All’ultima cena c’erano tutti, però.

Abbiamo letto che il Viceministro  Vincenzo Zoccano ha sollecitato un tavolo di confronto per discutere sulle tematiche inerenti alla disabilità, in relazione alle manovre deliberate nella legge di bilancio. E chi siederà a questo tavolo insieme al Ministro Di Maio e al Ministro Fontana (supponiamo rappresentato da Zoccano )?Ci saranno gli esponenti delle federazioni per la disabilità, che in Italia sono due.La Fish e la Fand, quest’ultima anagraficamente più antica perché riunisce le associazioni sorte all’inizio del secolo scorso: UICI, ENS, ANMIL ,ANMIC, UNMS, ANGLAT, ARPA.E già qui sorge spontanea una domanda, che, noi GT ci facemmo nel 2008: perché esistono due federazioni e non una?Comunque: queste federazioni non comprendono TUTTE le associazioni che in Italia si occupano di disabilità o meglio di diritti delle persone con disabilità e loro tutela. Noi GT per esempio sono dieci anni che chiediamo di essere ammessi (anche solo come uditori, al limite) all’Osservatorio per gli studenti con disabilità, istituito presso il MIUR (ricordiamo che l’80 per cento della nostra attività riguarda proprio l’integrazione scolastica e noi siamo genitori di figli con disabilità, i figli che li abbiamo a scuola e ci occupiamo di risolvere tanti casi che le  famiglie ci sottopongono, nonché facciamo anche dei progetti nelle scuole). Chi meglio di noi , tra i cui soci ci sono anche docenti ed ex docenti e pure di sostegno, conosce effettivamente la situazione nelle scuole e quello che succede? Bene, dopo 10 anni di richieste alle quali non abbiamo avuto nemmeno risposta, finalmente in questa legislatura ci hanno replicato: non possiamo sedere a quel tavolo dell’Osservatorio perché il requisito minimo per accedervi è avere 5000 soci. E qui si apre una parentesi: avete idea della cultura che la  gente mediamente ha sulle associazioni? Diciamo pure che in Italia non c’è cultura associazionistica: c’è o il volontariato ( faccio del bene gratis) o le aziende.La filantropia a prescindere non è nel DNA italico, l’impresa sociale è un concetto astruso.Importiamo qualsiasi modello dal mondo anglosassone, anche deleterio, ma il modello della filantropia no.Inoltre pensiamo a che tipo di suggestioni rimandano tutti quegli scandali legati alle associazioni: per stare dentro i nostri confini nazionali l’ultima truffa in ordine di tempo riguarda la sede AIAS di Avellino in cui è coinvolta anche un’altra  onlus e i reati contestati sono gravissimi e riguardano sempre lo stesso argomento: i soldi, la gestione finanziaria degli enti. Tutti possono fare una ricerca sul web semplicemente digitando “onlus truffa” e si renderanno conto dell’elenco, vergognoso e lungo.Di questo passo chi ha fiducia e quindi si affida alle associazioni?

