Percorsi per i genitori: una chiave di lettura della scuola nell’ultimo ventennio /2

imagesLe riforme della scuola sono sempre state strettamente relazionate all’andamento economico dello Stato. Con l’avvento della comunità europea le politiche sull’istruzione si sono uniformate verso un’offerta formativa sempre più orientata alle specialità, via via escludendo la visione di insieme del contesto sociale nel quale le persone interagiranno quando il percorso formativa sarà concluso. Con la confluenza nella scuola pubblica delle persone con disabilità, il contesto socio-economico diventa il campo d’azione per il confronto sui temi dell’integrazione scolastica e, contemporaneamente, sociale. Valutare le scelte del legislatore è una questione complessa. Diventa quindi necessario conoscere, mettendoli in relazione, alcuni dati per meglio comprendere il momento che stiamo vivendo, focalizzandosi in particolare sul tema vastissimo relativo a  “spesa sociale e crescita”.

Fatti e dati per comprendere i tagli.

Leggendo il “National Sheets on Education Budgets in Europe – 2014”, nel 2014 il budget stanziato dallo Stato all’istruzione (di ogni ordine e grado) è stato pari a 49.066.182.242 euro, incrementato dello 0,6 % rispetto all’anno precedente. Ma per comprendere l’andamento della spesa dello Stato nell’istruzione è innanzitutto necessaria una premessa sulla composizione della struttura educativa italiana rispetto alle altre nazioni europee; la necessità risiede nell’analisi della spesa nei diversi gradi scolastici. A tale scopo il documento The structure of the European education systems 2013/14: schematic diagrams, elaborato dalla Eurydice Network della Commissione Europea cui l’Italia partecipa con INDIRE, presenta la suddivisione dei gradi di istruzione che segue:

  • ISCED 0: educazione pre-primaria
    L’istruzione pre-primaria è definita come la prima fase dell’educazione organizzata. E’ dedicata ai bambini di almeno 3 anni.
  • ISCED 1: istruzione primaria
    Questo livello inizia tra 5 e 7 anni, è obbligatoria in tutti i paesi e, in generale, dura da quattro a sei anni.
  • ISCED 2: istruzione secondaria inferiore.
    Prosegue i programmi di base avviati a livello primario. Generalmente, la fine di questo livello coincide con la fine dell’istruzione obbligatoria.
  • ISCED 3: istruzione secondaria superiore
    Questo livello di solito comincia alla fine dell’istruzione obbligatoria. L’età di ingresso è di solito 15 o 16 anni. E’ necessario il completamento della scuola dell’obbligo. L’insegnamento è più orientato sulle materie rispetto al livello ISCED 2. La durata standard di questo livello 3 varia da due a cinque anni.
  • ISCED 4: istruzione non superiore post-secondaria
    Questi programmi si trovano a cavallo tra istruzione secondaria superiore e istruzione superiore. Servono ad ampliare la conoscenza di livello ISCED 3. Non è presente in Italia.
  • ISCED 5: istruzione superiore (prima fase)
    L’ammissione a questi programmi richiede il completamento del livello ISCED 3 o 4. Questo livello comprende programmi a orientamento accademico (tipo A), che sono in gran parte basata sulla teoria; e programmi di istruzione superiore con orientamento occupazionale (di tipo B), che sono generalmente più brevi rispetto ai programmi di tipo A essendo finalizzati all’ingresso nel il mercato del lavoro.

Segue poi l’istruzione universitaria.

Lo stesso documento offre questo schema di suddivisione per età e tipologia di istruzione:

education_structures_2013_EN_tagliato_italy_

Parlando di disabilità, sono particolarmente interessanti le dinamiche inerenti la scuola primaria (ISCED1) e secondaria di primo grado (ISCED2), essendo questi i gradi nei quali si realizza la presa di coscienza di se e del gruppo, il primo momento di interazione con il mondo sociale organizzato nel quale può essere creata quella sensibilità, fratellanza, solidarietà e amicizia fondamentali per l’integrazione sociale della persona con disabilità. Oppure possono crearsi le barriere sociali, la discriminazione e la ghettizzazione. Beninteso, non solo della persona con disabilità.

L’assioma risorse = potenzialità di insegnamento di qualità a 360°, crediamo sia assodato. Lo dimostra una serie di documenti dai quali trarremo alcune conclusioni.

Secondo il Report ISTAT “L’integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di primo grado statali e non statali 2103-2014” il numero degli alunni con disabilità è in crescita, pari al 3,3 %, in linea con il trend degli ultimi 10 anni. Nell’anno in esame sono aumentati di 6.000 unità anche gli insegnanti di sostegno. Il rapporto previsto a livello di media nazionale tra insegnanti di sostegno e allievi con disabilità è quasi rispettato: 1,7 nella primaria e 1,9 nella secondaria. Il caso della Provincia di Bolzano è un caso a se stante, 1/4 – 1/5,7 essendo frutto sia della sperimentazione in atto (a nostro avviso negativa) sia, sempre secondo il rapporto ISTAT, del ricorso a più docenti di classe a causa del bilinguismo. Sarà interessante confrontare i dati sui risultati forniti dai fautori della sperimentazione con quelli sul campo, delle famiglie.

Alunni con disabilità - 19-dic-2014 - Testo integrale

Sempre seguendo il rapporto ISTAT, la qualità dell’integrazione scolastica si misura sulla continuità didattica, in altre parole aver il team insegnanti che non varia nell’arco degli anni. Ebbene, “per la realizzazione del progetto individuale è importante, che ci sia continuità nel rapporto docente di sostegno-alunno con disabilità, non solo nel corso dell’anno scolastico, ma anche per l’intero ciclo scolastico. Questo però non sempre avviene: sono, infatti, il 10,8% gli alunni con disabilità della scuola primaria che hanno cambiato insegnante di sostegno nel corso dell’anno scolastico, tale percentuale scende a 8,8 per gli alunni con disabilità della scuola secondaria di primo grado. Le percentuali aumentano drasticamente se si analizzano i cambiamenti di insegnante di sostegno rispetto all’anno scolastico precedente: il 44,1% degli alunni nella scuola primaria e il 39,8% in quella secondaria di primo grado“.

Quelli osservati sono dati riferiti alla disabilità. Il dato riflette, in misura accentuata per le ragioni anzidette, la tendenza della scuola nella sua interezza a non riuscire a mantenere la qualità educativa che fino a non molti anni addietro garantiva agli studenti italiani. Stiamo parlando dell’apprezzamento che, in generale, la cultura italiana aveva in patria e all’estero: pur non eccellendo come massa studentesca in discipline scientifiche/specialistiche e spesso senza neanche possedere ambienti architettonicamente di particolare qualità, la scuola pubblica italiana era in grado di offrire ottime caratteristiche di cultura generale.
In nome dell’uniformità scolastica internazionale, rispetto alla ricerca di evoluzione dell’insegnamento è prevalso l’appiattimento delle conoscenze verso una formazione acritica e, in definitiva, meno costosa in termini di impegno sia in termini di investimenti.

Grazie ad un’altra pubblicazione dell’Eurydice Network, Funding of Education in Europe 2000-2012. The Impact of the Economic Crisis, possiamo dare una prima misura dei finanziamenti all’istruzione effettuati in Italia e in Europa Continue reading

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