Lettera aperta al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Marco Bussetti

Abbiamo scritto al Ministro Bussetti in merito al recente accordo sulle modalità di assegnazione dei docenti sul sostegno scolastico; elemento che, nello stato generale in cui versa la gestione scolastica, potrà rendere caotico il principio del prossimo anno scolastico. Un’altra volta.

Garantire i diritti dei nostri figli diventa sempre più difficile, ma non ci lasciamo scoraggiare. Garantire i diritti dei nostri figli significa però garantirli per tutti, anche per i docenti. Garantire i diritti degli alunni con disabilità significa abrogare innanzitutto la Legge 107/2015. Qualcosa ci dice che le promesse elettorali resteranno, appunto, tali.

 

Ill.mo Ministro,
Le scriviamo per manifestarLe la nostra costernazione in merito all’accordo, siglato il giorno 28 giugno scorso tra il MIUR e le Organizzazioni Sindacali, che permetterà ad insegnanti senza specializzazione di chiedere l’assegnazione provvisoria sul sostegno scolastico degli alunni con disabilità, per l’anno scolastico 2018/2019.
In base a tale accordo un docente di ruolo, ma non specializzato sul sostegno, avrà la
precedenza su un docente specializzato ma non di ruolo, perché le assegnazioni provvisorie vengono decise prima delle nomine annuali.
Siamo un’Associazione di genitori di figli con disabilità, Genitori Tosti In Tutti i Posti, e l’aver appreso che questo infelice provvedimento sia stato dettato dalla volontà di volere porre rimedio alle storture della Legge 107/2015, ci ha profondamente indignato.
Avere deciso, ancora una volta, di usare il sostegno come mezzo per risolvere i problemi di mobilità dei docenti assegnati a sedi lontane dalla loro residenza dal misterioso algoritmo della mobilità è una pratica iniqua e da sempre osteggiata a livello pedagogico e deontologico, oltre che discutibile a livello legislativo.
Il sostegno scolastico, così come l’assistenza educativa e all’autonomia e alla comunicazione, sono ambiti che devono essere gestiti in modo opposto alle logiche affermate dall’accordo sindacale.
Il successo formativo dei nostri figli dipende, infatti, dal fatto che professionisti preparati, specializzati e con esperienza possiedano qualità e competenze specifiche per dare risposte adeguate ai loro bisogni d’apprendimento e sociali.
In particolare, la precarietà del docente di sostegno e l’intermittenza dell’intervento, a causa di incarichi in sedi sempre diverse, impediscono il consolidamento dei metodi e delle relazioni con i ragazzi con disabilità. La mortificazione e lo svilimento della professionalità del docente di sostegno è una pugnalata per i genitori dei ragazzi con disabilità, oltre che per gli stessi docenti.
Come abbiamo scritto (http://www.superando.it/2018/07/12/diritto-allo-studio-leoccasioni- perdute-le-speranze-e-i-timori/) “solo risolvendo le problematiche per le persone più fragili si assicura il benessere anche di chi fragilità non ne ha”. Non vale il contrario, in quanto la comunità educante non può privilegiare alcuni a danno di altri, stravolgendo i diritti. I nostri figli sono una risorsa che produce vantaggi, ma a condizione che la scuola sappia comportarsi in maniera inclusiva, e non si limiti ad accogliere e sopportare gli alunni differenti.

