{"id":398,"date":"2013-05-13T10:06:22","date_gmt":"2013-05-13T08:06:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.genitoritosti.it\/?p=398"},"modified":"2013-06-23T08:00:52","modified_gmt":"2013-06-23T06:00:52","slug":"la-bacchetta-magica-per-linclusione-di-maria-grazia-fiore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.genitoritosti.it\/?p=398","title":{"rendered":"La bacchetta magica per l\u2019inclusione [di Maria Grazia Fiore]"},"content":{"rendered":"<p><em>Articolo dal sito di Maria Grazia Fiore, <a title=\"vai all'articolo sul blog\" href=\"http:\/\/speculummaius.wordpress.com\/2013\/04\/28\/la-bacchetta-magica-per-linclusione\/\">Speculum Maius<\/a>\u00a0(prima parte di una serie di articoli coordinati sulla Direttiva Ministeriale (e annessa circolare) sui BES, emanata dal MIUR a dicembre scorso.<\/em><a href=\"http:\/\/speculummaius.wordpress.com\/2013\/04\/28\/la-bacchetta-magica-per-linclusione\/\"><br \/>\n<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">***<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">I nostri modelli educativi sono, in un certo qual modo, il prodotto del sistema sociale e contemporaneamente il mezzo privilegiato della perpetuazione di questo.<br \/>\nJ. Ardoino,\u00a0<em>Educazione e politica<\/em>, 2001<\/p>\n<p><strong>Prologo: \u201cChe cosa vogliamo creare?\u201d<\/strong><\/p>\n<p>In un\u00a0<a title=\"vai all'articolo sull'Espresso\" href=\"http:\/\/espresso.repubblica.it\/dettaglio\/scuola-non-mancano-solo-i-soldi\/2205247\/\/0\">interessante post di qualche giorno fa<\/a>, Galatea Vaglio sottolineava come il problema dei tagli continui di risorse (finanziarie e \u201cumane\u201d) al capitolo \u201cistruzione\u201d sia certamente importante in questo momento ma non meno di quello della mancanza di consapevolezza sul \u201cdove stiamo andando\u201d (quella che i patiti di teorie organizzative chiamerebbero banalmente\u00a0<a title=\"vai alla definizione su Wikipedia\" href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Visione_aziendale\"><em>vision<\/em><\/a>).<\/p>\n<blockquote><p>I soldi, dunque servono: servono per dare continuit\u00e0 ai progetti, servono per far funzionare a regime le sperimentazioni inventate per spirito di servizio dai docenti e dai dirigenti illuminati, servono per l\u2019organizzazione ed il mantenimento delle buone pratiche. Ma non sono solo quelli il problema. Il\u00a0<strong>problema fondamentale<\/strong>, secondo me, \u00e8 che noi tutti, docenti, dirigenti, anche genitori, vorremmo sapere e capire, prima di avere i soldi e presentare i progetti,\u00a0<strong>che cavolo di scuola si vuole in Italia<\/strong>\u2026<\/p>\n<p>A scuola, come in ogni altro settore dell\u2019economia italiana (e la scuola \u00e8 un settore dell\u2019economia, anzi, \u00e8 quello che deve dare il la allo sviluppo economico) si naviga a vista, e ognuno un po\u2019 facendo come gli pare.\u00a0<strong>Le indicazioni ministeriali e le riforme arrivano, vengono applicate anche, ma un po\u2019 cos\u00ec come capita, anche perch\u00e9 un po\u2019 cos\u00ec come capita paiono fatte.<\/strong>\u00a0Un anno ci dicono che dobbiamo digitalizzarci, e noi ci digitalizziamo: mettiamo le lim in classe, ci arrivano i nuovi libri in formato ebook, ci dicono che quello \u00e8 il futuro ma non ci mandano un \u201cfoglio del come\u201d, fidandosi nell\u2019italica arte di arrangiarsi ad imparare cosa serve, o sul tacito patto che il docente che non vuole in realt\u00e0 adottare la novit\u00e0 si limiter\u00e0 ad adottarla per pro forma continuando a fare come ha fatto prima.