Percorsi per i genitori: il sostegno scolastico

mappapreziL’epoca di pubblicazione di questo post è nelle prime settimane dall’inizio del nuovo anno scolastico. Siamo nel 2014 e nel reiterarsi degli anni il tema che in questo periodo investe noi famiglie con figli con disabilità che frequentano le scuole è, tanto per cambiare, l’inclusione scolastica. In una realtà sociale sana, logica, accessibile a e per tutti, saremmo qui a ragionare sui risvolti raffinati della vita scolastica dei nostri figli, oppure non ci sarebbe nulla su cui disquisire grazie a un sistema che nella consuetudine inclusiva e nel rispetto di uno dei corpi normativi più avanzati (e studiati) al mondo in tema di disabilità ci consentirebbe di dedicarci ad attività più piacevoli. Il nostro tempo e quello dei nostri figli dovrebbe esser dedicato alla crescita reciproca, a vivere e assaporare la vita che ci ha uniti respirando la fragranza di una società sana che nel pieno delle possibilità non pone vincoli alla reciproca esistenza.

Non è così. Scriviamo queste righe per difendere un diritto costituzionale e informare le famiglie su come difenderlo, con quali strumenti e con quali documenti. Conoscere la scuola è il primo passo per dialogare con il personale docente e non docente e con i dirigenti, nell’auspicio di trovare un canale comunicativo fecondo e di crescita per entrambi. Non è il numero di ore di sostegno che assilla le famiglie; è la qualità del progetto educativo l’interrogativo quotidiano, ma quando mancano i presupposti per un ragionamento di qualità, l’entità del sostegno scolastico diventa la base su cui le famiglie si sostituiscono al dovere dello Stato. Teniamo particolarmente a Continue reading

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Formazione sulla sordità /2: Lodi 2 ottobre 2014

seminarioLodi2ottobre_LA compendio del seminario sulla sordità nelle scuole del 2 ottobre 2014, pubblichiamo una serie di informazioni per ampliare l’argomento della sordità nella scuola.
Strategie didattiche. L’arrivo a scuola degli alunni con disabilità porta una ventata di novità che, se interpretata come dovrebbe nelle giuste modalità, è portatrice di inestimabili esperienze arricchenti per tutta la comunità scolastica: insegnanti, dirigenti, famiglie, compagni di classe della stessa e di altre sezioni. I bambini fanno della curiosità lo strumento naturale per includere nel gruppo qualsiasi altro bambino con disabilità; una mediazione positiva dell’adulto aiuta nel comprendere e accelerare il processo di inclusione. Per la sordità le strategie sono ormai ben definite, interessando trasversalmente tutti gli approcci e metodi pedagogici utilizzabili. I professionisti del settore, le famiglie e la scuola hanno elaborato una serie di documenti semplici ed efficaci per una infarinatura di base per insegnanti e genitori sul tema della sordità, sia per un suo approfondimento; sono raggiungibili attraverso i link che seguono e, per i testi, acquistabili anche nei negozi online.


2014.09.25-sordità-03LSintesi delle principali strategie per l’inclusione scolastica degli allievi sordi (e non solo!). Documento distribuito al seminario del 2 ottobre 2014.
A cura dei Genitori Tosti.


sentichiparlaLLUna guida elaborata dalla Federazione Italiana Logopedisti rivolta alle famiglie e agli insegnanti, con spunti preziosi operativi. http://www.nobarriere.eu/admin/documenti/fumetto%20FLI.pdf

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Formazione sulla sordità /1: Lodi 2 ottobre 2014

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I prossimi 2 e 3 ottobre vedranno due incontri sulla sordità cui i Genitori Tosti hanno collaborato, in particolare per quanto concerne le dinamiche inclusive nella scuola.

Il primo incontro sarà un seminario che si terrà a Lodi il 2 ottobre.
I bambini e i ragazzi con sordità trovano nella scuola il luogo ideale per apprendere. Grazie alle tecniche riabilitative, alla tecnologia e alla medicina, oggi gli studenti con sordità possono potenzialmente apprendere quanto tutti gli altri compagni di classe. Le tecniche pedagogiche hanno sviluppato una serie di strategie che si adattano ai diversi percorsi abilitativi seguiti dalla persona sin dall’età prescolare, siano essi con la Lingua Italiana dei Segni (LIS), con metodo oralista oppure miste, fornendo a insegnati e famiglie numerosi strumenti di collaborazione reciproca. A ciò si affiancano i ruoli principali degli insegnanti di sostegno, degli assistenti alla comunicazione, dei logopedisti e dei logogenisti.

