Nel silenzio viene tagliata l’inclusione scolastica

Il Governo e il MIUR stanno procedendo nel varo dell’ennesima riforma scolastica.

“Cosa c’è di nuovo?, direte; “sono vent’anni che la scuola cambia a colpi di riforme!”

E’ vero: Berlinguer, Fioroni, Moratti, Gelmini, Carrozza, Giannini, Fedeli: dall’autonomia in poi, tanti (e apparentemente) diversi partiti politici hanno messo mano alla scuola pubblica statale e a quella privata; sulla prima tagliando 4.000.000.000 (quattro miliardi: capirete il perché la scuola non funzioni gran che bene senza docenti, senza bidelli, senza laboratori, senza formazione, ecc) travasando una parte consistente sulle private, che facendo business e mercato, hanno obiettivi assai lontani da quelli della scuola pubblica statale. Sicuramente distanti da quelli che interessano gli allievi con disabilità.

Oggi però si sta dando il colpo di grazia alla scuola pubblica con le deleghe previste dalla Legge 107/2015 che il governo ha presentato a fine gennaio e che ha iniziato a varare.

Tra quelle in discussione quella che riforma l’inclusione scolastica, con lo schema di decreto Atto 378. Abbiamo sviscerato il problema di fondo più e più volte qui e sui social, anche con la ministra Fedeli che ha affermato comunque di volere presentare i decreti apportandovi alcune modifiche, migliorandoli una volta convertiti in legge.

Genitori Tosti e la Rete dei 65 movimenti (cui GT aderisce e composto da famiglie, docenti, assistenti) ritenendo devastanti per la disabilità sia i testi originari che qualsiasi compromesso che ne deriverà, chiedono invece il ritiro degli schemi delle leggi deleghe e l’apertura dell’Osservatorio Permanente per l’Integrazione scolastica ad una stagione di vero confronto con tutto il mondo della disabilità, con l’ascolto di tutte le posizioni e no soltanto di chi ha un’interesse ad essere al fianco dei partiti. Ritiro anche perché queste deleghe cambiano profondamente la Legge 104/92, aprendo ad una stagione di taglio dei diritti fondamentali delle persone con disabilità.

Chiediamo a tutti di condividere il pensiero di cui sopra e le immagini sottostanti. Riprendiamoci la scuola per l’inclusione sociale dei nostri figli!

#ritirodeleghe #ritiroadoltranza #rete65movimenti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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I risultati del sondaggio tra le famiglie con disabilità: cosa ne pensate della riforma dell’inclusione scolastica?

Il 29 gennaio scorso come Genitori Tosti abbiamo promosso un sondaggio tra le famiglie con figli con disabilità per conoscere il loro (e nostro) parere sull’Atto di delega 378 che il governo ha presentato al parlamento, che andrà a modificare l’attuale normativa modificando profondamente il sistema dell’inclusione scolastica. Trovate il sondaggio su quest sito o a questo link: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSc_SwIxH3s1yaUEUhqkTKS8hXD86kf-YJCgGMNhJGVOzdMj7g/viewform?usp=sf_link

Il documento che raccoglie gli esiti del sondaggio è stato presentato e consegnato alla Ministra Valeria Fedeli in occasione dell’udienza del 2 marzo scorso quando una delegazione della “Rete dei 65 movimenti” ha avuto modo di portare le criticità connesse alla riforma, chiedendo il ritiro di tutte le deleghe e, in particolare dell’Atto 378.

Tralasciando gli effetti che questa riforma avrà nell’ambito più ampio della gestione della disabilità che avverrà a seguito della modifica della Legge 104/92, per la scuola saranno molti i cambiamenti.
Dalla presentazione dell’Atto la nostra associazione si è mossa per contrastarlo chiedendone il ritiro senza alcun emendamento, nella convinzione che la violenza con cui si vuole imporre un ulteriore compromesso (che come tale per la disabilità sarà forzatamente al ribasso) non sia corretto sotto ogni profilo. Dobbiamo avere di più, non certo meno.
La testimonianza delle famiglie rende bene la sostanza del risultato del sondaggio che qui vi proponiamo.