<\/p><\/blockquote>\n<p>Quando mi innamorai delle\u00a0<a title=\"per approfondire il concetto\" href=\"http:\/\/www.cuboconsulenza.com\/pages\/areelavint.html\">Learning Organization<\/a>\u00a0(ho avuto passioni teoriche che neanche potete immaginare\u2026), il concetto di\u00a0<em>visione condivisa\u00a0<\/em>descritto da Peter Senge ne \u201cLa quinta disciplina\u201d mi fulmin\u00f2 e rimane ancora un punto di riferimento fondamentale nella mia maniera di approcciarmi alle problematiche organizzative (scolastiche e non). Secondo questo autore<\/p>\n<blockquote><p>al suo livello pi\u00f9 semplice, una visione condivisa \u00e8 una risposta alla domanda: \u201cChe cosa vogliamo creare?\u201d\u2026 le visioni personali derivano la loro potenza dalla profonda sollecitudine dei singoli per la loro visione. Le visioni condivise derivano la loro potenza da una sollecitudine comune. In effetti, siamo giunti a credere che\u00a0<strong>uno dei motivi per i quali le persone cercano di creare delle visioni condivise \u00e8 il loro desiderio di essere connesse ad un\u2019iniziativa importante<\/strong>.<\/p><\/blockquote>\n<p>Ritornando alle osservazioni di Galatea (e correlandole con quelle di Senge) ne emerge chiaramente la totale\u00a0<strong>mancanza di condivisione<\/strong>\u00a0dei diversificati \u201cdisegni riformatori\u201d che si sono susseguiti negli ultimi decenni a carico del sistema di istruzione pubblico, \u201ctagliando\u201d senza alcun criterio di merito e imponendo per via burocratica i nuovi assetti da far applicare agli operai\/docenti alla catena scolastica di montaggio.<\/p>\n<p>Il sistema di istruzione viene governato a botte di decreti, direttive, circolari (che talvolta cercano addirittura di intervenire su aspetti normati da leggi\u2026) senza che nessuno, neanche nella stanza dei bottoni, sembri almeno avere un quadro complessivo del risultato che si vuole ottenere.\u00a0<strong>Non credo che nessuno possa obiettivamente affermare che esista qualcosa che assomigli minimamente a una visione condivisa di ci\u00f2 che la scuola pu\u00f2 e deve fare<\/strong>. \u00a0In questo, il nostro modello educativo rispecchia lo stato del nostro sistema sociale e rischia di esserne uno strumento di perpetuazione. La prospettiva non appare rosea\u2026<\/p>\n<p>In questo quadro di confusione e incertezza in merito a fini, strumenti e risorse, ultimo fulgido esempio di questa\u00a0<strong>politica di<\/strong>\u00a0\u00a0<strong>non condivisione culturale<\/strong>\u00a0(non sappiamo ancora se destinata anche al risparmio, alla luce delle fosche previsioni contenute nel\u00a0<a title=\"leggi il post su Tecnica della Scuola\" href=\"http:\/\/www.tecnicadellascuola.it\/index.php?id=45276&amp;action=view\">DEF del 2013<\/a>) \u00e8 la\u00a0<a title=\"vai al testo della direttiva\" href=\"http:\/\/hubmiur.pubblica.istruzione.it\/alfresco\/d\/d\/workspace\/SpacesStore\/8d31611f-9d06-47d0-bcb7-3580ea282df1\/dir271212.pdf\">Direttiva Ministeriale del 27\/12\/2012<\/a>\u00a0[pdf] sui Bisogni Educativi Speciali (BES) e la successiva\u00a0<a title=\"vai al testo della circolare\" href=\"http:\/\/hubmiur.pubblica.istruzione.it\/alfresco\/d\/d\/workspace\/SpacesStore\/9fd8f30a-1ed9-4a19-bf7d-31fd75361b94\/cm8_13.pdf\">Circolare 8\/2013<\/a>\u00a0[pdf], entrambe emanate da un Governo dimissionario senza confronto o discussione alcuna.