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2018 che va 2019 che viene

Esattamente 10 anni fa iniziavo questo blog.
Il diario digitale rimane la forma più affascinate di comunicazione per me.
Poi ha preso il sopravvento il social network nella fattispecie Facebook, così immediato, istantaneo, corale e, purtroppo, ho trascurato assai questo blog.
Il 2018 è stato un anno intenso, denso, impegnativo quando non proprio stressante e frustrante ma anche ricco, per quanto riguarda l’attività associativa di noi GT, di interessanti gratificazioni..
Sicuramente un anno che ha lasciato il segno e tracciato un solco indelebile a mo’ di spartiacque.
E se ci guardiamo indietro attraverso tutti questi anni vediamo che i progressi fatti nel mondo della disabilità sono minimi.
Se dovessimo analizzare i vari fronti o ambiti come volete chiamarli (accesso alle cure, riabilitazione, ausili, diritto allo studio, diritto al lavoro, diritto alla vita indipendente e quindi tutto quel che comporta spostarsi e fruire dei vari servizi nei luoghi pubblici, tanto per citare le prime cose che mi vengono in mente)  e confrontarli al 2008, si vedrà che si è avanzato di molto poco e talvolta grazie a percorsi ridondanti, lentissimi e  spesso anche ostacolati.
Non per nulla l’ONU ci ha dato una strigliata poiché nel nostro Paese la Convenzione ONU non ha praticamente attecchito….
Pensiamo solo alla legge sui PEBA.
Nata nel 1986, dove e soprattutto COME sta funzionando?
La regola vigente e mai infranta, finora, è quella della non applicazione delle leggi: ovunque non si applicano le leggi soprattutto perché non si conoscono, sembra impossibile eppure è così: l’ignoranza della legge è il nemico pubblico numero 1 per noi genitori!
Un’altra cosa che abbiamo imparato, in questi dieci anni, è che i genitori italiani non sono capaci di fare fronte unico e compatto con l’obbiettivo di ottenere un risultato importante per tutti, ma si muovono solo per il proprio caso personale e non hanno interesse a mantenere una rete di rapporti  attraverso cui fare circolare le informazioni per tutti.
A fronte di un numero altissimo di genitori, in Italia, che hanno figli con disabilità, se si intraprende un’azione di gruppo come per esempio una petizione, non si raggiungono che poche migliaia di adesioni – e non parliamo poi di sondaggi  dove è solo richiesta la risposta a poche domande: non è possibile utilizzare come rappresentativo il campione di coloro che rispondono.
Inoltre a pochissimi interessa sapere effettivamente come stanno le cose e quindi avere gli strumenti per affrontare le problematiche che, purtroppo, costellano la nostra vita, l’importante è solo risolvere il proprio problema e chi s’è visto s’è visto.
In questo modo non c’è proprio speranza che le cose migliorino, nè che la cultura intorno alla disabilità si diffonda e abbatta quel pregiudizio per cui succede ancora, nel 2018 presto 2019 che le persone con disabilità stanno in un altro mondo, rispetto a quello normodotato.
In queste ore è stata approvata la nuova legge di bilancio, che si traduce  in fondi stanziati che andranno a finanziare certi ambiti.
Per esempio il fondo annuale di 20 milioni per la famosa legge sul Caregiver Familiare è rimasto intatto ed è ritornato nelle casse statali. Per il 2019 addirittura hanno stabilito 5 milioni in più. Ma se non c’è la legge quei soldi non avranno destinazione e ?
Certo, la buona notizia o lo sblocco di una situazione inceppata può sempre essere dietro l’angolo.
Bisogna essere positivi perchè, altrimenti, cosa rimane?
Intanto passiamo nel nuovo anno e poi si vedrà.
Auguri a tutti.

Alessandra

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Lettera aperta al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte sull’inclusione delle persone con disabilità

Il primo ottobre abbiamo inviato al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte una lettera aperta sull’inclusione delle persone con disabilità, che pubblichiamo oggi.

Se la spesa pubblica sarà aumentata, dovrà essere prioritariamente considerato il welfare, da anni depresso dalle politiche economiche e sociali dei governi precedenti. La spesa sociale è la base per la convivenza reciproca e, come tale, deve essere assicurato il benessere dei “più fragili tra i fragili”: le persone con disabilità.
Abbiamo iniziato scrivendo di un tema caro a tutti i genitori con figli con disabilità: la scuola, poiché rappresenta il futuro di ogni popolo. Quella scuola inclusiva che la Legge ben delineava; inclusione troppo spesso solo sulla carta e una Legge, la 104/1992, che rischia lo stravolgimento se non viene soppresso il Decreto 66/2017 che ha riformato (devastandola) proprio l’inclusione scolastica.
Se ben gestita e nei termini di legge l’inclusione agevola tutti, indistintamente. Oggi sta sempre più diventando una crudele barzelletta. Basti considerare il drammatico inizio del corrente anno scolastico per gli alunni con disabilità: sproporzione gestionale dei docenti di sostegno, tagli di ore sia sul sostegno che sull’assistenza (all’autonomia e alla comunicazione tanto quanto sull’educativa); docenti specializzai sul sostegno rimasti a casa quando migliaia di cattedre non sono state assegnate o assegnate a docenti non specializzati col rischio di creare danni enormi agli studenti con disabilità. E via così in innumerevoli segnalazioni.
Vedremo se di cambiamento si potrà realmente parlare o se quelle del Governo saranno solo altre parole al vento.

Illustrissimo

Presidente del Consiglio dei Ministri

Dott. Giuseppe Conte

 

Verona, 1 Ottobre 2018

Oggetto:    Lettera aperta al Presidente del Consiglio sull’inclusione delle persone con disabilità

Illustrissimo Presidente,

Dunque il Governo ha deciso: l’Italia avrà, pare, la possibilità di investire. Non entriamo nel merito delle modalità, ma da anni ripetiamo che il welfare corrisponde alle fondamenta del nostro Paese. E ci permettiamo di indicare anche a Lei, come ai suoi predecessori, alcuni punti per tutelare il diritto dei “più fragili tra i fragili”. Iniziando dalla scuola.

