PEBA: la palude della tristezza (per i cittadini con disabilità) a Verona.

(Foto: un’immagine della scena del film “la storia infinita” dove Atreiu cerca di liberare il suo cavallo dalla palude della tristezza).

Giovedì 9 novembre si è tenuta a palazzo Barbieri, la commissione congiunta Urbanistica/Sociale, da me richiesta in data 29 agosto 2023 (!), per affrontare la tematica del PEBA nei territori delle 7 circoscrizioni della città di Verona, cioè la cosiddetta periferia (*).

Ci sono voluti 70 giorni (quanto gli antichi egizi lasciavano le salme nella soda, affinché i tessuti si mummificassero) perché l’importante consesso si tenesse. 

Premetto che non mi è stato anticipato nulla di come si sarebbe svolta la riunione e dato che l’avevo richiesta, in quanto stakeholder e soggetto esperto ( ci occupiamo di sbarrieramento e accessibilità a livello nazionale), avevo anche un progetto da proporre al mio Comune e due istanze, molto importanti, da avanzare.

La riunione, che aveva la durata di 60 minuti si è svolta nel seguente modo: appello, introduzione del presidente della IV commissione (urbanistica) Trincanato, intervento spot della presidente della V commissione (sociale) Stella, due parole della vice-sindaca Bissoli (con delega all’abbattimento barriere) e oltre 30 minuti di intervento della funzionaria comunale deputata al PEBA, l’architetta Grazi. 

Architetta che ha parlato di: Arena di Verona, museo di Castelvecchio, Centro storico, i parcheggi che mettono in comunicazione la periferia con il centro storico e tutti i ritardi che si patiscono a causa degli enti che riguardano le olimpiadi del 2026 per cui è necessario rendere accessibile l’Arena etc. Qui occorre un inciso esplicativo: i lavori per rendere accessibile l’Arena di Verona (nel 2023!) sono stati iniziati non perché il Comune avesse una volontà consapevole  di inclusione circa il  principale monumento cittadino o per questioni legate alle paralimpiadi ma, semplicemente e anche abbastanza “cringe”, perché detto Comune e la fondazione Arena sono state condannati da ben due tribunali (Verona e Mantova) ad eseguire i lavori di sbarrieramento per discriminazione nei confronti degli spettatori con disabilità, che in Arena non hanno mai potuto seguire i concerti  al pari degli altri spettatori.

La parte relativa ai PEBA nelle circoscrizioni (vero oggetto della riunione) è stata relegata all’ultimo minuto e mezzo dell’intervento, dove apprendiamo che questa signora insieme a chi, non si capisce, forse in concerto con la vicensindaca, ha “pensato” che la prima zona dove fare un altro PEBA (attenzione: “un altro”!) è quella dello Stadio (ma davvero?????) o in seconda battuta la parte sud della città perchè è la zona più popolosa – davvero un criterio acconcio, segnale che ci devono essere degli espertoni proprio, dietro a tutto questo “pensare”.

Alle h. 13.47 il presidente Trincanato concede la parola a chi aveva domande: due consigliere presenti. Dai tantissimi collegati in remoto nessun segno. Noi di Genitori Tosti (e Gruppo Accessibilità di Verona Polis), unica associazione presente nell’elenco degli invitati alla riunione, ente che ha richiesto la riunione tra l’altro, trattati come auditori qualsiasi con facoltà di porre domande.

Non dimentichiamo che la scrivente incaricò una consigliera presente (Jessica Cugini)di portare una copia della convenzione ONU al sindaco Damiano Tommasi,  al temine dell’ intervento sull’accessibilità all’evento ” Le mura veronesi e la loro accessibilità: percorsi e fruitori”. 

Qui potete vedere la registrazione dell’evento. il mio è dal minuto 1.57 al minuto 9.00 circa della registrazione.

Perchè la necessità di una simile  ambasciata?   Perchè ogni telefona/lettera/email/tentativo di dialogare sull’argomento con l’amministrazione scaligera non ha avuto, in un anno, nessuna replica mai (addirittura l’unica rappresentante dell’amministrazione  nonostante gli inviti estesi ad assessori consiglieri anche di circoscrizione e vicesindaca è stata la consigliera Cugini). E perché, soprattutto, sarebbe ora che il Comune di Verona inserisca nell’agenda dei lavori l’accessibilità estendendo a tutto il territorio della città il PEBA e che vengano stanziati i fondi necessari per i lavori edili e non solo qualch3 bricolina giusto per far vedere che qualche barriera si toglie.

