La concentrazione di intelligenza e modernità è inversamente proporzionale alle barriere, non solo architettoniche

Pubblicato sul blog GT il 24 agosto 2021

Come sapete, ormai da 14 mesi, la nostra associazione è impegnata nella campagna di informazione, sensibilizzazione e mobilitazione per ottenere anche in Italia i concerti e, in generale, gli eventi dal vivo accessibili, cioè che non succeda più che una persona con disabilità sia discriminata e quindi le sia impedito di accedere ad un evento perchè, chi organizza, non ha eliminato le barriere, che non solo solo architettoniche ma anche sensoriali, intellettive e soprattutto non è in possesso della formazione necessaria per accogliere anche le persone con disabilità ai concerti, in teatro, al cinema, negli stadi, negli spazi all’aperto.

Abbiamo usato più mezzi per promuovere la campagna:  

1) la presentazione online, a giugno 2020, in cui abbiamo raggruppato vari esperti che potessero illustrare per bene ma senza tediare, la necessità di cambiare le cose e finalmente includere anche le persone con disabilità in quegli ambiti in cui sono esclusi per ignoranza, incompetenza o deliberata discriminazione.

2) striscioni e volantini spediti un po’ ovunque e pubblicati online.

3) interviste, anche radiofoniche, ed articoli pubblicati su quotidiani e magazine, anche online.

4) la petizione su change[punto]org.

5) la pagina dedicata su FB, in cui postiamo articoli e le foto dei testimonial e quanto riguarda l’argomento.

6) i testimonial: persone famose e no, di tutti gli ambiti, che sostengono la campagna e si fanno una foto tenendo in mano il nostro cartello “Concerti per tutti”.

7) le condivisioni online in decine di gruppi e le ricondivisioni dei singoli sui propri profili.

‘E assolutamente vero che solo facendo una cosa, scopri tutti i risvolti collegati e non importa quanto tu sia dotato di buone intenzioni, volontà etc perchè il “fattore S” (*) purtroppo è qualcosa che devi mettere in conto, a prescindere, e devi abbondare per eccesso nel calcolarlo, per tamponare le cocenti delusioni che potresti patire, proprio provenienti dalle persone che meno ti aspetteresti.

Purtroppo esiste questo fenomeno per cui se tu fai una cosa, in pochissimi la troveranno coinvolgente, utile, bella e la supporteranno con genuino entusiasmo, anzi, la prima cosa che fanno gli altri (che magari sono persino i destinatari del tuo impegno) è criticare, evidenziare i punti deboli, demolire pesantemente anche con argomentazioni senza fondamento, ignorare pesantemente nel goffo tentativo che la tua iniziativa non sia conosciuta e, nella peggiore delle ipotesi, mettere in giro, dietro le spalle discorsi svalutatiti e diffamatori.

Quello che non ci saremmo mai aspettati  era l’opposizione anche feroce proprio da attivisti (o sedicenti tali) per i diritti delle persone con disabilità – ormai alla finta indifferenza di quelli che pensano che sei in competizione e che puoi oscurarli (!) ci abbiamo fatto il callo e, a dirla tutta, non ce ne frega manco nulla, noi andiamo avanti per la nostra strada.

Credeteci: questi 14 mesi non sono stati facili, per nessuno, lo sappiamo, ma in relazione al promuovere la nostra campagna per i concerti accessibili a volte siamo stati anche tentati di mollare tutto, perchè era un collezione di silenzi (che brutto quando scrivi e sai che ti leggono, ma non rispondono, anche solo per dire, come imporrebbe un briciolo di educazione,  “non mi interessa” mentre il silenzio genera tante domande destinate a rimanere senza risposta, E stiamo parlando di centinaia di email rimaste mute.). Oppure di prese in giro: “Si sì ti mando la foto appena ho 5 minuti” , “Oddio scusa mi sono dimenticato ma lo faccio”, “Me lo ricordi tu, scusa sono talmente oberato che mi dimentico” – non avete idea di quanti si siano comportati così. 

Poi c’è stato il fenomeno, davvero allucinante di quelli che, modello pesci remore, ti si attaccano, magari anche promettendoti la foto o addirittura sbilanciandosi dicendoti “Ma posso fare una donazione alla tua associazione? Cavoli, fate delle cose bellissime, meritate proprio!”  e invece  contattano tutti i contatti tuoi e si fanno fare interviste ect e poi se ne escono con dei post in cui enfatizzano la loro amicizia con terzi, di cui ignoravano l’esistenza fino al giorno prima, annunciando proficue collaborazioni. 

Infine, in ordine di tempo, per ultimi, abbiamo avuto anche fenomeni, che al momento abbiamo catalogato come “casi umani”, che hanno commentato in calce all’articolo uscito su Il Fatto Quotidiano a firma Francesco Bommartini. Vi invito a leggere da voi per comprendere il grado di aberrazione in cui queste persone vivono e ragionano.

Pazienza. 