<!--more--><\/p>\n<p>Per chi vuole approfondire l\u2019argomento, oltre all\u2019ottima sintesi di Franco Castronovo (qui sotto), consiglio anche la lettura di questo\u00a0<a title=\"vai al documento della LEDHA scuola\" href=\"http:\/\/scuolastoppani.wordpress.com\/2013\/04\/27\/b-e-s-i-limiti-della-direttiva-ministeriale-e-gli-alunni-senza-certificazione\/\">documento della LEDHA scuola<\/a>, che riassume le principali obiezioni in merito.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" style=\"border: 1px solid #CCC; border-width: 1px 1px 0; margin-bottom: 5px;\" src=\"http:\/\/www.slideshare.net\/slideshow\/embed_code\/18662013\" height=\"356\" width=\"427\" allowfullscreen=\"\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n<div style=\"margin-bottom: 5px; text-align: center;\"><strong> <a title=\"Direttiva 27 dicembre e circolare 6 marzo sui BES\" href=\"http:\/\/www.slideshare.net\/schastar\/direttiva-27-dicembre-e-circolare-marzo-sui-bes\" target=\"_blank\">Direttiva 27 dicembre e circolare 6 marzo sui BES<\/a> <\/strong> from <strong><a href=\"http:\/\/www.slideshare.net\/schastar\" target=\"_blank\">Franco Castronovo<\/a><\/strong><\/div>\n<p>Se volessimo rispondere alla domanda \u201cChe cosa vogliamo creare?\u201d, la risposta sembrerebbe essere\u00a0<strong>una scuola finalmente inclusiva, attenta ai bisogni educativi ANCHE dei ragazzi non certificati, ma che rientrano nella grande famiglia dei BES, come definiti dalla letteratura internazionale<\/strong>.<\/p>\n<p>Facendo il verso al titolo della presentazione di Franco, non\u00a0<strong>B<\/strong>asta<strong>\u00a0E<\/strong>ssere\u00a0<strong>S<\/strong>tudenti perch\u00e9 la scuola si occupi di te ma\u00a0<strong>B<\/strong>isogna\u00a0<strong>E<\/strong>ssere\u00a0<strong>S<\/strong>peciali, con una bella etichetta \u2013 definitiva o \u201ctransitoria\u201d (?), come nel caso dello svantaggio socio culturale \u2013 che dovrebbe risolvere tutti i problemi che le norme esistenti fino a ora non sono riusciti a risolvere. E se Dario Ianes auspica (con una metafora particolarmente significativa pur se, da me, non condivisa) che finalmente venga cos\u00ec\u00a0<a title=\"vai all'articolo\" href=\"http:\/\/www.vita.it\/societa\/scuola\/ianes-sui-bes-la-resistenza-dei-prof-va-stroncata.html\">stroncata la resistenza dei prof<\/a>\u00a0a modificare la propria didattica, non si \u00a0capisce come mai il problema della didattica inclusiva venga presentato come \u201cnuovo\u201d, a dispetto delle leggi e dei documenti ministeriali (uno fra tutti le\u00a0<a title=\"vai al testo [pdf]\" href=\"http:\/\/www.edscuola.it\/archivio\/norme\/circolari\/nota_4_agosto_09.pdf\">Linee guida per l\u2019integrazione<\/a>\u00a0del 2009) in cui, ad esempio, possiamo leggere<\/p>\n<blockquote><p>\u201cLa progettazione degli interventi da adottare riguarda tutti gli insegnanti perch\u00e9<strong>l\u2019intera comunit\u00e0 scolastica \u00e8 chiamata ad organizzare<\/strong>\u00a0i curricoli in funzione dei diversi stili o delle diverse attitudini cognitive,\u00a0<strong>a gestire<\/strong>\u00a0in modo alternativo le attivit\u00e0 d\u2019aula,\u00a0<strong>a favorire e potenziare<\/strong>\u00a0gli apprendimenti e\u00a0<strong>ad adottare i materiali e le strategie didattiche in relazione ai bisogni degli alunni<\/strong>\u201c. [Linee guida sull&#8217;integrazione scolastica degli alunni con disabilit\u00e0, 2009, p.17]<!