  • Nel DEF, Documento di Economia e Finanza, ci sia anche il punto fondamentale per superare il dramma dello sbilanciamento dei docenti di sostegno scolastico per gli alunni con disabilità: realizzare corsi di specializzazione diffusi, a costi onesti e accessibili, di qualità controllata anche dagli interessati, dalle famiglie e dalle associazioni delle persone con disabilità. Che siano realizzati in Italia, vietando specializzazioni che senza alcun controllo avvengono all’estero.
  • Sia eliminato il D.Lgs 66/2017 di riforma dell’inclusione scolastica, che sta creando discriminazioni che, con la sua prossima piena applicazione (dal prossimo anno scolastico), diventeranno incostituzionali.
  • Sia data immediata priorità nell’assegnazione delle cattedre ai docenti specializzati, con un congruo riconoscimento economico, essendo il loro impegno senza dubbio superiore.
  • Siano stabilizzati immediatamente tutti coloro che hanno acquisito la specializzazione nel sostegno.
  • Sia garantita l’equità nel numero di cattedre in ogni scuola del Paese, nord, centro e sud.
  • Sia controllata da un gruppo di lavoro la qualità del sostegno scolastico; gruppi costituiti a tutti i livelli: nelle singole scuole, nei comprensivi, negli uffici scolastici provinciali e regionali. E nel MIUR. Assieme alle famiglie.
  • Siano garantite agli alunni le professionalità degli assistenti, sia all’autonomia e alla comunicazione, sia educativo-culturali, creando la figura professionale che garantisca la qualità del servizio e sia gestita dal MIUR e con congrua remunerazione.
  • Siano assegnate le ore richieste, di sostegno e di educativa; i ricorsi persi dal MIUR sino ad oggi hanno raggiunto cifre ingentissime a danno dello Stato.
  • Siano ricostituiti i GLIP, Gruppi di Lavoro Interistituzionali Provinciali presso gli Uffici Scolastici Territoriali (Provinciali), con funzioni prioritarie di programmazione.
  • Siano ricostituiti i GLI con la piena partecipazione delle famiglie, eliminate invece dal D.Lgs 66/2017.
  • Siano costituiti in tutti gli Uffici Scolastici Territoriali dei gruppi di lavoro per i bisogni educativi complessi, con personale specializzato a questo scopo e con risorse adeguate.
  • Siano date le risorse indispensabili per il reale funzionamento dei CTS/CTI, centri territoriali per supportare le scuole sulle tematiche dei bisogni educativi complessi.
  • Sia ri-costituita con attenzione la scuola in ospedale.
  • Sia garantita l’adeguata assistenza agli studenti con disabilità in tutte le università. Ma anche negli asili nido. Insomma, dall’inizio alla fine del percorso formativo. È un diritto Costituzionale.

 

Tutto questo costa? Assolutamente sì, ogni punto costa, la disabilità costa! Ma costa enormemente di più gestirla in modo indegno ed illegittimo come fatto sino ad oggi.
I limiti alle persone con disabilità sono creati dal pregiudizio di chi disabilità non ha. È ora di cambiare.

Cordiali saluti

Associazione Genitori Tosti in Tutti i Posti ONLUS

Alessandra Corradi, presidente

Massimo Bravi, segretario

Giovanni Barin, vicepresidente e referente Lombardia

Daniela D’Amico, referente Veneto

Margherita Franzese, docente, referente Lazio

Maria Gaugliardito, docente, referente Sicilia

Simona Lampis, referente Sardegna

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GT e Venice Marathon

Related imageNello scritto dello scorso 10 giugno annunciavamo la partecipazione dei GT alla Venice Marathon del 28 Ottobre 2018, con lo scopo di abbattere le barriere e a favore dei progetti dei Genitori Tosti.

Si aggiunge in questi giorni la pagina “Gli amici di Jacopo” quale foundraiser, grazie alla quale si può donare per il progetto della Venice Marathon e del progetto GT “Barriere mai più”.

Invitiamo tutti gli amici a condividere l’iniziativa tramite questa pagina o sui social media.

https://www.retedeldono.it/it/iniziative/genitori-tosti-in-tutti-i-posti-onlus/massimo.bravi/gli-amici-di-jacopo

 

 

 

 

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Lettera aperta al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Marco Bussetti

Abbiamo scritto al Ministro Bussetti in merito al recente accordo sulle modalità di assegnazione dei docenti sul sostegno scolastico; elemento che, nello stato generale in cui versa la gestione scolastica, potrà rendere caotico il principio del prossimo anno scolastico. Un’altra volta.

