Che cosa succede per i caregiver familiari, in Italia?

Carta europea dei caregiver

Se in Lombardia sta succedendo questo, https://www.superando.it/2024/10/29/sempre-piu-determinati-a-far-valere-i-diritti-delle-famiglie-e-dei-caregiver/

In tutte le restanti 19 regioni?

Abbiamo un resoconto per il Veneto grazie ad un’indagine condotta dalla CISL ( *) su poco più di 500 suoi iscritti e il resoconto è preoccupante.

Ma tutte le altre regioni?

Il fondo nazionale dirottato alle regioni è esaurito ovunque e, come sanno tutti, il comma istitutivo (254 nella legge di bilancio 2017), è stato abrogato dal governo corrente nella finanziaria 2023.

Quindi che misura ha approntato il Governo per sopperire a questo intervento che è fondamentale per i caregiver familiari, seppur non risolutivo?

Quello che si sa è che la voce caregiver familiare è stata fatta scivolare in quel gran calderone chiamato “fondo per la non autosufficienza”, in cui, per poco più di 500 milioni di euro,  si devono finanziate TUTTI gli interventi destinati alle persone con disabilità e loro bisogni, in Italia.

Ma i caregiver familiari non sono persone con disabilità, possono esserlo ma sono persone con un ruolo diverso, orfane di legge per di più, quindi che c’azzecca con il fondo per la non autosufficienza?

Non dovrebbe la categoria essere di sola competenza del Ministero del lavoro e affari sociali e godere di uno spazio tutto per sé, anche digitale sul sito governativo, dove siano raccolte tutte le info utili e gli sportelli eventualmente cui rivolgersi? Non sarebbe ora che ci sia lo spazio dedicato per i caregiver familiari o dobbiamo sempre essere sottovalutati, non considerati o accorpati come appendici alla disabilità?

E veniamo all’iter di  legge: al momento siamo allo step del comitato ristretto per cui la commissione deputata deve distillare un testo dai  ben 9 ( nove!) disegni di legge presentati. Tra i quali c’è né pure uno che vuole cambiare il comma 255, cioè la definizione legale della categoria (per cui ci volle una fatica di Sisifo perché all’epoca, 2017, uscisse una definizione legale!) e magari trasformare chiunque in caregiver familiare, basta che sia parente non importa se domiciliato altrove!

Dei lavori del tavolo interministeriale (scaduto a fine luglio 2024) tanto propagandato quanto misterioso nulla si sa: tutto è stato blindato e le associazioni formate da familiari caregiver minori, oncologici, H24, universitari, di pazienti psichiatrici sono state escluse in barba alla trasparenza obbligatoria delle PA e all’inclusione ( tutto su di noi senza di noi, insomma. Standing ovation please.). 

Quindi: quali sono i contributi per la commissione alla Camera per il licenziando testo di legge?

Quello che salta agli occhi è l’assoluto silenzio stampa da ogni parte: non c’è un politico anche locale che sia uscito con un articolo al riguardo eppure sappiamo in che condizione economica e psicologica versino molti dei i caregiver familiari. Nessuno, nemmeno per mero motivo elettorale (da poco il voto in Liguria, a breve in Umbria ed Emilia Romagna) ha detto o sta dicendo alcunché al riguardo. E parliamo di alcuni milioni di italiani con poche decine di migliaia – che sarebbero comunque da considerare, a prescindere dall’entità numerica!

La cronaca nera riporta però implacabilmente i tragici fatti, che stanno aumentando vertiginosamente: se la media mensile era di tre/quattro dopo il COVID,  a settembre 2024 sono stati 13 gli episodi di caregiver familiare che uccide il proprio caro e poi anche  tenta il suicidio. 

Anche su questo il silenzio assoluto, persino quando è successo lo scandalo mediatico del pover’uomo pizzicato dal giornalista che ha mandato in diretta la confessione: nessuno che abbia avuto almeno il senso civico di dire che non si  possono violare i diritti di base di una persona e sbatterla a tutto schermo.

Silenzio su tutto, dappertutto.

In Italia.

Per fortuna esiste l’Europa e il Parlamento Europeo, che lo scorso 24 ottobre a epilogo di mesi di lavori da parte di tutto il network delle associazioni di familiari assistenti di tutta Europa, Italia compresa, ha presentato e discusso a Bruxelles la carta europea dei diritti dei caregiver familiari, nell’immagine iniziale.

Sicuramente è una garanzia affinché nel nostro Paese non possa essere scritto niente di meno o magari (non si sa mai) sia contraddittorio.