--more--><\/p><\/blockquote>\n<p>Chi mi legge abitualmente sa che non nutro molta fiducia nelle reali intenzioni del MIUR in merito a quest\u2019ultima operazione, per questioni di merito (prima, ma non unica, la necessit\u00e0 di classificare per includere) e di metodo (non si cambia la scuola e la sua didattica \u201cper decreto\u201d). Dato per\u00f2 che non vorrei rientrare nel novero di quei prof da piegare con la forza alle ragioni dell\u2019inclusione (e sembra che criticare questa direttiva ti spedisca immediatamente in questo girone dei dannati) propongo una visione alternativa a questo processo, che io avrei cominciato (cos\u00ec come ho fatto nell\u2019ultima\u00a0<a title=\"vai al post sull'argomento\" href=\"http:\/\/speculummaius.wordpress.com\/2012\/11\/14\/le-dimensioni-dellinclusione-scolastica-contesti-relazioni-e-mediazioni\/\">formazione rivolta agli insegnanti su ICF e didattica<\/a>) con queste riflessioni\u2026<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" style=\"border: 1px solid #CCC; border-width: 1px 1px 0; margin-bottom: 5px;\" src=\"http:\/\/www.slideshare.net\/slideshow\/embed_code\/15160724\" height=\"356\" width=\"427\" allowfullscreen=\"\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n<div style=\"margin-bottom: 5px; text-align: center;\"><strong> <a title=\"Sui processi di innovazione in campo educativo: premesse\" href=\"http:\/\/www.slideshare.net\/mariagrazia\/premesse-15160724\" target=\"_blank\">Sui processi di innovazione in campo educativo: premesse<\/a> <\/strong> from <strong><a href=\"http:\/\/www.slideshare.net\/mariagrazia\" target=\"_blank\">Maria Grazia Fiore<\/a><\/strong><\/div>\n<p>Poi, nel prossimo post sull\u2019argomento, approfondir\u00f2 la discussione a partire dalla mappa che vedete sotto. Rimanete sintonizzati.\u00a0<img decoding=\"async\" alt=\";-)\" src=\"http:\/\/s1.wp.com\/wp-includes\/images\/smilies\/icon_wink.gif?m=1129645325g\" \/><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"articolazione dei diversi livelli di analisi in merito all'inclusione scolastica\" src=\"http:\/\/speculummaius.files.wordpress.com\/2012\/11\/le-dimensioni-dellinclusione-scolastica_ult.png?w=942&amp;h=1065&amp;h=729\" width=\"618\" height=\"729\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<form id=\"vozme_form_825c40dd70e86d91a5b1f91720bcb05f\" method=\"post\" name=\"vozme_form_825c40dd70e86d91a5b1f91720bcb05f\" target=\"825c40dd70e86d91a5b1f91720bcb05f\" action=\"http:\/\/vozme.com\/text2voice.php\"><input name=\"text\" type=\"hidden\" value=\"La bacchetta magica per l\u2019inclusione [di Maria Grazia Fiore]. Articolo dal sito di Maria Grazia Fiore, Speculum Maius\u00a0(prima parte di una serie di articoli coordinati sulla Direttiva Ministeriale (e annessa circolare) sui BES, emanata dal MIUR a dicembre scorso.\n\n***\nI nostri modelli educativi sono, in un certo qual modo, il prodotto del sistema sociale e contemporaneamente il mezzo privilegiato della perpetuazione di questo.\nJ. Ardoino,\u00a0Educazione e politica, 2001\nPrologo: \u201cChe cosa vogliamo creare?