Nel silenzio viene tagliata l’inclusione scolastica

Il Governo e il MIUR stanno procedendo nel varo dell’ennesima riforma scolastica.

“Cosa c’è di nuovo?, direte; “sono vent’anni che la scuola cambia a colpi di riforme!”

E’ vero: Berlinguer, Fioroni, Moratti, Gelmini, Carrozza, Giannini, Fedeli: dall’autonomia in poi, tanti (e apparentemente) diversi partiti politici hanno messo mano alla scuola pubblica statale e a quella privata; sulla prima tagliando 4.000.000.000 (quattro miliardi: capirete il perché la scuola non funzioni gran che bene senza docenti, senza bidelli, senza laboratori, senza formazione, ecc) travasando una parte consistente sulle private, che facendo business e mercato, hanno obiettivi assai lontani da quelli della scuola pubblica statale. Sicuramente distanti da quelli che interessano gli allievi con disabilità.

Oggi però si sta dando il colpo di grazia alla scuola pubblica con le deleghe previste dalla Legge 107/2015 che il governo ha presentato a fine gennaio e che ha iniziato a varare.

Tra quelle in discussione quella che riforma l’inclusione scolastica, con lo schema di decreto Atto 378. Abbiamo sviscerato il problema di fondo più e più volte qui e sui social, anche con la ministra Fedeli che ha affermato comunque di volere presentare i decreti apportandovi alcune modifiche, migliorandoli una volta convertiti in legge.

Genitori Tosti e la Rete dei 65 movimenti (cui GT aderisce e composto da famiglie, docenti, assistenti) ritenendo devastanti per la disabilità sia i testi originari che qualsiasi compromesso che ne deriverà, chiedono invece il ritiro degli schemi delle leggi deleghe e l’apertura dell’Osservatorio Permanente per l’Integrazione scolastica ad una stagione di vero confronto con tutto il mondo della disabilità, con l’ascolto di tutte le posizioni e no soltanto di chi ha un’interesse ad essere al fianco dei partiti. Ritiro anche perché queste deleghe cambiano profondamente la Legge 104/92, aprendo ad una stagione di taglio dei diritti fondamentali delle persone con disabilità.

Chiediamo a tutti di condividere il pensiero di cui sopra e le immagini sottostanti. Riprendiamoci la scuola per l’inclusione sociale dei nostri figli!

#ritirodeleghe #ritiroadoltranza #rete65movimenti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Percorsi per i genitori: una chiave di lettura della scuola nell’ultimo ventennio – Presentazione

Qui la presentazione su Prezi dei contenuti dello scritto “Percorsi per i genitori: una chiave di lettura della scuola nell’ultimo ventennio

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Percorsi per le famiglie: una chiave di lettura della scuola nell’ultimo ventennio /1

Dicevamo, “la scuola che ci interessa è nei fatti”. Pur nell’ingarbugliato contesto socio/politico/economico di questo tempo, grazie all’“utilizzo di una interpretazione multidisciplinare e multiprospettica” cerchiamo di tirare le fila di quei discorsi che, portati a nudo, offrono una interpretazione interessante della deriva del sistema scolastico italiano osservandolo, in particolare, dal punto di vista della disabilità. Grazie ai risultati di alcuni studi nazionali ed internazionali leggeremo le politiche italiane di gestione della spesa pubblica, cercando di comprendere in quale direzione ci hanno portato le scelte passate e sia quali  prospettive ci attendono se le attuali proposte diverranno realtà.
Non pochi esponenti della disabilità e della scuola vedono un ritorno veloce alle scuole speciali.
La storia della scuola parte da molto lontano; quella dell’integrazione scolastica da quando erano le “scuole speciali” ad accogliere tutti i bambini e ragazzi con difficoltà anche minime.

Circolare Ministeriale  8 agosto 1975, n. 227
[….]
Non ci si nasconde la complessità e la gravità dei problemi di natura strutturale ed organizzativa da risolvere, per conseguire risultati apprezzabili, nell’azione volta all’integrazione scolastica e sociale dei suddetti allievi, ma, proprio per questo vanno studiati tempi e forme concreti di interventi significativi sui quali occorrerà richiamare l’attenzione e cercare il consenso degli organi collegiali di governo delle istituzioni scolastiche, per l’alto valore democratico che l’integrazione scolastica degli alunni handicappati riveste. Integrazione che richiede certamente un nuovo modo di essere della scuola – come sottolinea una sezione, qui allegata, del documento conclusivo di una Commissione di esperti che ha affrontato la tematica in oggetto – ma che sollecita e impone anche decisioni graduali e coerenti sul piano dell’azione amministrativa.