La campagna prosegue fino al 31.12.2021.

Poi tireremo le fila e controlleremo i dati, mettendoli in relazione tra loro e in relazione con lo stato delle cose. E avvieremo la fase due della campagna e cioè il riunire gli attori coinvolti nel processo per rendere gli eventi accessibili.

Intanto alcuni numeri: la petizione ad oggi, 24 agosto 2021, conta 1022 firmatari. A fronte di quasi 16.000 visualizzazioni e circa 600 condivisioni. Poi, stando al counter della pagina FB, in 14 mesi abbiamo raggiunto quasi 70mila persone, cioè che sanno della campagna. A fronte però di nemmeno 600 che hanno messo il like alla pagina e la seguono.

Il testimonial che ha avuto più visualizzazioni è stato Pino Scotto (qualcuno poteva avere dubbi?) con quasi 15.000, seguito a ruota da Giorgia Sbernini, 12.000, che non ha una pagina Wikipedia ma fa un lavoro importantissimo come quello di mettere in grado di comunicare con il mondo e viceversa le persone con disabilità intellettiva. 

Infine: chi scrive è stata accusata, tra le varie amenità, di fare tutto questo solo per soddisfare probabilmente un capriccio personale relativo al proprio figlio. Vorrei far notare che tutti i genitori che sono anche attivisti partono da fatti/avvenimenti che impattano nel loro quotidiano e, grazie alle battaglie che conducono, riescono ad ottenere progressi in ogni campo e a far rispettare diritti che altrimenti vengono negati.

Credo che in Italia esistano migliaia di persone con disabilità che vorrebbero andare in giro ma non possono. 

Infine: non so quanto tempo abbia da vivere mio figlio, non sono in grado di dirlo nemmeno i dottori, perciò trovo l’insinuazione fatta anche perfida e sgradevole. Sicuramente non sono avulsa da difetti o non mi comporto sempre bene, magari inconsapevolmente, ma imputarmi meschinerie o che di miserrimo, no grazie. Sceglietevi un altro bersaglio, se lo scopo della vostra vita è estrudere letame sul prossimo.

Naturalmente ci sarà anche il post dedicato a quanti ci hanno supportato dimostrandosi vere persone e amiche.

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Il “fattore S” non è il fattore “Sfiga”. E’ proprio il fattore “Stronzaggine”. In foto la dimostrazione che anche di fronte alla scritta “SPINGERE” apposta sulla porta c’è chi si ostina a “TIRARE”, purtroppo.

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Miss G e le Barriere Architettoniche

Questa volta parliamo di una di quelle persone che si attivano (sì, gli attivisti), che abbiamo incontrato in questo mare magno che è il web, nella fattispecie il social network Facebook. 

Giulia è una dei sostenitori della nostra campagna  per i concerti accessibili, è coinvolta in prima persona in quanto è anche in sedia a rotelle e quello che mi ha stupito nonchè fatto scattare una grande ammirazione è la tenera età: Giulia (in foto) ha 14 anni! L’ho intervistata perchè ne valeva la pena 🙂 

Ciao Giulia! Allora raccontaci come, quando, perchè, ti è venuta l’idea di attuare questo bellissimo progetto che va sotto il nome ( da band rock, quasi) di Miss G e le barriere Architettoniche, che è anche una pagina FB! 

Allora, all’inizio, quando avevo 9 anni, ho aperto un blog chiamato “Ammalia Coccinelle”, perchè le coccinelle sono sempre state il mio portafortuna. Ad un certo punto però l’argomento coccinelle era esaurito, perché avevo scritto e detto tutto quello che c’era da dire sull’argomento. Quindi, da lì in poi, sono passata ad un’altro argomento che mi riguardava personalmente, e l’argomento sono le barriere architettoniche della mia città, ovvero di Novara. Poi la mia grande amica e giornalista Simona Arrigoni mi ha consigliata di aprire anche una pagina Facebook, per parlare dei problemi di accessibilità a Novara. Così è dall’anno scorso che ci sto lavorando sodo!

Racconta come procedi, in base a cosa scegli un posto invece che un altro.

Di solito scelgo i posti inaccessibili in base a ciò che vedo e che vivo nella mia città. A volte, ci sono persone che seguono la mia pagina Facebook, che me li segnalano ed io vado subito a controllare e se è necessario faccio un video di segnalazione.

Episodi divertenti o anche no, legati ai tuoi test per la città? 

Mi diverto molto quando registro i miei video, e anche quando realizzo il montaggio finale. Ultimamente mi capita di essere riconosciuta dalla gente a Novara, mi salutano, mi fanno i complimenti, fanno il tifo per me e tutto ciò mi diverte molto e mi rende anche orgogliosa del mio duro lavoro. 

Qualcuno dell’amministrazione ti ha mai contattato? 

Sono stata quasi subito contattata dal sindaco di Novara, il signor Alessandro Canelli, che si è dimostrato fin da subito molto sensibile al tema delle barriere architettoniche, oltre ad essere una persona veramente gentile. 