Garantire i diritti dei nostri figli diventa sempre più difficile, ma non ci lasciamo scoraggiare. Garantire i diritti dei nostri figli significa però garantirli per tutti, anche per i docenti. Garantire i diritti degli alunni con disabilità significa abrogare innanzitutto la Legge 107/2015. Qualcosa ci dice che le promesse elettorali resteranno, appunto, tali.

 

Ill.mo Ministro,
Le scriviamo per manifestarLe la nostra costernazione in merito all’accordo, siglato il giorno 28 giugno scorso tra il MIUR e le Organizzazioni Sindacali, che permetterà ad insegnanti senza specializzazione di chiedere l’assegnazione provvisoria sul sostegno scolastico degli alunni con disabilità, per l’anno scolastico 2018/2019.
In base a tale accordo un docente di ruolo, ma non specializzato sul sostegno, avrà la
precedenza su un docente specializzato ma non di ruolo, perché le assegnazioni provvisorie vengono decise prima delle nomine annuali.
Siamo un’Associazione di genitori di figli con disabilità, Genitori Tosti In Tutti i Posti, e l’aver appreso che questo infelice provvedimento sia stato dettato dalla volontà di volere porre rimedio alle storture della Legge 107/2015, ci ha profondamente indignato.
Avere deciso, ancora una volta, di usare il sostegno come mezzo per risolvere i problemi di mobilità dei docenti assegnati a sedi lontane dalla loro residenza dal misterioso algoritmo della mobilità è una pratica iniqua e da sempre osteggiata a livello pedagogico e deontologico, oltre che discutibile a livello legislativo.
Il sostegno scolastico, così come l’assistenza educativa e all’autonomia e alla comunicazione, sono ambiti che devono essere gestiti in modo opposto alle logiche affermate dall’accordo sindacale.
Il successo formativo dei nostri figli dipende, infatti, dal fatto che professionisti preparati, specializzati e con esperienza possiedano qualità e competenze specifiche per dare risposte adeguate ai loro bisogni d’apprendimento e sociali.
In particolare, la precarietà del docente di sostegno e l’intermittenza dell’intervento, a causa di incarichi in sedi sempre diverse, impediscono il consolidamento dei metodi e delle relazioni con i ragazzi con disabilità. La mortificazione e lo svilimento della professionalità del docente di sostegno è una pugnalata per i genitori dei ragazzi con disabilità, oltre che per gli stessi docenti.
Come abbiamo scritto (http://www.superando.it/2018/07/12/diritto-allo-studio-leoccasioni- perdute-le-speranze-e-i-timori/) “solo risolvendo le problematiche per le persone più fragili si assicura il benessere anche di chi fragilità non ne ha”. Non vale il contrario, in quanto la comunità educante non può privilegiare alcuni a danno di altri, stravolgendo i diritti. I nostri figli sono una risorsa che produce vantaggi, ma a condizione che la scuola sappia comportarsi in maniera inclusiva, e non si limiti ad accogliere e sopportare gli alunni differenti.

Ci ha lasciati ancor più esterrefatti la voce, che gira tra i docenti e che pare a tutti gli effetti fondata, secondo la quale la piattaforma del Ministero per la domanda delle A.P. contenga in nuce la possibilità di lasciare aperta a tutti i docenti stabilizzati con la L. 107 la possibilità di entrare su sostegno. Pare che alcuni Sindacati stiano consigliando addirittura di spuntare nella piattaforma la voce “specializzazione”, avvalendosi poi, nel prosieguo della domanda, di dichiarare di non avere tale specializzazione, onde evitare le implicazioni penali di una dichiarazione mendace.
In prima istanza, a tal proposito Le chiediamo di volere accertare che le operazioni finalizzate alle assegnazioni provvisorie si svolgano nei limiti della legalità e che gli USR o i Dirigenti scolastici accertino, con documenti cartacei, i requisiti dichiarati dai docenti.
Se queste voci corrispondessero al vero, ci troveremmo in una situazione doppiamente discriminatoria e illecita sia per i nostri figli sia per quei docenti che, fiore all’occhiello della scuola pubblica statale italiana, hanno speso tempo, risorse e amore per una professione delicata, quanto insostituibile, svilita da decenni: ad un accordo deprecabile, seguirebbe un’applicazione truffaldina.
Ma è l’accordo sindacale che deve essere corretto per rettificare questa profonda
discriminazione nei confronti degli alunni con disabilità.
Pur essendoci migliaia di docenti, inseriti nelle GaE e nelle GI, che hanno scelto di
specializzarsi per il sostegno per motivazione intrinseca, in quanto vivono la disabilità di un figlio o da molto vicino, il MIUR fa altre scelte che vanno in direzione opposta all’inclusione.
A nostro modesto avviso solo la stabilizzazione degli specializzati già formati, può garantire l’inclusione di tutti, anche di chi disabilità non ha.