Inoltre il lavoro del network non si è fermato qui ma prosegue nell’indagare a fondo, per ogni Stato Membro, quale sia la situazione effettiva dei caregiver familiari, quali leggi esistano e come siano applicate.

Staremo quindi a vedere che cosa ha in serbo per noi il futuro dato che nonostante abbiamo scritto anche alla Presidente del Consiglio Meloni, in legge di bilancio non sarà ripristinato il fondo a dote della licenzianda legge.

Forse qualche Comune stanzierà qualcosa ma mancando la legge nazionale e la volontà di riconoscere la categoria veramente e non solo formalmente, parlando di tutele indefinite, andremo avanti al solito: chi ha i soldi si salva, gli altri… che spingano!

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(*) https://www.cislveneto.it/Notizie/Caregiver-familiari-in-Veneto-abbandonati-dalle-istituzioni-e-senza-reti-di-supporto-lo-rileva-un-sondaggio-di-Fnp-Cisl-Veneto2

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NULLA SU DI NOI SENZA DI NOI

Il titolo di questo post è uno slogan molto importante per gli attivisti dei diritti delle persone con disabilità e delle persone stesse, ovviamente. Lo coniò un certo Ron Chandran-Dudley  e questa è la storia di cui si può leggere l’articolo integrale qui 

” Nel 1980 Ron Chandran-Dudley e altre tredici persone con disabilità, delegate a partecipare in Canada al 13° Congresso Mondiale di Rehabilitation International, abbandonarono l’assemblea perché non avevano uguaglianza di parola nelle decisioni prese dall’organizzazione. Decisero così, in quello stesso anno, di costituire un’organizzazione di persone con disabilità, con la motivazione che per rafforzare la causa del movimento per i diritti di queste persone si dovessero coinvolgere direttamente le stesse, sostenendone l’“empowerment” (“crescita dell’autoconsapevolezza”) attraverso la loro stessa voce.”
 Cioè è quello che cerchiamo di mettere sempre in pratica noi GT quando chiediamo gli incontri con gli esponenti della politica a qualsiasi livello,  degli enti di ogni tipo etc. perchè è inammissibile che si facciano leggi, interventi o manovre i cui beneficiari/destinatari sono le persone con disabilità, senza conoscere nulla della disabilità e ciò che comporta e senza avvalersi nemmeno di tecnici dedicati oppure dei direttamente interessati. Nel caso della legge sul Caregiver familiare, dopo aver letto il testo, ci siamo chiesti chi fosse e cosa facesse la prima firmataria e cioè la senatrice Simona Nocerino. Tenendo presente poi che questo testo viene anche da quanto è stato segnalato sulla piattaforma Rousseau. Il fatto che ti dovevi iscrivere alla piattaforma e in un qualche modo eri inglobato nella parte politica specifica (M5S)  non sembrava molto adatto a chi invece nel suo statuto ha come principi fondanti l’apoliticità, l’apartiticità e l’aconfessionalità. E l’8 agosto il DDL venne presentato al Senato ma, prima di venir reso pubblico, passò un po’ di tempo.Sappiamo poi come è andata: il giorno dopo cade il Governo, estrema incertezza di tutto, timore che ci sia un nuovo Governo e quindi che tutto riprenda daccapo ex novo, e invece no.Quindi il 20 novembre (giorni fa) dopo settimane di silenzio e obsolescenza, spunta un video sul profilo Fb della senatrice, questo che abbiamo già segnalato in un precedente post, che ci dice che a gennaio uscirà la legge e che ci sono delle sorprese (!) come per esempio il telelavoro. Insomma guardatevi il video.
(Riflettiamo sul mezzo di comunicazione scelto per dare questa notizia).Da ogni parte sono arrivate le critiche e sono usciti gli articoli che denunciavano le carenze e le “dimenticanze” di questo DDL. Persino sui gruppi Fb è stato un corale “no” a questo DDL.Abbiamo quindi preso contatto con l’ufficio della senatrice dato che la senatrice stessa non ha mai risposto nè al nostro primo tentativo, fatto da messenger al suo profilo, in data 25 agosto. Nè poi quando le abbiamo scritto alla sua email ufficiale – abbiamo scritto a tutti gli altri senatori del Veneto in commissione di cui due sono anche cofirmatari e uno è addirittura anche l’assessore al sociale del nostro Comune. Nessuno risponde. 
Gli altri co-firmatari sono: Nadia Pizzol ( L-SP-PSd’Az ), Annamaria Parente ( PD ), Roberta Toffanin ( FI-BP ), Stefano Bertacco ( FdI ), Julia Unterberger ( Aut (SVP-PATT, UV) ), Francesco Laforgia ( Misto, Liberi e Uguali ), Barbara Guidolin ( M5S )