Ci ha lasciati ancor più esterrefatti la voce, che gira tra i docenti e che pare a tutti gli effetti fondata, secondo la quale la piattaforma del Ministero per la domanda delle A.P. contenga in nuce la possibilità di lasciare aperta a tutti i docenti stabilizzati con la L. 107 la possibilità di entrare su sostegno. Pare che alcuni Sindacati stiano consigliando addirittura di spuntare nella piattaforma la voce “specializzazione”, avvalendosi poi, nel prosieguo della domanda, di dichiarare di non avere tale specializzazione, onde evitare le implicazioni penali di una dichiarazione mendace.
In prima istanza, a tal proposito Le chiediamo di volere accertare che le operazioni finalizzate alle assegnazioni provvisorie si svolgano nei limiti della legalità e che gli USR o i Dirigenti scolastici accertino, con documenti cartacei, i requisiti dichiarati dai docenti.
Se queste voci corrispondessero al vero, ci troveremmo in una situazione doppiamente discriminatoria e illecita sia per i nostri figli sia per quei docenti che, fiore all’occhiello della scuola pubblica statale italiana, hanno speso tempo, risorse e amore per una professione delicata, quanto insostituibile, svilita da decenni: ad un accordo deprecabile, seguirebbe un’applicazione truffaldina.
Ma è l’accordo sindacale che deve essere corretto per rettificare questa profonda
discriminazione nei confronti degli alunni con disabilità.
Pur essendoci migliaia di docenti, inseriti nelle GaE e nelle GI, che hanno scelto di
specializzarsi per il sostegno per motivazione intrinseca, in quanto vivono la disabilità di un figlio o da molto vicino, il MIUR fa altre scelte che vanno in direzione opposta all’inclusione.
A nostro modesto avviso solo la stabilizzazione degli specializzati già formati, può garantire l’inclusione di tutti, anche di chi disabilità non ha.

Apprendiamo, anche, da vari comunicati che si richiedono corsi di riconversione da parte di gruppi vari di docenti che in tanti anni di servizio non hanno mai sentito l’esigenza di specializzarsi. Il sostegno si sceglie in tempi non sospetti, non può essere funzionale per la mobilità o per il ruolo, come richiedono i docenti curricolari inseriti in GaE.
La formazione, in particolare sulla disabilità, è un diritto-dovere di tutti i docenti, ma la specializzazione è altra cosa, non può prescindere da criteri selettivi che accertino i prerequisiti di base per potere affrontare l’ammissione ad un corso finalizzato ad occuparsi di attività di sostegno.
Come genitori dissentiamo da un uso strumentale del sostegno che intende garantire le problematiche personali di docenti che si vogliono riconvertire sul sostegno, perché per molti di loro sarà solo un mezzo per raggiungere i propri obiettivi per tornare poi sulle cattedre delle classi di concorso disciplinari di provenienza. Quanto meno con le modalità attuali che non tengono conto dei cicli di studio dei ragazzi. Chi ha scelto il sostegno sicuramente è propenso a permanere nella cattedra, in modo volontario, senza nessun obbligo da parte dell’amministrazione.

Lei, Ill.mo Signor Ministro, ha facoltà di intervenire, per correggere questo increscioso accordo, con un Decreto Ministeriale ai sensi dell’art. 17 c. 3 della Legge 23 agosto 1988, n. 400.
Discriminare i docenti specializzati, in quanto le A.P. non rispettano le norme di rango primario che sanciscono il loro diritto di priorità per la nomina su cattedre di sostegno vuol dire, di fatto, discriminare i nostri figli sia per il diritto allo studio, mortificato per il conseguente e del tutto probabile ritardo nelle prossime nomine dei docenti precari specializzati, sia per il diritto alla continuità educativo-didattica.

Ill.mo Ministro, siamo famiglie abituate a lottare fin dalla nascita per affermare i diritti violati dei nostri figli e non possiamo accettare che simili atti discriminatori e illegittimi passino sotto silenzio.
Ci aspettiamo che, in rispetto del programma elettorale con cui è stata richiesto il consenso agli elettori, il Governo di cui Lei fa parte, proceda all’abrogazione della legge 107/2015 e di quei decreti che, se dovessero trovare applicazione, minerebbero l’inclusione scolastica, la partecipazione delle famiglie e la vita stessa della scuola, intesa come comunità educante.
Chiediamo un’azione chiara, senza ulteriori toppe correttive che potrebbero servire solo ad ingarbugliare sempre più la situazione. Il processo abrogativo è funzionale al ripristino della normativa precedente che garantiva, senza dubbio e in modo più adeguato, la tutela dei diritti dei nostri figli.
Come esponente del Governo in carica e come professionista del sistema educativo, Lei non può esimersi dall’attivare tutti gli strumenti idonei alla correzione di tali storture. Da parte della nostra Associazione, esprimiamo la massima volontà a collaborare con il suo Ministero, per delineare le migliori prassi volte ad invertire una tendenza che, di fatto, si allontana da una scuola che sempre più rimane inclusiva solo sulla carta.
Le chiediamo, se è disponibile, a concederci un incontro, per approfondire gli argomenti di cui sopra, al fine di ascoltare anche le ragioni dei genitori di bambini e ragazzi con disabilità, oltre che quelle dei docenti, sostenute dai Sindacati. Vogliamo credere che non resteremo, ancora una volta, inascoltati: qualora fosse accertato che le assegnazioni provvisorie siano oggetto di abusi, per dichiarazioni mendaci, e/o se non dovesse essere tutelato il diritto allo studio ed alla continuità didattica dei nostri figli, nostro malgrado, ci vedremo costretti ad avvalerci del diritto di tutelare i nostri figli nelle sedi opportune.

