La miseria politica sulla scuola

filoDopo l’approvazione della riforma della scuola toccherà alla delega al governo per riformare il sostegno scolastico. Nell’ambito della disabilità, se le preoccupazioni per la prima si sono palesate “di riflesso” nella loro ampia gravità, la seconda tocca nel vivo dati i risultati ai quali può giungere. Occorre ribadire che anche la riforma del sostegno non porterà i miglioramenti ipotiozzati bensì potrà diventare un elemento notevolmente pericoloso (e non solo per la disabilità) dando il fianco a diminuire ulteriormente i diritti (anche) delle persone con disabilità, con la scuola alla mercé della situazione economico e politica del momento.

Su questo tema ripeteremo sempre che è inutile pensare a riformare un settore quando prima non si sono applicate le leggi in vigore, perché se prima le risorse erano insufficienti, dopo saranno ancora meno. Per onestà sarebbe d’obbligo che il Governo e chi supporta le sue scelte dicesse le cose come stanno: non si riforma per migliorare ma per limitare. Si è preferito, invece, un diffuso atteggiamento omertoso, anche da parte di chi avrebbe dovuto difendere la disabilità, mettendola di fronte alla realtà via via più dura…
E’ la politica di questi tempi: erodere diritti acquisiti con risparmi e risultati fittizi per la moltitudine che è la collettività; con grandi risparmi reali per i pochi che governano pubblico e privato.

Riformare senza limiti
Da anni lo si ripete: fin dal primo giorno di scuola deve essere attiva tutta la struttura inclusiva prevista dalla normativa. Mai come quest’anno, invece, i problemi sono stati e sono tutt’ora gravissimi e malgestiti: tra i “riflessi” innescati dalla riforma della scuola targata Renzi/Ginnini, la trottola degli insegnanti ha generato situazioni di diffusa mancata assegnazione del sostegno. Anche laddove si è cercato di anticipare le nomine, la burocrazia ministeriale rischia di generare ulteriori disservizi. Conosciamo bene il valore del lavoro degli insegnanti; sappiamo quanto sia fondamentale la costituzione di un gruppo docente/allievi affiatato. Per certi versi capiamo chi vorrebbe tutelare prima il proprio contratto di lavoro. Tuttavia non è corretto che siano bambini e ragazzi a dover subire le conseguenze dell’incapacità gestionale di ministro e funzionari. La questione potrebbe essere fatta rientrare nella querelle sul solito, abnorme, divario tra la gestione del pubblico rispetto al privato. Nella scuola si intersecano interessi dei lavoratori, delle famiglie, del sociale, dei bambini e ragazzi. C’è una priorità oppure molta confusione? Possibile che non capire che solo le risorse adeguate (e il controllo della loro spesa) potranno garantire il futuro di una scuola di qualità? Verrebbe da dire di no, che se un concetto tanto semplice non viene afferrato, non c’è spiegazione se non quella di cercare volutamente di far andar male le cose per avere poi la scusa per cambiare. Riformare senza avere limiti. In barba ai diritti. Continue reading

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