All’ufficio abbiamo chiesto un incontro – sappiamo che non è stato ricevuto nessuno, in questa legislatura nessuna delle associazioni comitati, federazioni è stata mai ammessa a contribuire, tutto blindato su Rousseau.Ci hanno risposto: “A gennaio perchè sono tutti grandemente occupati con le legge di bilancio”.E il contorno che ci è stato commentato non ci è affatto piaciuto – essere trattati come qualcuno che non sa nulla al riguardo (!) cui deve essere spiegato l’abc con il tono di chi ripete una pappardella imparata a memoria non ci sembrava il caso, dato che riteniamo che da quanto scriviamo e facciamo come attività dell’associazione, sia chiaro che impreparati o approssimativi non siamo, oltre ad essere veramente e spesso faticosamente caregiver H24, tutti i giorni, per sempre. 
Quindi abbiamo riscritto, allegando il post di lunedì.
La risposta è stata che anche la senatrice è una caregiver (l’avreste mai detto?) e quindi sa bene di cosa si parli e che, citiamo da quanto è stato scritto refusi compresi: 

” La figura del Cargiver è gratis altrimenti si chiamerebbe “Badante” e sono due figure distante e separate, quando si ha un familiare che è malato l’ultima preoccupazione dovrebbe essere quella di accudirlo per soldi, primaria invece dovrebbe essere quella di farlo per amore e farlo star bene.”.

Immaginiamo che anche voi, che siete caregiver e basta e non senatori da 14mila e rotti euro di stipendio al mese, vi starete facendo le stesse domande che ci siamo fatti noi a leggere queste righe.

Da queste righe – che magari sono state scritte su ordine altrui traspare  un grandissimo equivoco di fondo e potrebbe spiegarsi con il fatto che chi ha pensato questa frase non sa assolutamente nulla di cosa significhi essere un caregiver familiare, magari da 10-20-30 anni. Nulla questa persona sa di cosa significhi aver lasciato il lavoro e quindi un reddito, per assistere magari il proprio figlio autistico o neuroleso che è molto diverso dall’assistere un anziano con Alzheimer (avete presente i “momenti fisici” dell’autismo o della neurolesione in cui ti prendi anche le botte, per esempio?) così come è diverso dall’essere un coniuge di oncologico grave o un un figlio giovane, anche minore che assiste il genitore. Piochè non possiamo fare corsi di formazione sul caregiver a queste persone (ma ce ne sarebbe un gran bisogno!)  è necessario (ma anche logico) che accettino di confrontarsi con noi, perché appunto non possono fare nulla su di noi senza di noi, nulla di buono si intende!

A gennaio la legge di bilancio sarà già conclusa e quindi la legge che ci riguarda non sarà finanziata.
A gennaio ormai i giochi saranno fatti .
Davvero ci serve un’altra legge fatta male e assolutamente non a tutela della categoria?
Colpevolizzare milioni di persone che vorrebbero vedersi riconosciuto un diritto che è pure sancito dalla nostra Costituzione e insinuare che “lo facciano per soldi” non sappiamo come si può commentare, le parole trovatele voi. E magari fatele sapere alla senatrice commentando sulla sua pagina FB . A noi pare una lettura molto superficiale, ignorante ed offensiva, anche, del fenomeno del caregiving familiare a persone non autosufficienti.In Romania i caregiver vengono retribuiti a partire dai 1200 euro in su, in Albania pure e non si paga l’utenza elettrica (per chi usa apparecchiature salvavita, immaginiamo).
E facendo una semplice ricerca sul web si scopre come vengono trattati i caregiver negli altri Paesi europei.In Italia tutti a lavorare in nero anzi no, schiavi. Non riconosciuti. Non retribuiti.
Ai rider viene data voce, vanno in tv, nelle trasmissioni nazionali dove sono ospiti Ministri ed esponenti dei sindacati, dei caregiver familiari non vogliono scrivere nemmeno i quotidiani di provincia.
Riflettete bene e nessuno molli anche se sembra che siamo invisibili e nessuno voglia occuparsi di noi. Coltivate ed accrescete l’Empowerment!
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Aggiornamento sulle leggi regionali: dopo l’Emilia Romagna e La Campania abbiamo saputo che pure la città metropolitana di Roma assegna ai caregiver familiari un assegno mensile di 700 euro.

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