La ringraziamo per l’attenzione e restiamo in attesa di un cortese riscontro.
Associazione Genitori Tosti in Tutti i Posti ONLUS

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A scuola zero diritti per i nostri figli con disabilità

Quando sono a scuola, i bambini e i ragazzi con disabilità sono tutelati nel loro diritto allo studio?

Se sono decenni che le famiglie con disabilità si confrontano ininterrottamente su questa domanda, la risposta, scontatamente, è negativa. Forse non del tutto, certo, ma oltre alcuni esempi di buona inclusione, troppi sono i casi di discriminazione, meno o più grave. Recentemente, è con la Legge 107/2015 che si è persa l’occasione per dare una svolta all’inclusione scolastica nel verso del pieno rispetto dei diritti delle persone con disabilità a scuola; anzi, quella Legge ci sta conducendo verso la più bieca discriminazione e non solo per gli alunni ma anche ai docenti di sostegno. Ancora più recentemente, lo scorso 26 giugno abbiamo assistito all’ennesimo scandalo, quando il neo-Ministro Bussetti ha siglato l’accordo coi sindacati: per eliminare uno dei danni della Legge 107/2015, si è scelto ancora una volta di usare il sostegno scolastico per le persone con disabilità come tappabuchi del contratto dei docenti. Giusto è difendere il diritto al lavoro e alla famiglia, ma come la mettiamo con il  diritto di bambini e ragazzi con disabilità e delle loro famiglie che l’anno prossimo vedranno calpestato per l’ennesima volta nell’assistere ad una altra squallida girandola dell’assegnazione dei docenti di sostegno? Già, e quando?, perché dovranno sorbirsi ancora il danno dei mesi iniziali senz’alcun docente di sostegno! E non apriamo qui il tema dell’assegnazione stessa dei docenti di sostegno, dell’assistenza all’autonomia e alla comunicazione ed educativa! Tuttavia, è chiaro che provvedimenti adottati fuori da un discorso unitario ed organico portano solo ad ulteriore caos, come è sempre accaduto negli ultimi anni. Solo risolvendo le problematiche per le persone più fragili si assicura il benessere anche di chi fragilità non ne ha; ma non vale il viceversa.

La scelta di non abrogare la Legge 107/2015 (e i seguenti decreti attuativi) porta con sé queste ed altre gravi problematiche.

Come famiglie avremmo voluto vedere difeso per primo il diritto delle persone più fragili, con una gestione oculata della delicata situazione imposta dall’ex Ministro Fedeli, per poi programmare una road map per risolvere il tutto nel corso dei prossimi anni scolastici e rispettando il fondamentale principio della continuità della Legge 104/92; solo un decreto urgente del Ministro Bussetti può ripristinarlo.

Ci auguriamo che un dialogo costruttivo possa finalmente animare positivamente il rapporto scuola/diritti, nel pieno rispetto di quella legislazione che, sempre più solo sulla carta, è simbolo nel mondo dei diritti delle persone con disabilità. Temiamo, invece, che i nostri figli saranno ancora una volta il capro espiatorio dell’incapacità gestionale a tutti i livelli del bene  pubblico. Corre perciò l’obbligo di ricordare che nel recente passato le famiglie con figli con disabilità a scuola hanno rivolto ai tribunali una variegata serie di ricorsi, nella pressoché totalità vinti e pubblicizzati; non esiteranno a proporne ulteriori per difendere in giudizio ciò che logica e buon senso vedrebbe come normale prassi dello Stato. Nondimeno, sarà interessante vedere il costo che andrà a sommarsi a quello, già enorme, delle precedenti scelte inefficienti e discriminatorie.