\u201d\nIn un\u00a0interessante post di qualche giorno fa, Galatea Vaglio sottolineava come il problema dei tagli continui di risorse (finanziarie e \u201cumane\u201d) al capitolo \u201cistruzione\u201d sia certamente importante in questo momento ma non meno di quello della mancanza di consapevolezza sul \u201cdove stiamo andando\u201d (quella che i patiti di teorie organizzative chiamerebbero banalmente\u00a0vision).\nI soldi, dunque servono: servono per dare continuit\u00e0 ai progetti, servono per far funzionare a regime le sperimentazioni inventate per spirito di servizio dai docenti e dai dirigenti illuminati, servono per l\u2019organizzazione ed il mantenimento delle buone pratiche. Ma non sono solo quelli il problema. Il\u00a0problema fondamentale, secondo me, \u00e8 che noi tutti, docenti, dirigenti, anche genitori, vorremmo sapere e capire, prima di avere i soldi e presentare i progetti,\u00a0che cavolo di scuola si vuole in Italia\u2026\nA scuola, come in ogni altro settore dell\u2019economia italiana (e la scuola \u00e8 un settore dell\u2019economia, anzi, \u00e8 quello che deve dare il la allo sviluppo economico) si naviga a vista, e ognuno un po\u2019 facendo come gli pare.\u00a0Le indicazioni ministeriali e le riforme arrivano, vengono applicate anche, ma un po\u2019 cos\u00ec come capita, anche perch\u00e9 un po\u2019 cos\u00ec come capita paiono fatte.\u00a0Un anno ci dicono che dobbiamo digitalizzarci, e noi ci digitalizziamo: mettiamo le lim in classe, ci arrivano i nuovi libri in formato ebook, ci dicono che quello \u00e8 il futuro ma non ci mandano un \u201cfoglio del come\u201d, fidandosi nell\u2019italica arte di arrangiarsi ad imparare cosa serve, o sul tacito patto che il docente che non vuole in realt\u00e0 adottare la novit\u00e0 si limiter\u00e0 ad adottarla per pro forma continuando a fare come ha fatto prima.\nQuando mi innamorai delle\u00a0Learning Organization\u00a0(ho avuto passioni teoriche che neanche potete immaginare\u2026), il concetto di\u00a0visione condivisa\u00a0descritto da Peter Senge ne \u201cLa quinta disciplina\u201d mi fulmin\u00f2 e rimane ancora un punto di riferimento fondamentale nella mia maniera di approcciarmi alle problematiche organizzative (scolastiche e non). Secondo questo autore\nal suo livello pi\u00f9 semplice, una visione condivisa \u00e8 una risposta alla domanda: \u201cChe cosa vogliamo creare?\u201d\u2026 le visioni personali derivano la loro potenza dalla profonda sollecitudine dei singoli per la loro visione. Le visioni condivise derivano la loro potenza da una sollecitudine comune. In effetti, siamo giunti a credere che\u00a0uno dei motivi per i quali le persone cercano di creare delle visioni condivise \u00e8 il loro desiderio di essere connesse ad un\u2019iniziativa importante.\nRitornando alle osservazioni di Galatea (e correlandole con quelle di Senge) ne emerge chiaramente la totale\u00a0mancanza di condivisione\u00a0dei diversificati \u201cdisegni riformatori\u201d che si sono susseguiti negli ultimi decenni a carico del sistema di istruzione pubblico, \u201ctagliando\u201d senza alcun criterio di merito e imponendo per via burocratica i nuovi assetti da far applicare agli operai\/docenti alla catena scolastica di montaggio.\nIl sistema di istruzione viene governato a botte di decreti, direttive, circolari (che talvolta cercano addirittura di intervenire su aspetti normati da leggi\u2026) senza che nessuno, neanche nella stanza dei bottoni, sembri almeno avere un quadro complessivo del risultato che si vuole ottenere.