Caregiver: un disegno di Legge da rifare

Grazie alla sua Presidentessa, Alessandra Corradi, Genitori Tosti lancia la petizione su CHANGE.org, indirizzata all’On. Sacconi, per rivedere profondamente, se non del tutto, il disegno di legge sui Caregiver familiari in discussione in questi giorni al Parlamento:

CAREGIVER FAMILIARE, UNA LEGGE GIUSTA E A TUTELA DI TUTTI

Chiediamo a tutte le persone vicine alla disabilità di firmare e condividere la petizione e il suo pensiero di fondo: una legge giusta e a tutela di tutti.

Questo il testo che accompagna la petizione:

Per chi come me e almeno per altri 9 milioni di persone in Italia, assistere un familiare stretto, un figlio non autosufficiente o un genitore o il proprio partner, è un lavoro non riconosciuto, che impiega 24 ore al giorno, tutti i giorni, per sempre. Chi svolge questo lavoro di cura si chiama “caregiver familiare”.

Non esistono ferie e non esistono tutele, di nessun tipo, specie quando si è costretti ad abbandonare il proprio lavoro perché è incompatibile con il careviging familiare. Non esistono scuole o corsi di formazione che ti preparino per questa professione di cura, che non è una scelta ma un obbligo, in quanto non esistono reti di servizi, a partire da quello psicologico per finire con quello economico, passando per tutta una serie di ausili fondamentali per la persona che svolge un lavoro di cura di un proprio caro. Il caregiver familiare è spesso abbandonato al suo destino e quando l’età avanza chiunque può immaginare l’epilogo obbligato, per tacere di quando il caregiver viene a mancare all’improvviso. Inoltre la durata di vita, proprio per il tipo di lavoro molto usurante, è notevolmente più corta del resto della popolazione. Per rimediare alla situazione in cui versano 9 milioni di italiani e relative famiglie al Governo è in itinere, dal 2015, una legge che per la prima volta normerebbe la figura del caregiver familiare in Italia e, di conseguenza, tutto quanto pertiene a questa professione non riconosciuta. Al momento è in esame al parlamento uno schema di testo unificato che si compone di 4 articoli e che avrebbe dovuto riunire 3 DDL precedenti sullo stesso argomento, ma il risultato annulla le aspettative e i diritti di tutti i caregiver familiari italiani.

Per una legge giusta e di tutela si chiede all’On. Maurizio Sacconi, al relatore Sen. Giuseppe Pagano di accettare ogni emendamento ragionevole, proposto direttamente dalle associazioni di caregiver e non da qualcun altro che dica di rappresentare questa categoria, senza averne i titoli. Si chiede anche al Direttore della Conferenza delle Regioni e delle province Autonome di accertarsi sul contenuto della Legge in quanto, logisticamente ed economicamente, la sua attuazione sembrerebbe ricadere sulle Regioni.

Il tempo non è molto per fare una buona legge, solo fino a dicembre 2017, chiedo perciò la solidarietà di tutti per essere in tanti a sostenere questa petizione perchè, volendo, si può fare una buona legge che tuteli tutti.

 

Vi chiediamo di firmare e condividere la petizione. E’ quanto mai importante fermare un andazzo che vede negli ultimi anni elaborare leggi propagandate come panacee ma che nel contenuto vanno in un verso opposto al bene e ai diritti delle persone con disabilità e delle loro famiglie.

Grazie

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SOGNANDO FIRENZE SOGNA

di Alessandra

SOGNANDO FIRENZE SOGNA

logo Conferenza Nazionale sulle Politiche per la Disabilità

logo Conferenza Nazionale sulle Politiche per la Disabilità

Mi corre l’obbligo di una premessa:  un certo giorno scopro che a Firenze, a metà settembre, si terrà un evento che riguarda l’intero mondo della disabilità, in Italia.

