SOGNANDO FIRENZE SOGNA
Mi corre l’obbligo di una premessa: un certo giorno scopro che a Firenze, a metà settembre, si terrà un evento che riguarda l’intero mondo della disabilità, in Italia.
Giovedì 15 settembre: mi sveglio alle 4.40 per prepararmi, alle 5.50 prendo il taxi che mi porta in stazione, poi il treno, poi un altro taxi e poi questa fortezza Da Basso che è una piccola cittadella del ‘500 completamente ristrutturata, bellissima – ma la ghiaia potevate risparmiarvela, è la morte delle sedie a rotelle ! Delle passerelle per consentire l’accessibilità, no?
Poi – sì ok, forse sono molto impressionabile, io, signora del profondo nord-est che passa il 90% del suo tempo a casa praticando il caregiving a suo figlio, avvicinandomi all’imponente ingresso del padiglione principale intitolato ad un famoso politico italiano. Qui è tutto enorme e spaziosissimo.
Veniamo accolti (in una delle tante salette con megavideo, interprete Lis nell’angolo e postazione digitale/fonica di ultima generazione) da questo facilitatore, che introduce il tutto e poi parlano gli attori di questo progetto sperimentale. Il modello è quello che da 16 anni stanno facendo in Emilia Romagna.
Quello che a me ha colpito è stato l’intervento di Antonio Lauria professore ordinario della falcoltà di architettura dell’Università di Firenze che, con grande spontaneità e umanità ha trasmesso la bellezza di ciò che è implicito in un progetto del genere: l’empatia e l’amicizia che si è sviluppata tra i partecipanti, appartenenti a saperi diversi, che usano linguaggi diversi fino ad amalgarli tutti. L’espressione, di questo docente universitario che mi ha affascinato è “negoziazione dei saperi”, che va oltre il mero condividerli. L’altra cosa degna di nota, in tutto un intervento davvero brillante, è che tutti questi specialisti hanno fatto una scoperta, cui non sarebbero arrivati se non avessero partecipato a questo progetto, e cioè che adattare uno spazio abitativo facilita i caregiver piuttosto che elevare l’autonomia delle persone con disabilità. Eh, il caregiver, questo non riconosciuto, in Italia.
Ringrazio ancora una volta il docente universitario che ha risposto e ha detto che no, non ci avevano pensato e che è invece un aspetto molto importante, che metterenno in lista, sarebbe necesario fare un elenco delle persone pìù gravi per sapere subito dove intervenire, anche se questo impatta con la legge sulla privacy. Ha citato l’esperienza di un suo amico della protezione civile del Friuli che attualmente si trova ad Amatrice che sta mettendo a punto un progetto in questo senso, censendo le persone.
Seguono poi altri interventi che vengono tutti elaborati e processati, per confluire poi nella restituzione pomeridiana in plenaria, dopo gli workshop.
Ringrazio il signore dell’organizzazione che davvero gentilmente e simpaticamente mi ha attivato il wifi sullo smartphone.
Ne aproffitto anche per guardarmi un po’ gli stand: ce n’è e delle regioni e delle associozioni. Peccato che lo stand della Liguria fosse deserto, perchè aveva una marea di materiale davvero strabiliante – nella nostra pagina Fb ci saranno 2 liguri, due. Penso che i prossimi due giorni saranno una vetrina non indifferente, come se fosse la fiera nazionale della disabilità, a livello di politiche e prassi. Mica pizza e fichi. Ma io non posso fermarmi, in serata devo rivolare a casa, dal mio tatone bellissimo, grazie al quale ho scoperto questo mondo, e dal resto della mia variopinta tribù.
Workshop pomeridiani: ho scelto quello sullo sport paralimpico, argomento che mi interessa assai perchè sto tentando, come associazione, di creare qualcosa nella mia città, ma sembra difficile quasi quanto cavar sangue dalle rape, così magari ho dei buoni spunti, delle idee. Non potevo fare scelta più felice.
Intanto che sono lì, in attesa dell’inizio, in quel limbo in cui la gente arriva, si saluta, magari sono anni che non si incontra etc, mi si avvicina un ragazzo che, ad un certo punto dopo avermi guardato un po’, fa: “ecche si dice? Com’è?” con quella musicalità tutta toscana che mi mette subito di buon umore. Parliamo di tante cose: scopro che è un arciere, si chiama Daniele Cassiani, è stato invitato a parlare anche lui della sua esperienza.
Mi dice, tra le altre cose, che è stato all’estero: là fanno sport anche le persone allettate, che muovono solo la testa. Lo so bene, dato che mi sono documnntata assai: gli racconto quindi la mia esperienza con mio figlio, nella mia città, non esiste nessun sport da praticare per un bambino come lui, nonostante tutte le porte cui ho bussato. Lui rimane molto stupito e mi dice che gli sembra strano dato che a Padova c’è un centro di sport paralimpico. A Padova, certo, ma io sto a Verona. Gli racconto anche che, come associazione abbiamo donato l’attrezzatura ad una piscina comunale della città per renderla accessibile alle persone con grave disabilità motoria. Non solo l’attrezzatura non veniva usata ma anche, a fine luglio, in piena stagione, la piscina è stata chiusa dal Comune.
Mi guarda con tanto d’occhi e poi esclama ” E te prendi l’attrezzatura e la porti in un’altra piscina!”.
Il ragionamento non fa una pence.