Con il contributo della ricerca biomedica e della tecnologia, l’ultimo decennio ha visto la diffusione per le sordità più profonde dell’impianto cocleare, affermandosi accanto alle ultime evoluzioni delle protesi acustiche; negli ambienti scolastici, dove soglie di rumore relativamente contenute rischiano di vanificare la comprensione verbale, l’FM system consente un ascolto efficacie agli studenti con sordità. Laddove la persona abbia acquisito la LIS, è altrettanto importante gestire la didattica coinvolgendo la classe/scuola al fine di consentire uno scambio linguistico uniforme tra i compagni.
Ma come reagisce sotto il profilo neurologico la persona con sordità agli stimoli multisensoriali tipici dell’ambiente scolastico e perché senza la messa in pratica delle Continue reading

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Ripartire dalla “Casa di Alice”. Contenzione, blocco fisico, timeout… Di cosa stiamo parlando? [3/3]

[Antefatto]

[leggi la prima parte]

[leggi seconda parte]

Il più elementare dei diritti di libertà solennemente garantiti dalla costituzione è il diritto alla libertà del proprio corpo, il diritto a non essere contenuti, a non essere legati. Quello di potersi muovere liberamente è il diritto primario, al quale conseguono tutti gli altri diritti. Tale diritto spetta a chiunque. Anche gli autori dei più gravi reati hanno la libertà di muoversi, seppur entro i limiti del carcere e delle sue regole. È qualcosa di ancora più forte di un diritto, è la condizione necessaria per una vita umana. Eppure basta una malattia, una perturbazione della mente, uno stato di dipendenza da droghe o da alcool, oppure semplicemente la vecchiaia, perché questo fondamentale diritto venga messo in discussione.

L. Grassi – R. Ramacciotti

Continuiamo ad approfondire la questione dal punto di vista dell’autismo e delle tecniche base del metodo comportamentale, così chiaramente descritte da Richard M. Foxx nel testo omonimo edito in Italia dalla Erickson.

3) Il “timeout”

Il timout è una procedura di punizione di secondo tipo in cui un rinforzamento positivo viene ritirato o sospeso per un periodo di tempo predeterminato a seguito di un comportamento inadeguato.

Il timeout può essere “con isolamento” 

allontanare, per un periodo di tempo specifico, lo studente responsabile del comportamento inadeguato dall’ambiente di rinforzamento.

“senza isolamento”

vietandogli però di partecipare ad attività rinforzanti per u periodo di tempo prefissato.

Togliere il piatto per qualche minuto impedendogli di continuare a mangiare per evitare che metta le mani nel piatto è un esempio di timeout senza  isolamento.

Emerge subito la variabile tempo come un elemento costante di un programma di timeout, così come

la necessità di tenere registrazioni dettagliate in cui riportare il nome dello studente, il comportamento inadeguato, l’ora di inizio e di conclusione del periodo di timeout e il nome del membro dello staff che ha applicato il trattamento (questi dati sono di grande importanza quando si usa una stanza di timeout). Le registrazioni dettagliate del timeout aiuteranno l’insegnante a stabilire l’efficacia della procedura adottata e a verificare che questa non venga utilizzata in modo arbitrario e “punitivo”.

Negli inconvenienti di una stanza di timout, Foxx elenca

la remota possibilità che… venga utilizzata per la “comodità” dell’insegnante che vuole togliersi di torno lo studente per un po’ senza che questi abbia realmente manifestato precisi comportamenti inadeguati. Un atteggiamento del genere non è soltanto ingiustificato, ma anche non professionale e intollerabile.

Ricapitolando, le questioni fondamentali attorno a cui sviluppare un’adeguata discussione sugli avvenimenti di “casa di Alice” sono, in primis, la sussistenza:

  • del consenso informato e di una esauriente informazione sulle tecniche e procedure adottate nel programma educativo da parte delle famiglie;
  • di un adeguato e documentato utilizzo della procedura da parte di personale specificatamente formato.

Attendiamo l’evolversi degli eventi.

Maria Grazia Fiore

rappresentante Coordinamento A.P.A.
vicepresidente e referente regione Puglia
Genitori Tosti In Tutti I Posti ONLUS

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Ripartire dalla “Casa di Alice”. Contenzione, blocco fisico, timeout… Di cosa stiamo parlando? [2/3]

[Antefatto]

[leggi la prima parte]

Il più elementare dei diritti di libertà solennemente garantiti dalla costituzione è il diritto alla libertà del proprio corpo, il diritto a non essere contenuti, a non essere legati. Quello di potersi muovere liberamente è il diritto primario, al quale conseguono tutti gli altri diritti. Tale diritto spetta a chiunque. Anche gli autori dei più gravi reati hanno la libertà di muoversi, seppur entro i limiti del carcere e delle sue regole. È qualcosa di ancora più forte di un diritto, è la condizione necessaria per una vita umana. Eppure basta una malattia, una perturbazione della mente, uno stato di dipendenza da droghe o da alcool, oppure semplicemente la vecchiaia, perché questo fondamentale diritto venga messo in discussione.