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17/3/2017: NO alla riforma dell’inclusione scolastica! Ritiro della delega 378!

Mentre il governo Gentiloni fa correre verso il baratro le famiglie con figli con disabilità nelle scuole pubbliche, la Retedei65Movimenti e Genitori Tosti continua nella richiesta del ritiro delle deleghe, prima tra le quali la devastante 378. In occasione dello sciopero e della manifestazione della scuola dello 17 marzo sono stati preparati due video che vi proponiamo.

Le nostre famiglie devono essere compatte nel contrapporsi a chi chiede/vuole un compromesso. Compromesso che per definizione porta a un abbassamento della condizione attuale.
Noi, invece, chiediamo di più, certo non meno, visto che l’inclusione scolastica sta diventando sempre più un miraggio per tante famiglie.

La scuola statale è un patrimonio da difendere contro una politica che vuole smantellarla favorendo interessi di parte coi soldi delle famiglie e delle persone con disabilità.

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2 marzo 2017. Rete65movimenti per il sostegno e Genitori Tosti al MIUR dalla Ministra Fedeli

Nel pomeriggio dello scorso 2 marzo una delegazione della “Rete dei 65 movimenti per il sostegno”, ha incontrato la Ministra On. Valeria Fedeli accompagnata dallo staff dirigenziale del MIUR, per discutere delle deleghe della Legge 107/2015, in primo luogo il tanto criticato Atto 378.
Le famiglie sono state rappresentate da Giovanni Barin, referente GT per la Lombardia, dall’avvocato Maurizio Benincasa, presidente dell’associazione 20 novembre 1989 e da Anna Maria Romano della Consulta per la disabilità del III Municipio di Roma.

La Rete dei 65 Movimenti per il sostegno è ormai salita a 103 tra associazioni, comitati, movimenti, gruppi di genitori e docenti e persone vicine alla disabilità, tra i quali Genitori Tosti.

La delegazione ha consegnato alla Ministra la memoria di critica all’atto 378 elaborato dalla Rete, unitamente al rapporto dei Genitori Tosti relativo al sondaggio effettuato tra le famiglie sulla Legge delega. Entrambi delineano un giudizio nettamente negativo in linea con la reiterata richiesta di ritirare le deleghe, in particolare proprio la 378.

La richiesta della Rete è stata di rispettare l’attuale Legge 104/92: esclusivamente dopo il ritiro delle deleghe, la Rete potrà accettare di partecipare a un tavolo di lavoro per migliorarla.
Incalzato sulle valenze dell’attuale legislazione, lo staff del MIUR ha dimostrato di ignorarle completamente perseguendo una volontà politica del Governo di ledere la disabilità partendo dall’inclusione scolastica degli allievi con disabilità per colpire l’intero mondo della disabilità cambiando i pilastri su cui si reggono gli attuali diritti. Questa linea è dimostrata dall’ennesimo taglio del Fondo Nazionale per le Autosufficienze sia del Fondo Nazionale per le Politiche Sociali: taglio di 50 milioni per il primo e di ben 213,24 milioni per il fondo delle politiche sociali. Un attacco alla disabilità che evidenzia l’assoluta complanarità di questo ai precedenti Governi.

Ci chiediamo quali altri atti ancora debbano attendere coloro che fidano nel Governo dopo vent’anni di aberranti riforme a danno soprattutto della disabilità, le recenti beffe per la disabilità sui diritti sul lavoro, sui tagli al sociale, alla sanità, al mondo del lavoro in generale colpendo le categorie più deboli senza alcun ritorno in termini di ripresa, agli investimenti irragionevoli, alla mancanza di programmazione e tutela delle persone e del territorio. Alla corruzione dilagante proprio in seno ai partiti che hanno governato lo Stato. Cosa si sta aspettando?, il ritorno alle scuole speciali?

Ribadiamo che sia l’aver diviso per l’ennesima volta il mondo della disabilità, sia la collaborazione col Governo a una politica di modifica alle deleghe, sono errori che potranno portare a un compromesso che rappresenterà l’ennesimo schiaffo alle persone con disabilità, ai propri figli in primo luogo.
Pubblichiamo di seguito il comunicato ufficiale della Retedei65movimenti relativo all’incontro.