Intanto inzia il workshop: presentatore/moderatore è Massimo Porciani presidente del CIP Toscana, che fece un incidente negli anni ’70 del secolo scorso e da allora, nonostante l’estrema difficoltà, fece sport – racconta che una volta si fecero i giochi in una città del Lazio e siccome si sarebbero dati convegno centinaia di atleti sulla sedia a rotelle, l’amministrazione di quella città fece fare un sacco di lavori per abbattere le barriere architettoniche. Viene illustrato un po’ tutto lo sport paralimpico, com’è nato e cresciuto, intanto che sul video scorrevano i filmati d’epoca belissimi. Vi rimando qui, per leggere bene tutto, pag.115.
Poi, dopo l’introduzione, è stata la volta di tutti gli ospiti che si sono avvicendati al microfono, lasciando le proprie testimonianze: l’atleta di canoa che ha iniziato a fare sport, grazie al progetto inaugurato all’unità spinale del Careggi, che ha vinto medaglie paralimpiche, il maestro di scherma al quale fu chiesto, tanti anni fa, se poteva insegnare alle persone sulla carrozzina – cosa che lui fece di sera, Daniele Cassiani appunto, il signore che è venuto a parlare dei Trisomic games che si sono tenuti a Firenze in luglio e hanno accolto atleti da tutto il mondo non solo con la sindrome di down.
E poi l’emissario del MIUR, che ha illustrato i progetti avviati con le scuole primarie, il signore cieco che balla e ha sempre ballato con i normo finchè non uscì la legge che chi era cieco non poteva più “mescolarsi” ma tanto a codesto non gli fece un baffo perchè poi venne chiamato a rappresentare, per la danza, 130 milioni di ciechinel mondo. E poi il cerchio l’ha chiuso l’assessore regionale allo sport, Paola Garvin, sempre presente per tutto il workshop accanto al presidente Porciani.
Ed infine è stato dato spazio all’appello di un signore che vorrebbe far entrare nella rosa degli sport paralimpici il tiro a volo: se qualcuno fosse interessato questo è il contatto – mi ha allungato il suo biglietto quando ci siamo incontrati al bar, anche lui molto stupito che dal Veneto fossì lì: progetto ORODIRIO Claudio Boccardo 3391355868 – claidioboccardo21@gmail.com
Sono quasi le 17! Mi sento come Cenerentola perchè la plenaria conclusiva, in cui vengono presentate le conclusioni dei 7 tavoli di lavoro è già iniziata da un’ora!
Mi dirigo quindi nella salona, che è strapiena, e faccio in tempo a cogliere un intervento molto interessante ma nessuno sa dirmi chi è che sta parlando (!!!!) nè sul maxischermo si legge alcunchè; mi sento stanchissima e il buio della sala non concilia, anzi favorisce l’abbiocco. Poi è la volta dell’intervento congiunto di due rappresentanti di FISH E FAND sulla scuola. Mi scuoto e tento di seguire ma proprio le mie barrette di energia stanno esaurendo e ho bisogno di un caffè e una briosche perciò mi dirigo al bar. L’assessore regionale all’istruzione non è nemmeno presente, doveva anche esserci al workhop dedicato all’inclusione, ma pare che sia stato oberato dagli impegni in quanto il 15 settembre in Toscana iniziavano le scuole.
Dopo essermi ristorata, intanto che cerco la mostra sulla stamperia Braille di Firenze, assisto alle dimostrazioni di basket in carrozzina
e allo spettacolo di danza, dove si esibisce il signore, simpaticissimo, che ha parlato nel workshop dello sport paralimpico.
Infine riesco a scovare la mostra: causa acquazzone, lo spazio allestito all’aperto era stato smantellato (mettere un cartello per informare no?) e le signore espositrici hanno dovuto riparare su un tavolo all’interno, ammonticchiando tutto quel ben di Dio alla bell’e meglio… spero che il giorno dopo questa mostra abbia avuto giusto risalto: questa stamperia fornisce un servizio di libri, tavole e spartiti in braille anche per posta, basta consultare il catalogo. Davvero complimenti per la cortesia e la bellezza del tutto!
Lascio il link per i contatti perchè davvero è una risorsa preziosa per chi ha bisogno di testi, anche in rilievo, così importanti all’inizio del percorso scolastico e a prezzi davvero accessibili e, come promesso, metto anche le due signore, che erano anche belle e molto dolci, un piacere averci a che fare:
Infine, e poi chiudo, anche perchè non ho più foto: esperienza per me bellissima, arricchente e meravigliante – complimenti all’organizzazione. All’esterno c’erano anche altri stand – il fritto toscano, che tentazione! e la cioccolata artigianale di Modica fatta in un centro Caritas, intitolato a Don Puglisi che, acquistandola, l’associazione I.R.I.S. Firenze Onlus può sostenere progetti sportivi e competizioni atletiche per ragazzi con disabilità intellettive. Ho trovato persino le pastiglie di cacao puro, una favola per la mia amica diabetica.
Mi sarebbe molto piaciuto esserci anche i due giorni seguenti e sono conscia che ci sono anche i rovesci della medaglia, di cui mi riservo di parlare in altro post. Unico appunto: se è vero che ci sono stati in totale per 3 giorni solo 2.000 visitatori diciamo che c’è qualcosa che non va, perchè l’evento era su scala nazionale.
Una menzione per il tassista che poi mi ha accompagnato in stazione: grazie davvero e speriamo che tuo fratello usi il biglietto da visita della nostra associazione.
P.S. chiedo scusa le discalie sotto le foto arriveranno……



















