Lettera aperta al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte sull’inclusione delle persone con disabilità

Il primo ottobre abbiamo inviato al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte una lettera aperta sull’inclusione delle persone con disabilità, che pubblichiamo oggi.

Se la spesa pubblica sarà aumentata, dovrà essere prioritariamente considerato il welfare, da anni depresso dalle politiche economiche e sociali dei governi precedenti. La spesa sociale è la base per la convivenza reciproca e, come tale, deve essere assicurato il benessere dei “più fragili tra i fragili”: le persone con disabilità.
Abbiamo iniziato scrivendo di un tema caro a tutti i genitori con figli con disabilità: la scuola, poiché rappresenta il futuro di ogni popolo. Quella scuola inclusiva che la Legge ben delineava; inclusione troppo spesso solo sulla carta e una Legge, la 104/1992, che rischia lo stravolgimento se non viene soppresso il Decreto 66/2017 che ha riformato (devastandola) proprio l’inclusione scolastica.
Se ben gestita e nei termini di legge l’inclusione agevola tutti, indistintamente. Oggi sta sempre più diventando una crudele barzelletta. Basti considerare il drammatico inizio del corrente anno scolastico per gli alunni con disabilità: sproporzione gestionale dei docenti di sostegno, tagli di ore sia sul sostegno che sull’assistenza (all’autonomia e alla comunicazione tanto quanto sull’educativa); docenti specializzai sul sostegno rimasti a casa quando migliaia di cattedre non sono state assegnate o assegnate a docenti non specializzati col rischio di creare danni enormi agli studenti con disabilità. E via così in innumerevoli segnalazioni.
Vedremo se di cambiamento si potrà realmente parlare o se quelle del Governo saranno solo altre parole al vento.

Illustrissimo

Presidente del Consiglio dei Ministri

Dott. Giuseppe Conte

 

Verona, 1 Ottobre 2018

Oggetto:    Lettera aperta al Presidente del Consiglio sull’inclusione delle persone con disabilità

Illustrissimo Presidente,

Dunque il Governo ha deciso: l’Italia avrà, pare, la possibilità di investire. Non entriamo nel merito delle modalità, ma da anni ripetiamo che il welfare corrisponde alle fondamenta del nostro Paese. E ci permettiamo di indicare anche a Lei, come ai suoi predecessori, alcuni punti per tutelare il diritto dei “più fragili tra i fragili”. Iniziando dalla scuola.

  • Nel DEF, Documento di Economia e Finanza, ci sia anche il punto fondamentale per superare il dramma dello sbilanciamento dei docenti di sostegno scolastico per gli alunni con disabilità: realizzare corsi di specializzazione diffusi, a costi onesti e accessibili, di qualità controllata anche dagli interessati, dalle famiglie e dalle associazioni delle persone con disabilità. Che siano realizzati in Italia, vietando specializzazioni che senza alcun controllo avvengono all’estero.
  • Sia eliminato il D.Lgs 66/2017 di riforma dell’inclusione scolastica, che sta creando discriminazioni che, con la sua prossima piena applicazione (dal prossimo anno scolastico), diventeranno incostituzionali.
  • Sia data immediata priorità nell’assegnazione delle cattedre ai docenti specializzati, con un congruo riconoscimento economico, essendo il loro impegno senza dubbio superiore.
  • Siano stabilizzati immediatamente tutti coloro che hanno acquisito la specializzazione nel sostegno.
  • Sia garantita l’equità nel numero di cattedre in ogni scuola del Paese, nord, centro e sud.
  • Sia controllata da un gruppo di lavoro la qualità del sostegno scolastico; gruppi costituiti a tutti i livelli: nelle singole scuole, nei comprensivi, negli uffici scolastici provinciali e regionali. E nel MIUR. Assieme alle famiglie.
  • Siano garantite agli alunni le professionalità degli assistenti, sia all’autonomia e alla comunicazione, sia educativo-culturali, creando la figura professionale che garantisca la qualità del servizio e sia gestita dal MIUR e con congrua remunerazione.
  • Siano assegnate le ore richieste, di sostegno e di educativa; i ricorsi persi dal MIUR sino ad oggi hanno raggiunto cifre ingentissime a danno dello Stato.
  • Siano ricostituiti i GLIP, Gruppi di Lavoro Interistituzionali Provinciali presso gli Uffici Scolastici Territoriali (Provinciali), con funzioni prioritarie di programmazione.
  • Siano ricostituiti i GLI con la piena partecipazione delle famiglie, eliminate invece dal D.Lgs 66/2017.
  • Siano costituiti in tutti gli Uffici Scolastici Territoriali dei gruppi di lavoro per i bisogni educativi complessi, con personale specializzato a questo scopo e con risorse adeguate.
  • Siano date le risorse indispensabili per il reale funzionamento dei CTS/CTI, centri territoriali per supportare le scuole sulle tematiche dei bisogni educativi complessi.
  • Sia ri-costituita con attenzione la scuola in ospedale.
  • Sia garantita l’adeguata assistenza agli studenti con disabilità in tutte le università. Ma anche negli asili nido. Insomma, dall’inizio alla fine del percorso formativo. È un diritto Costituzionale.