“La buona scuola”. Pag. 124
Le risorse private, destinazione scuola. Le risorse pubbliche non saranno mai sufficienti a colmare le esigenze di investimenti nella nostra scuola.

Iniziando dal dato di fatto di una scuola pubblica italiana che ha realizzato e realizza tutt’ora un ruolo fondamentale di inclusione sociale delle persone con disabilità, sostituendo a volte del tutto gli organismi deputati alla presa in carico globale della persona e offrendo un non indifferente momento di “sollievo” qualitativamente elevato alle famiglie (1), risulta importante indagare il motivo di scontento che non di rado le famiglie denunciano nei confronti della scuola (pubblica, ma anche paritaria e privata). Il disorientamento che talvolta le famiglie subiscono nel constatare che la scuola non è quella struttura in grado di offrire tutto quel che pensavano, è reale, dimostrabile e porta frequentemente ad una contrapposizione dalla quale può derivare un confronto costruttivo oppure sfociare in uno scontro spesso sterile quando non prevale la volontà di condividere soluzioni per migliorare la situazione.

Non è facile per le famiglie aver chiaro il panorama professionale, sociale e politico entro il quale si snoda la funzione educativa della scuola; quella odierna è storicamente il risultato di una periodica trasformazione delle sue basi strutturali/pedagogiche, talvolta per adattarsi ai tempi cercando di arricchire l’offerta formativa, più spesso per limitarne i costi. Per comprendere l’attuale organizzazione dell’offerta formativa della scuola pubblica è indispensabile conoscerne l’evoluzione nel tempo, seguendo le trame di alcuni processi socio-economici dove il tema scuola si intreccia strettamente con le dinamiche politiche ed economiche. Nell’intreccio, uno dei fili, quello forse prevalente, riguarda la gestione delle  risorse economiche, elemento a nostro avviso nodale per aver ben chiaro a chi attribuire le responsabilità di una scuola che, salvo rari casi, riesce con difficoltà crescenti a soddisfare famiglie, insegnanti e i fruitori stessi della scuola: i nostri figli.

Escludendo la sfera di riconoscimento della figura del Caregiver familiare, come Genitori Tosti abbiamo ripetutamente affermato che le basi legislative e professionali su cui è fondata l’inclusione scolastica delle persone con disabilità, sono in assoluto potenzialmente di qualità elevata. Non è nella concezione originale del sistema di gestione del progetto di vita che si debbono cercare tutti i deficit inclusivi che portano le famiglie con figli con disabilità a denunciare l’incapacità delle istituzioni nell’osservare e soddisfare le effettive esigenze dei propri figli.

Un motivo più profondo, strutturale e trasversale a diversi aspetti sociali è, lo ripetiamo, la gestione delle risorse economiche dello Stato, intesa come quantità e qualità della spesa pubblica, in particolare per quanto concerne la quota destinata alla scuola.
A tale aspetto è destinato questo scritto, andando ad osservare criticamente le vicende via via susseguitesi negli anni per cercare qualche spunto di riflessione e, infine, di evoluzione conciliando i bisogni della disabilità con quelli di tutti coloro che vivono la scuola.

Il periodo temporale sul quale ragionare comincia grossomodo a cavallo del nuovo millennio, dal quale si susseguono una serie di circostanze che hanno influito decisamente nella strutturazione della scuola che viviamo ai nostri giorni; le ricadute per l’integrazione scolastica sono state naturalmente consequenziali. Gli anni duemila sono il principio di una parabola problematica successiva alla stagione a tutt’oggi fondamentale per la disabilità che ha visto nascere la Legge 104/92; ragioneremo quindi dal periodo a cavallo del 2000, ciò in virtù anche del periodo di “messa a regime” della Legge 104 del 1992, anche se non si può, purtroppo, affermare che gli otto anni seguiti alla sua promulgazione siano stati sufficienti per raggiungere una situazione ottimale. Circa venticinque anni nei quali alcune disposizioni legislative hanno segnato la storia dell’integrazione scolastica. Vediamole:

Il tema delle iniziative governative attive nel periodo tra la seconda metà del 2014 e la prima del 2015, quello della cosiddetta “buona scuola”, verrà ripreso più avanti.

Autonomia?

Nell’accanimento legislativo equamente bipartisan sulla scuola, partiamo dunque dalla cosiddetta “autonomia scolastica“. Il processo di autonomia giunge da un dibattito iniziato alcuni anni prima quando, tra gli altri, Sabino Cassese propose l’abolizione dei Provveditorati agli studi. Era il 1993. D’altro canto, le vie per giungere a un risultato che coinvolge milioni di persone e che mirano a obiettivi su larga scala, possono essere l’evento fortunoso/casuale (raro) che diventa effetto volano, oppure partire da lontano, programmare e costruire eventi successivi secondo uno Continue reading

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