La rete dei 65 movimenti, ribadisce in questo documento i motivi che determinano una richiesta di ritiro delle leggi delega. Nonostante la rete, in fase costituente nel mese di ottobre, avesse già richiesto di prendere visione della bozza della legge delega sull’inclusione, il Miur non ha mai dato alcuna risposta.
Il dialogo non è mai esistito e le leggi delega sono il frutto di un lavoro svolto esclusivamente da parte di uno staff tecnico, la cui componente politica non si è mai voluta confrontare con il mondo associativo rappresentativo delle persone con disabilità e delle loro famiglie, né con il mondo associativo rappresentativo dei lavoratori del comparto scuola.
Dopo il tavolo tecnico nazionale tenutosi a Palermo nelle giornate del 28 e 29 gennaio, la Rete (103 tra associazioni e comitati, gruppi docenti e genitori) ha deciso di non prendere parte nel mese di Febbraio alle “audizioni farsa” in Commissione. Le azioni di protesta che si sono tenute a Roma il 23 e il 24 febbraio hanno evidenziato l’esistenza di una posizione diversa da quella espressa da FISH e FAND e determinato l’esigenza di un incontro su invito del Ministro.
L’incontro tra una delegazione della Retedei65movimenti con il Ministro On. Valeria Fedeli e una delegazione di dirigenti si è tenuto il 02 Marzo 2017. A conclusione dell’incontro è stato consegnato il documento unitario contenente le motivazioni dell’inemendabilità degli articoli e quindi la richiesta di ritiro del DDL n. 378 e con essa delle altre sette deleghe.
Riteniamo che la forza della rete dei 65 movimenti tragga proprio origine dall’opposizione diffusa su tutto il territorio nazionale ed in ogni sua componente ad una legge delega che risulta non solo in molte parti oscura, che persino la relazione illustrativa non riesce a chiarire, ma soprattutto risulta non essere organica con tutte le altre disposizioni in materia. La legge 104/92 rappresenta per la rete un punto di riferimento e un baluardo in difesa dei diritti delle persone con disabilità.
In questi 25 anni la sua NON applicazione da parte dello Stato ha determinato un ricorso delle famiglie al giudizio in Tribunale, che nel condannare il MIUR ha determinato una spesa per indennizzi pari a più di 300 milioni di euro in soli dieci anni. Ecco quindi che comprendiamo bene le reali ragioni di un suo depotenziamento.
Dalle parole della ministra è parsa evidente una preoccupazione a non voler rendere vano lo sforzo di migliorare la legge 104 del ‘92, non è apparso altrettanto evidente come la 378 potrebbe determinare tale supposto miglioramento.
I dirigenti del Miur, incalzati dalle richieste di chiarimento si sono affrettati a chiarire come alcune criticità evidenziate dalla delegazione della rete, fossero in realtà degli errori marchiani:
permane dunque il limite di 20 alunni per classe in presenza di alunni disabili; fortunatamente reintrodotta la possibilità agli alunni con disabilità di conseguire il diploma di licenza media sostenendo prove differenziate e cancellato il concetto di equipollenza; viene garantito l’inserimento della componente famiglia in seno al comitato di valutazione, sebbene non sia chiaro a quale livello e con quale ruolo; il personale ATA verrebbe chiamato ad esplicare un servizio di assistenza di base agli alunni con disabilità e non in sostituzione degli assistenti igienico personali, senza però che sia stato chiarito cosa si intenda per “assistenza di base”; infine il Miur ha ben compreso che i posti in deroga sul sostegno contribuiscono all’allontanamento dell’obiettivo della continuità didattica, scaricando la responsabilità al MEF non disponibile a mettere a bilancio la trasformazione di tali posti in organico di diritto. Su questo ultimo punto però potrebbero esserci delle aperture.
Siamo davanti ad un governo che ha dimostrato una totale inadeguatezza nel gestire una materia delicatissima come quella dei minori disabili, assumendosi una grave responsabilità politica. Per questo motivo la delegazione della rete si è resa disponibile a lavorare ad un nuovo testo a condizione che la 378 venga ritirata. Tale testo deve comunque incardinarsi alla 104 del ’92.
Tra i partiti in Parlamento, i sindacati e le associazioni rappresentative delle persone con disabilità e delle loro famiglie, dei docenti specializzati e degli assistenti specialistici è ormai evidente una prevalenza di posizioni di contrasto alle leggi delega. Persino alcune importanti istituzioni come il garante per la disabilità della Regione Sicilia, la Consulta comunale di Verona, Le consulte disabilità in seno a tutti i Municipi di Roma, il Garante per l’Infanzia della Regione Calabria, il Garante per l’infanzia della regione Puglia, hanno pubblicamente preso posizione contro la legge delega.
Abbiamo appena ricevuto l’importante adesione n. 103 del Comitato regionale Sicilia Coordinamento Democrazia e Costituzione – ex comitato per il No.
Sembra quindi ormai evidente l’isolamento delle forze parlamentari di governo determinate a licenziare le leggi delega. Per questa ragione, chiediamo che le forze politiche e sindacali che non si sono ancora pronunciate o che dissentono da una riforma peggiorativa, aderiscano alla rete dei 65 movimenti facendoci pervenire una loro posizione netta.
Intanto la Retedei65movimenti aderisce allo sciopero del 17 marzo e continua la mobilitazione attraverso nuove iniziative di sensibilizzazione e di lotta.
La Retedei65movimenti