 Tanto per informazione sul come è andata a finire: il sindaco Tommasi, informato della cosa, ha subito scaricato l’ambasciata all’assesore alle pari opportunità Buffolo. Questo succedeva a fine settembre 2023 e poi il nulla assoluto.

Trascrivo perciò, dall’audio della riunione, che potete sentire qui, quello che ho detto, dal minuto di registrazione 47.11. Delusa e demotivata – confesso che a sentire certe espressioni come “carozzella” e “Parliamo sempre di persone in carrozzina ma il PEBA si fa anche per le persone disorientate e per gli anziani, anche”, volevo alzarmi ed andarmene:

Volevo sapere dalla architetto Grazi di quali esperti, stakeholder e associazioni si è servita per iniziare questi suoi ragionamenti perchè, da quanto ho capito, lei è la persona deputata nella nostra amministrazione a pianificare il PEBA, giusto?

Quindi: lei chi ha interpellato, sentito, consultato? Solo sè stessa e la vicesindaca Bissoli?

La seconda cosa:  io sono la presidente dei Genitori Tosti e noi ci occupiamo, tra le varie cose, di accessibilità e siamo qui, con me c’è Laura Vasconi, anche come gruppo Accessibilità del’osservatorio territoriale  Verona Polis. 

La sensazione che ho avuto io è che voi avete un’idea di città come un  prodotto da proporre e quindi avete un target e dei destinatari. Allora io, come esperta di accessibilità che si occupa di abbattere le barriere ect e non solo, fare progetti e così, mi domando: voi chi avete tenuto presente per  esempio, per  pensare subito alla stadio e ai quartieri di Santa Lucia?

La popolosità non può essere un parametro preso in considerazione per pianificare l’abbattimento delle barriere, che sono di tutti i tipi e non sono solo architettoniche. 

Ho finito.”.

Le repliche, durate dalle 13.57 alle 14.09, sempre a carico dell’architetta Grazi che non ha fornito nemmeno un nome di esperti o stakeholder o associazioni, a parte l’architetto che di lavoro mappa le città e che è tra le nostre conoscenze da anni,  a dimostrazione, l’ennesima che la partecipazione democratica è totalmente assente nelle prassi di questa amministrazione: dopo aver presentato il PEBA finito, accoglieranno i suggerimenti, dopo, ci ha annunciato l’architetta Grazi. Un applauso.

Poi la seduta è stata tolta.

Come buttare nel modo più sterile due ore del proprio tempo (mezz’ora di viaggio all’andata e mezz’ora al ritorno incluse).

L’essere snobbata e non considerata come interlocutore competente/autorevole etc, dai rappresentati della propria amministrazione, non cambia la sostanza: rimango competente e in grado di contribuire in maniera anche intelligente nel mio settore. Peggio per chi non coglie l’opportunità.

Spezzatini di PEBA per i “disorientati”, magari integrati da un bel form sul sito web del Comune, a costo zero, dove chiunque (chiunque!) può fare la propria segnalazione e chiamare il tutto “pianificazione per l’abbattimento delle barriere architettoniche coinvolgendo i cittadini”: geniale!

Dopo ormai quasi 20 anni in cui cerco di diffondere la giusta cultura sulla disabilità, ne ho pure abbastanza e credo di non meritarmi tutto questo bullismo. Traete le vostre conclusioni poi su chi asseconda questo approccio, nella città di Verona.

Cari concittadini veronesi con disabilità e familiari, nessuno sta pensando alle vostre esigenze, abbiatelo chiaro e chi ci prova è bellamente ignorato. Non fatevi ingannare dai discorsi ma guardate lo stato delle vie, dei parchi, delle piazze e l’ingresso degli edifici o soltanto i siti web pubblici: la verità è tutta lì.

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(*) Il Comune di Verona è suddiviso in 8 circoscrizioni. La numero 1 corrisponde al territorio del centro storico. Una porzione di questo centro storico è stata mappata (solo mappata) nel 2018  e da allora, da Palazzo Barbieri si ostinano a dire che abbiamo un PEBA nel centro storico.

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