Apprendiamo, anche, da vari comunicati che si richiedono corsi di riconversione da parte di gruppi vari di docenti che in tanti anni di servizio non hanno mai sentito l’esigenza di specializzarsi. Il sostegno si sceglie in tempi non sospetti, non può essere funzionale per la mobilità o per il ruolo, come richiedono i docenti curricolari inseriti in GaE.
La formazione, in particolare sulla disabilità, è un diritto-dovere di tutti i docenti, ma la specializzazione è altra cosa, non può prescindere da criteri selettivi che accertino i prerequisiti di base per potere affrontare l’ammissione ad un corso finalizzato ad occuparsi di attività di sostegno.
Come genitori dissentiamo da un uso strumentale del sostegno che intende garantire le problematiche personali di docenti che si vogliono riconvertire sul sostegno, perché per molti di loro sarà solo un mezzo per raggiungere i propri obiettivi per tornare poi sulle cattedre delle classi di concorso disciplinari di provenienza. Quanto meno con le modalità attuali che non tengono conto dei cicli di studio dei ragazzi. Chi ha scelto il sostegno sicuramente è propenso a permanere nella cattedra, in modo volontario, senza nessun obbligo da parte dell’amministrazione.

Lei, Ill.mo Signor Ministro, ha facoltà di intervenire, per correggere questo increscioso accordo, con un Decreto Ministeriale ai sensi dell’art. 17 c. 3 della Legge 23 agosto 1988, n. 400.
Discriminare i docenti specializzati, in quanto le A.P. non rispettano le norme di rango primario che sanciscono il loro diritto di priorità per la nomina su cattedre di sostegno vuol dire, di fatto, discriminare i nostri figli sia per il diritto allo studio, mortificato per il conseguente e del tutto probabile ritardo nelle prossime nomine dei docenti precari specializzati, sia per il diritto alla continuità educativo-didattica.

Ill.mo Ministro, siamo famiglie abituate a lottare fin dalla nascita per affermare i diritti violati dei nostri figli e non possiamo accettare che simili atti discriminatori e illegittimi passino sotto silenzio.
Ci aspettiamo che, in rispetto del programma elettorale con cui è stata richiesto il consenso agli elettori, il Governo di cui Lei fa parte, proceda all’abrogazione della legge 107/2015 e di quei decreti che, se dovessero trovare applicazione, minerebbero l’inclusione scolastica, la partecipazione delle famiglie e la vita stessa della scuola, intesa come comunità educante.
Chiediamo un’azione chiara, senza ulteriori toppe correttive che potrebbero servire solo ad ingarbugliare sempre più la situazione. Il processo abrogativo è funzionale al ripristino della normativa precedente che garantiva, senza dubbio e in modo più adeguato, la tutela dei diritti dei nostri figli.
Come esponente del Governo in carica e come professionista del sistema educativo, Lei non può esimersi dall’attivare tutti gli strumenti idonei alla correzione di tali storture. Da parte della nostra Associazione, esprimiamo la massima volontà a collaborare con il suo Ministero, per delineare le migliori prassi volte ad invertire una tendenza che, di fatto, si allontana da una scuola che sempre più rimane inclusiva solo sulla carta.
Le chiediamo, se è disponibile, a concederci un incontro, per approfondire gli argomenti di cui sopra, al fine di ascoltare anche le ragioni dei genitori di bambini e ragazzi con disabilità, oltre che quelle dei docenti, sostenute dai Sindacati. Vogliamo credere che non resteremo, ancora una volta, inascoltati: qualora fosse accertato che le assegnazioni provvisorie siano oggetto di abusi, per dichiarazioni mendaci, e/o se non dovesse essere tutelato il diritto allo studio ed alla continuità didattica dei nostri figli, nostro malgrado, ci vedremo costretti ad avvalerci del diritto di tutelare i nostri figli nelle sedi opportune.

La ringraziamo per l’attenzione e restiamo in attesa di un cortese riscontro.
Associazione Genitori Tosti in Tutti i Posti ONLUS

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