L. Grassi – R. Ramacciotti

Approfondiamo ora la questione dal punto di vista dell’autismo e delle tecniche base del metodo comportamentale, così chiaramente descritte da Richard M. Foxx nel testo omonimo edito in Italia dalla Erickson.

2) Blocco fisico

“Il blocco fisico è una procedura avversativa, impiegata quasi esclusivamente nel trattamento di casi gravi di comportamento lesionistico e, a volte, nella cura di comportamenti pericolosi o altamente distruttivi, come ad esempio casi gravi di aggressività verso cose o persone”.

Un blocco fisico può essere “contingente”, quando

impedisce allo studente di muovere gli arti e/o il corpo per un determinato periodo di tempo in seguito a un suo comportamento inadeguato [e] viene impiegato come conseguenza negativa di un comportamento indesiderato

“non contingente”,  se viene

“attuato in modo arbitrario e ha funzione prettamente preventiva” [anche l’utilizzo di un casco per impedire l’autolesionismo rientra in questa categoria, n.d.a.].

Mentre il primo tipo di blocco

“è un intervento programmato che prevede anche la rilevazione di dati inerenti il trattamento”,

il secondo

di norma non influisce sul futuro manifestarsi del comportamento in questione. Si raccomanda quindi di non attuare questo tipo di contenzione se non in casi di assoluta necessità“.

L’autore illustra pro e contro della procedura, includendo raccomandazioni su

come farne uso in modo accorto e accettabile da un punto di vista umano

Particolarmente importante per l’argomento di cronaca qui trattato è il paragrafo di chiusura del capitolo dedicato alla procedura.

L’insegnante, in sintesi, non dovrà mai ricorrere a una procedura di blocco fisico se non quando il comportamento inadeguato è di gravità tale da giustificare i rischi potenziali ad essa associati. L’insegnante dovrà, soprattutto, documentare che cosa sta facendo e ottenere il permesso scritto di tutte le parti in causa – studente, genitori, amministrazione e comitato per i diritti umani – prima di intraprendere un trattamento del genere. L’insegnante dovrà inoltre assicurarsi che tutti i membri dello staff che impiegano tale procedura abbiano ricevuto un addestramento specifico. Sarà dunque opportuno che i membri dello staff si esercitino praticando fra loro il blocco fisico sotto l’occhio vigile dell’esperto responsabile dell’attuazione del programma. Non bisogna mai adottare il blocco fisico con uno studente senza averlo provato in prima persona.

Il primo elemento che andrà verificato nell’episodio in questione è l’esistenza del consenso informato delle famiglie, uniche a poter autorizzare procedure e tecniche comportamentali molto avversive e intrusive. Se non viene acquisito (e l’amara sorpresa dei genitori sembrerebbe provarlo) o il protocollo sottoscritto dai genitori non è adeguatamente esplicito in merito, nulla di tutto ciò può essere messo in atto.

Non basta difendersi affermando che la normativa regionale prevede (art.8) l’esistenza nelle strutture di “una stanza per gestire eventuali momenti di crisi” perché il suo utilizzo non è possibile all’insaputa dei genitori e va adeguatamente documentato. La tecnica del timeout ha precise indicazioni metodologiche.

Ne consegue pertanto la necessità di controllare la corrispondenza tra i momenti di “timeout” e la loro puntuale registrazione in termini anche di durata.

Gli operatori, tra cui – leggiamo –

Colucci [coordinatore del centro, n.d.r.] è l’unico tecnico della struttura in possesso di una laurea, e di cognizioni specifiche su come trattare persone che, come nel caso in questione, sono affette da autismo in forma molto grave…[e gli altri? n.d.r.]

non devono semplicemente aspettare che qualcuno giustifichi il loro operato ma devono spiegare cosa fanno nei video, validando l’operato secondo quanto previsto dal protocollo (controfirmato dai tutori e minuziosamente descrittivo rispetto alle condizioni in cui praticare il timout e alla durata dello stesso) e dai programmi educativi, documentazione alla mano.

Per esplicitare meglio questo concetto, approfondiamo il significato di timeout…

Maria Grazia Fiore

rappresentante Coordinamento A.P.A.
vicepresidente e referente regione Puglia
Genitori Tosti In Tutti I Posti ONLUS

[leggi la terza e ultima parte] In pubblicazione

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