\u00a0Non credo che nessuno possa obiettivamente affermare che esista qualcosa che assomigli minimamente a una visione condivisa di ci\u00f2 che la scuola pu\u00f2 e deve fare. \u00a0In questo, il nostro modello educativo rispecchia lo stato del nostro sistema sociale e rischia di esserne uno strumento di perpetuazione. La prospettiva non appare rosea\u2026\nIn questo quadro di confusione e incertezza in merito a fini, strumenti e risorse, ultimo fulgido esempio di questa\u00a0politica di\u00a0\u00a0non condivisione culturale\u00a0(non sappiamo ancora se destinata anche al risparmio, alla luce delle fosche previsioni contenute nel\u00a0DEF del 2013) \u00e8 la\u00a0Direttiva Ministeriale del 27\/12\/2012\u00a0[pdf] sui Bisogni Educativi Speciali (BES) e la successiva\u00a0Circolare 8\/2013\u00a0[pdf], entrambe emanate da un Governo dimissionario senza confronto o discussione alcuna.\nPer chi vuole approfondire l\u2019argomento, oltre all\u2019ottima sintesi di Franco Castronovo (qui sotto), consiglio anche la lettura di questo\u00a0documento della LEDHA scuola, che riassume le principali obiezioni in merito.\n\n Direttiva 27 dicembre e circolare 6 marzo sui BES  from Franco Castronovo\nSe volessimo rispondere alla domanda \u201cChe cosa vogliamo creare?\u201d, la risposta sembrerebbe essere\u00a0una scuola finalmente inclusiva, attenta ai bisogni educativi ANCHE dei ragazzi non certificati, ma che rientrano nella grande famiglia dei BES, come definiti dalla letteratura internazionale.\nFacendo il verso al titolo della presentazione di Franco, non\u00a0Basta\u00a0Essere\u00a0Studenti perch\u00e9 la scuola si occupi di te ma\u00a0Bisogna\u00a0Essere\u00a0Speciali, con una bella etichetta \u2013 definitiva o \u201ctransitoria\u201d (?), come nel caso dello svantaggio socio culturale \u2013 che dovrebbe risolvere tutti i problemi che le norme esistenti fino a ora non sono riusciti a risolvere. E se Dario Ianes auspica (con una metafora particolarmente significativa pur se, da me, non condivisa) che finalmente venga cos\u00ec\u00a0stroncata la resistenza dei prof\u00a0a modificare la propria didattica, non si \u00a0capisce come mai il problema della didattica inclusiva venga presentato come \u201cnuovo\u201d, a dispetto delle leggi e dei documenti ministeriali (uno fra tutti le\u00a0Linee guida per l\u2019integrazione\u00a0del 2009) in cui, ad esempio, possiamo leggere\n\u201cLa progettazione degli interventi da adottare riguarda tutti gli insegnanti perch\u00e9l\u2019intera comunit\u00e0 scolastica \u00e8 chiamata ad organizzare\u00a0i curricoli in funzione dei diversi stili o delle diverse attitudini cognitive,\u00a0a gestire\u00a0in modo alternativo le attivit\u00e0 d\u2019aula,\u00a0a favorire e potenziare\u00a0gli apprendimenti e\u00a0ad adottare i materiali e le strategie didattiche in relazione ai bisogni degli alunni\u201c. [Linee guida sull&#8217;integrazione scolastica degli alunni con disabilit\u00e0, 2009, p.17]\nChi mi legge abitualmente sa che non nutro molta fiducia nelle reali intenzioni del MIUR in merito a quest\u2019ultima operazione, per questioni di merito (prima, ma non unica, la necessit\u00e0 di classificare per includere) e di metodo (non si cambia la scuola e la sua didattica \u201cper decreto\u201d). 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