All’epoca mi trovavo in  grandi difficoltà, mi si erano pure rotti tutti i pc e avevo delle scadenze molto crude, insomma un periodaccio.
Sicchè la mattina che dovetti andare per fare l’ISEE – quello corretto dopo la sentenza del Consiglio di Stato del 3 dicembre 2015, girovagando insieme a mio figlio, la cui carrozzina spingevo con molta difficoltà per i marciapiedi del centro, scopro una targa che mi dice “Ministero del lavoro e delle politiche sociali”. Praticamente appariva in sovraimpressione la scritta “vieni dentro”.
Cosa che ho fatto, provocando lo scompiglio generale.
Tutte donne, tutte gentilissime e tutte che guardavano mio figlio – perchè effettivamente hai dei capelli meravigliosi e così lunghi che lo scambiano sempre per femmina. Si prodigano per aiutarmi, c’è proprio una staffetta intanto che mi fanno accomodare comodamente insieme a mio figlio. Un’accoglienza bellissima, grazie!
Poi arriva la signora che ha risolto tutto, nonostante quello che chiedevo io era – ma che strano – la prima volta che udivano, non ne avevano mai sentito parlare….. mettiamola così: magari ho aperto una finestra su un mondo a queste persone.
Passa qualche giorno e la signora gentile che si era presa l’impegno, mi manda una e-mail, che contiene un numero di telefono.
Che io faccio.
E che mi permette di iscrivere l’associazione che rappresento alla Conferenza di Firenze.
Questo si snodava tra giugno e luglio scorsi.
Poi succede l’estate, una miriade di fatti e conseguenze.

Fine premessa.

Giovedì 15 settembre: mi sveglio alle 4.40 per prepararmi, alle 5.50 prendo il taxi che mi porta in stazione, poi il treno, poi un altro taxi e poi questa fortezza Da Basso che è una piccola cittadella del ‘500 completamente ristrutturata, bellissima – ma la ghiaia potevate risparmiarvela, è la morte delle sedie a rotelle ! Delle passerelle per consentire l’accessibilità, no?

Quello che mi piace subito un sacco è che la security/accoglienza è fatta da ragazzi che vengono dal mare  quelli che per noi sono i “profughi” lì sono ragazzi sorridenti, educati e molto pazienti: BRAVI!

Poi – sì ok, forse sono molto impressionabile, io, signora del profondo nord-est che passa il 90% del suo tempo a casa praticando il caregiving a suo figlio, avvicinandomi all’imponente ingresso del padiglione principale intitolato ad un famoso politico italiano. Qui è tutto enorme e spaziosissimo.

All’accettazione ci sono tot persone suddivise per tronconi di alfabeto (A-D, E-L e via così) e file piuttosto lunghe. Mi metto in quella in cui c’è la G di Genitori Tosti, poi mi viene un dubbio e mi metto nella fila dell’iniziale del mio cognome. Incredibile ma vero pure qui ci sono anche fenomeni che fanno i furbetti e ti passano davanti.  E poi, appressandosi il mio turno, inizio a sudare freddo: vedo quelli davanti a me sciorinare tessere su tessere. Penso alla mia unica tessera in mio possesso, che è a casa, sulla mensola più alta della cucina e completamente scolorita perchè l’ho lavata insieme ai jeans nella cui tasca la tenevo: come spiego questa cosa ? Già mi prefiguro scenari di ignominia, in cui tutti mi additano quale “senza tessera di associazione” e quindi non ammissibile alla conferenza.
Invece arriva il mio turno e devo solo dire come mi chiamo e mettere una firma.

Mi dirigo perciò alla sala della “plenaria” con i saluti delle istituzioni etc.

Poi è il momento dei tavoli: ce ne sono 7 (il progetto di vita, Il progetto di adattamento domestico della Regione Toscana, Le risorse del FSE e la coprogettazionepubblic/privato, le politiche per l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità, le reti di accessibilità, la scuola inclusiva: la didattica per l’inclusione e la progettazione educativa zonale della Regione Toscana).
Io mi ero iscritta a quello del progetto ADA, perchè è un argomento che mi tocca da vicino, cioè proprio mi serve avere delle conoscenze in questo campo, per mio figlio.

Veniamo accolti (in una delle tante salette con megavideo, interprete Lis nell’angolo e postazione digitale/fonica di ultima generazione) da questo facilitatore, che introduce il tutto e poi parlano gli attori di questo progetto sperimentale. Il modello è quello che da 16 anni stanno facendo in Emilia Romagna.

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