#ritirodeleghe

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Daje contro la disabilità

Leggiamo con amarezza che l’amministrazione statale continua nella politica di vessazione sulle persone con disabilità e i loro familiari con sperpero di risorse pubbliche.

Premettendo che non mettiamo in dubbio che furbi, disonesti e delinquenti debbano essere trovati e perseguiti, ci mancherebbe. Ci interroghiamo, invece, sul reiterarsi di interventi “a spot” che hanno alle spalle esclusivamente la ricerca di sensazionalismo,  nessun programma organico nel mettere in pratica le leggi creando solo confusione.

Dopo le tristissime affermazioni dell’Assessora veneto all’istruzione Elena Donazzan sull’invito alla ghettizzazione, quel che si temeva è puntualmente accaduto: a brevissimo ci sarà una “ricognizione” dei permessi previsti dalla legge 104/92 in tutti gli istituti nazionali. Se ne parla anche qui, mettendo in risalto che il sottosegretario Faraone si è stupito dei permessi a Melfi.

Evidentemente il sig. Faraone, o non ricorda sufficientemente l’enormità della scandalosa operazione ai danni delle persone con disabilità perpetrata dall’INPS sotto la responsabilità dell’allora presidente Mastrapasqua, oppure è esattamente quella la via che si intende imitare.

Bene, ci auguriamo che il MIUR voglia contabilizzare puntigliosamente costi e ricavi di quest’azione, e qualora i costi superino i ricavi, che il sig. Faraone e il suo responsabile, il Ministro, paghino quelle che in uno Stato civile sarebbero logiche conseguenze. Oltretutto, ci risulta (e la Nota lo conferma) che i Dirigenti (scolastici, ma anche degli Uffici scolastici) avrebbero l’obbligo di controllare le richieste di permesso in base alla Legge 104/92.
Di programmi “straordinari” e di politiche senza capo né coda che proseguono da troppo indistintamente sotto i governi ed amministrazioni periferiche di tutti i colori, ne abbiamo piene le tasche. Le consideriamo azioni deliberatamente discriminatorie e prova dell’inefficienza ed incapacità di governare la cosa pubblica.

Vorremmo sapere se il Ministro, il Dirigente Generale, il sottosegretario e gli altri funzionari intendano occupare un briciolo del loro tempo e delle nostre risorse a lavorare su un programma serio e strutturale non solo dei controlli sui dipendenti, ma anche sull’attuazione delle tante altre disposizioni della Legge 104/92: chi controlla se i GLH vengono effettuati? E con quali risultati in termini qualitativi? Le famiglie sono coinvolte? I PEI vanno oltre un mero copia/incolla? E ne avremmo una lista molto lunga, che abbiamo, in parte, già esposto al MIUR.

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