E qualcuno delle associazioni?

La signora Mariangela Cilli dell’associazione “carrozzine determinate Abruzzo”, voi Genitori Tosti, la web radio del simpaticissimo Stefano Pietta di “Steradiodj”. Ultimamente sono stata contattata dal “Canoa Club Mestre”, dove ho potuto provare ad andare in Kayak sulla laguna, con un istruttore molto simpatico di nome Massimo.

I tuoi amici o compagni di scuola ti hanno mai aiutato/sostenuto? 

Sono stata fortunata perché ho avuto diversi miei amici/compagni di scuola che mi hanno fortemente sostenuta, prestandosi a fare video insieme a me, incitandomi continuamente, e questo è stato un bene immenso per me. Anche una mia professoressa di italiano, la signora Chiara Zanardi, è una mia grande sostenitrice.

Novità in arrivo con l’autunno?

Con l’arrivo dell’autunno sicuramente continuerò il mio impegno come ho sempre fatto, dedicandomi alle barriere architettoniche di Novara. Poi, se tutto andrà bene, ci sarà un progetto TOP-SECRET per migliorare ulteriormente l’accessibilità.

Ultimamente ho pubblicato sulla mia pagina Facebook anche una mappa della città di Novara con segnalati molti parcheggi per disabili. Questo è ancora un progetto da finire ed è in continuo aggiornamento.

La pagina di Giulia si trova a questo link

Per sottoscrivere la nostra petizione per i concerti accessibili cliccate QUI

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A proposito di STRAMP: la scala+rampa pericolosa e concettualmente sbagliata per superare le barriere

Da diverso tempo ha fatto capolino su social, siti, nei convegni, corsi e conferenze sulle barriere architettoniche la “STRAMP” acronimo per definire una scala unita a una rampa (dall’inglese STAIR + RAMP).
Con insistenza viene fatta passare come “la soluzione” per coniugare le esigenze di fruibilità e inclusione nel superare i dislivelli.

Ammettiamolo: nel vedere le foto pubblicate su siti e libri, molti se non tutti abbiamo inizialmente accolto con interesse questa che, apparentemente, sembrava essere una soluzione innovativa per superare il limite di avere rampe e scale separate (ci piace ripetere che la persona con disabilità deve poter usufruire dell’accesso che hanno tutti) o non avere proprio la rampa accessibile alle sedie su ruote. Ed è anche scenografica, se vogliamo.

Poi, ragionandoci, resta solo la scenografia, oltretutto un po’ enigmatica considerando che raramente sono inquadrate persone che le utilizzano. Bisogna allora porsi alcuni interrogativi fondamentali:

Risponde alle esigenze di coloro che utilizzano una sedia a rotelle?
No, sia per chi ha un disabilità esclusivamente motoria e, ancor peggio, per chi ha anche ulteriori disabilità fare quella gimcana è difficile e pericoloso con rischio di ribaltamento. Anche perché il senso progettuale di una stramp non prevede cordoli… Pensiamo a cosa accadrebbe se una ruota sconfinasse su un gradino.

Risponde alle esigenze di chi ha una disabilità visiva?
Per una persona con disabilità visiva questo manufatto è un labirinto pericoloso percepibile con estrema difficoltà, per la mancanza di parapetti e, in particolare, nei punti di giunzione tra scala e rampa. Serve, all’opposto, un’opera con una continuità percettiva.

Ma più in generale, è fruibile da chi disabilità non ha?
Pensiamo a un utilizzo della stramp partendo da un punto casuale, come si farebbe in una scalinata classica: senza fare attenzione si finirebbe su porzioni di scala, di rampa, piè d’oca, tutti di dimensioni variabili e, quindi, assai pericolosi. La fruibilità ideale di una stramp la sia ha quasi sempre in parti estremamente limitate quali i bordi. Quindi no, non va bene neanche per un cosiddetto “normo”.

E se fosse usata con un affollamento “normale” o con alta concentrazione di persone, che non consenta una visuale perfetta della stramp? Beh, meglio non pensarci. Ancor peggio se in una situazione di emergenza.

Dato che ogni risposta è negativa, possiamo quindi affermare che progettare per la disabilità richiede, come per ogni progettualità adeguata, una conoscenza a 360° del contesto.

Può darsi che sia utilizzabile per condurre un passeggino, ma non è certo la soluzione per chi ha una disabilità.

La questione è aperta a qualsiasi ambito di progettazione architettonica, urbanistica, ambientale. Ma il paradigma non può che essere sempre uno: non serve ed è dannoso progettare “solo per”; è necessario invece progettare “per tutti”. Non certo facile, certo, ma in questa prospettiva si ha la garanzia di ottenere risultati efficaci. D’altro canto, se vogliamo (e dobbiamo) ragionare in chiave “universale”, è uno sforzo imprescindibile per realizzare opere realmente accessibili.

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