 

Tutto questo costa? Assolutamente sì, ogni punto costa, la disabilità costa! Ma costa enormemente di più gestirla in modo indegno ed illegittimo come fatto sino ad oggi.
I limiti alle persone con disabilità sono creati dal pregiudizio di chi disabilità non ha. È ora di cambiare.

Cordiali saluti

Associazione Genitori Tosti in Tutti i Posti ONLUS

Alessandra Corradi, presidente

Massimo Bravi, segretario

Giovanni Barin, vicepresidente e referente Lombardia

Daniela D’Amico, referente Veneto

Margherita Franzese, docente, referente Lazio

Maria Gaugliardito, docente, referente Sicilia

Simona Lampis, referente Sardegna

www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   

La miseria politica sulla scuola

filoDopo l’approvazione della riforma della scuola toccherà alla delega al governo per riformare il sostegno scolastico. Nell’ambito della disabilità, se le preoccupazioni per la prima si sono palesate “di riflesso” nella loro ampia gravità, la seconda tocca nel vivo dati i risultati ai quali può giungere. Occorre ribadire che anche la riforma del sostegno non porterà i miglioramenti ipotiozzati bensì potrà diventare un elemento notevolmente pericoloso (e non solo per la disabilità) dando il fianco a diminuire ulteriormente i diritti (anche) delle persone con disabilità, con la scuola alla mercé della situazione economico e politica del momento.

Su questo tema ripeteremo sempre che è inutile pensare a riformare un settore quando prima non si sono applicate le leggi in vigore, perché se prima le risorse erano insufficienti, dopo saranno ancora meno. Per onestà sarebbe d’obbligo che il Governo e chi supporta le sue scelte dicesse le cose come stanno: non si riforma per migliorare ma per limitare. Si è preferito, invece, un diffuso atteggiamento omertoso, anche da parte di chi avrebbe dovuto difendere la disabilità, mettendola di fronte alla realtà via via più dura…
E’ la politica di questi tempi: erodere diritti acquisiti con risparmi e risultati fittizi per la moltitudine che è la collettività; con grandi risparmi reali per i pochi che governano pubblico e privato.

Riformare senza limiti
Da anni lo si ripete: fin dal primo giorno di scuola deve essere attiva tutta la struttura inclusiva prevista dalla normativa. Mai come quest’anno, invece, i problemi sono stati e sono tutt’ora gravissimi e malgestiti: tra i “riflessi” innescati dalla riforma della scuola targata Renzi/Ginnini, la trottola degli insegnanti ha generato situazioni di diffusa mancata assegnazione del sostegno. Anche laddove si è cercato di anticipare le nomine, la burocrazia ministeriale rischia di generare ulteriori disservizi. Conosciamo bene il valore del lavoro degli insegnanti; sappiamo quanto sia fondamentale la costituzione di un gruppo docente/allievi affiatato. Per certi versi capiamo chi vorrebbe tutelare prima il proprio contratto di lavoro. Tuttavia non è corretto che siano bambini e ragazzi a dover subire le conseguenze dell’incapacità gestionale di ministro e funzionari. La questione potrebbe essere fatta rientrare nella querelle sul solito, abnorme, divario tra la gestione del pubblico rispetto al privato. Nella scuola si intersecano interessi dei lavoratori, delle famiglie, del sociale, dei bambini e ragazzi. C’è una priorità oppure molta confusione? Possibile che non capire che solo le risorse adeguate (e il controllo della loro spesa) potranno garantire il futuro di una scuola di qualità? Verrebbe da dire di no, che se un concetto tanto semplice non viene afferrato, non c’è spiegazione se non quella di cercare volutamente di far andar male le cose per avere poi la scusa per cambiare. Riformare senza avere limiti. In barba ai diritti. Continue reading

www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF