caregiver, tra familiari e professionisti cioè le badanti.

Continue reading
   Invia l'articolo in formato PDF