Inclusione scolastica: si riforma, si arretra, si riforma, si arretra…

Il 7 aprile 2017 sono stati approvati i decreti delegati della Legge 107/2015. Tra questi quello inizialmente emanato dal Governo come schema di decreto Atto 378 riguardante gli allievi con disabilità nelle scuole, ora presentato nel suo testo definitivo.

Fin dalla proposta nel 2014 del disegno di legge Fish/Fand di riforma del sostegno scolastico, arrivando all’attuale testo approvato, Genitori Tosti ha sempre affermato la contrarietà a qualsiasi cambiamento in senso restrittivo dei diritti degli studenti con disabilità sia per le loro famiglie.

Il testo approvato dal governo porta nuove diffuse criticità nel sistema inclusivo, solo in apparenza circoscritto all’ambito scolastico, ma che estenderà i suoi effetti negativi in quello più vasto dell’inclusione sociale delle persone con disabilità, andando a modificare la Legge 104/1992.

Ne esce un sistema scuola distorto, che limiterà l’accesso alla scuola “di tutti e di ciascuno”. Siamo di fronte a un cambiamento che fonda le proprie radici nella discriminazione delle persone più fragili. Una riforma imposta senza aver considerato consigli e richieste di famiglie, docenti, assistenti, esperti.

Le criticità nell’inclusione scolastica, al contrario di quanto affermato dal MIUR, sono in estrema sintesi le seguenti:

  • marginalizzazione della famiglia e delle associazioni nel processo inclusivo;
  • svilimento del PEI, Progetto Educativo Individualizzato;
  • insufficiente formazione del personale docente e non docente;
  • ridimensionamento (e scomparsa) dei GLHI
  • valutazione dell’inclusione scolastica lontana dall’essere fattore inclusivo;
  • sfilacciamento della filiera gestionale che sul territorio perde l’occasione di rinvigorire il ruolo di supporto alle famiglie e alle persone con disabilità, razionalizzando in senso deprimente ciò che fino ad oggi erano i GLIP, Gruppi di Lavoro Interistituzionale Provinciale, e di conseguenza gli UST;
  • burocratizzazione gestionale, tesa a tagliare risorse negando il dialogo;
  • eliminazione della possibilità per le famiglie di aprire un contenzioso in modo razionale;
  • per contro, aumento di contenziosi maggiormente complessi, con oneri crescenti per tutti e spreco di risorse per lo Stato;
  • enorme criticità nella delicata gestione degli aspetti sanitari e di igiene;
  • mancanza di strategie nell’alternanza scuola-lavoro;
  • assenza di visione nel percorso dopo la scuola secondaria di secondo grado;
  • grande incertezza sul futuro dell’insegnante di sostegno e degli assistenti;
  • infine ma non certo di minore gravità: che fine farà la scuola in ospedale e a domicilio, fiore all’occhiello del diritto all’istruzione e allo studio dello Stato italiano?

Nonostante l’impegno eccezionale della Rete dei 65 Movimenti, cui Genitori Tosti aderisce, l’irresponsabilità di coloro avrebbero dovuto più di tutti tutelare le persone con disabilità credendo di poter influire su una governance del Paese storicamente tesa su finalità opposte, sia l’aver perseverato nel mancare la compattezza del mondo della disabilità, ha condotto le persone con disabilità e le loro famiglie a un arretramento nei diritti di oltre vent’anni.

Lo ripetiamo: con i diritti fondamentali non c’è mediazione possibile, ogni compromesso è un’immensa  disfatta in termini di tutela. Il risultato finale è purtroppo esattamente questo.

La Retedei65Movimenti ha diffuso nelle scorse settimane un video nel quale le famiglie chiedono al Presidente della Repubblica di non ratificare il decreto. Invitiamo tutti a guardarlo, ascoltarlo e diffonderlo ovunque le coscienze possano risvegliarsi.

Per il futuro dei nostri figli, delle persone con disabilità è imprescindibile tornare all’idea di inclusione nei fatti; su questo ci impegneremo come associazione e come Rete.

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Costituzione e Leggi. Loro o le persone vanno cambiate?

viewfinderSono davvero tante le volte (e fin da tempi non sospetti, questo sito lo testimonia) che come Genitori Tosti abbiamo ripetuto che l’Italia ha ottime leggi, specie sulla disabilità, e un’altrettanto valida Costituzione. Analogamente, abbiamo ripetuto che troppo spesso le norme non vengono applicate oppure vengono riformate riducendo o violando i diritti fondamentali delle persone.

Uno Stato che emana leggi che poi non rispetta o che “dimentica” di controllarne l’applicazione non è una sorpresa in un Paese dove evadere le leggi è diventata prassi accettata proprio dallo Stato. Qui però parliamo di bisogni primari che devono essere LA priorità e che sono la base della convivenza civile per tutti. Ignorarlo porta sul versante che stiamo vedendo in questi anni: si tagliano i fondi per le persone con disabilità e non autosufficienti, si mettono vincoli all’accesso ai servizi, si elimina il controllo sul funzionamento dei servizi dello Stato. Eccetera. Il fine è sempre lo stesso: lucrare alle spalle di chi a meno risorse.

L’esperienza delle nostre famiglie porta ad affermare che il problema non è l’avere norme troppo complesse o troppo costose per essere applicate completamente. No, il problema è la maleducazione, la volontà discriminatoria e persecutoria, la violenza che anima una grande fetta della società. I fatti che abbiamo visto in questi anni preoccupano ancor di più osservando che con particolare pervicacia l‘accanimento si concentra verso i più deboli e le loro famiglie. Le nostre famiglie.

Educare, guidare la società verso la convivenza civile nel rispetto delle leggi deve essere la priorità di ognuno, deve guidare l’azione dello Stato e di chi lo rappresenta.

Da inguaribili ottimisti questa quindi è la proposta che vorremmo sentire nei programmi di chi si candiderà al governo del Paese: superare finalmente il paradosso di norme applicate in parte o completamente ignorate. E, al contempo, cancellare le pessime leggi e riforme viste fin qui.

Negare l’evidenza (che possiamo certificare giornalmente) senza poter dimostrare i risultati dell’applicazione diffusa della legge dimostra, invece, una pericolosa incapacità gestionale e l’inadeguatezza che abbiamo riscontrato nelle persone che hanno guidato il Paese negli ultimi vent’anni.

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