Potete scaricare il rapporto direttamente da questo sito: http://www.genitoritosti.it/wp-content/uploads/2017/03/Presentazione-GT3.pdf.

Gli esiti del sondaggio vanno ovviamente letti riflettendo sul fatto che le risposte sono di famiglie sensibili alla tematica. In tal senso alcune risposte profilano un sistema che ha certamente grandi criticità maggiormente evidenti nell’incapacità (e inadempienza legale) dei dirigenti scolastici di gestire una tematica che

Crediamo sia significativo riportare qui di seguito le risposte scritte che una parte delle famiglie ha lasciato nella sezione del sondaggio in cui si poteva inserire il proprio pensiero sull’Atto che riforma l’inclusione scolastica:

  • La nuova riforma rappresenta un arretramento rispetto ai diritti all’inclusione che si era riusciti a ottenere con la 104/92. La logica sottesa a questa nuova riforma è quella basata su tagli, per fare i quali deve abolire diritti acquisiti.
  • Se approvata sarà un disastro.
  • Se mia figlia ha ottenuto recupero e integrazione è in parte grazie alle mie notti insonni a fare ricerche, è in parte grazie all’aver preteso, ricercato e formato un team riabilitativo intorno a lei formato da scuola famiglia uonpia e attività riabilitative. Senza questi diritti è lo Stato che crea la disabilità di mia figlia
  • È un passo indietro, un colpo grosso in negativo all’inclusione dei ragazzi/e con disabilita’
  • Credo che una inclusione si possa avere nel.momento in cui i nostri figli non vengano vissuti come un problema x la classe e vengono rilegati nelle aule di sostegno ricreando così luoghi di esclusione e di isolamento
  • Le figure che sono intorno ai nostri figli debbono lavorare con la classe e devono essere specializzati e sapere che ogni bambino è diverso da un altro e quindi trovare le strategie in base al bimbo e non a delle formazioni superficiali e pure fatte male. La continuità di queste figure è fondamentale x la vera inclusione il sostegno non è il trampolino x passare di ruolo chi sceglie questa strada deve rimanere x anni e deve portare il bambino fino alla fine del ciclo scolastico. La formazione e fondamentale le insegnanti gli aec ecc. Devono essere equipe non un scaricabarile di responsabilità i nostri figli hanno gli stessi diritti e doveri degli altri. Ultima cosa le famiglie vanno ascoltate.
  • Maestri e assistenti preparati ed in continuo aggiornamento. Continuità scolastica. Tutte le figure devono cooperare e comunicare con i genitori i terapisti e neuropsichiatra. Lavoro di équipe. 4 GLH nell’anno scolastico per far coadiuvare le varie informazioni sia progressi che problematiche ed intervenire tempestivamente.
  • Condizionare tutto alla disponibilità economica è oltraggioso, specie visti i tagli che si continuano a subire.
  • Questa riforma porterà l’alunno disabile grave alla totale merce indifferenza dello stato, ma, sono sicuro che il Nostro Signore ci aiuterà e in qualche modo i colpevoli di questa ignobile proposta di legge “cambieranno idea”.
  • La legge attualmente in vigore se utilizzata bene ha sempre funzionato . Perché cambiarla in peggio? Dovete risparmiare sui nostri figli disabili?
  • Essendo mamma di una bimba disabile mi sono vista negare l’assistente all’autonomia per anni essendo compito del comune …..troppi diritti negati per leggi inesatte e soprattutto per mancanza di fondi……
  • La proposta di riforma (per ora solo proposta) non solo é un segnale di ritorno a una scuola di 40 anni fa cancellando tutto quello che si é costruito in tutti questi anni, inoltre va contro i principi fondamentali della legge 104/92.
  • E’ necessario gestire i bisogni dei bambini al fine di realizzare una inclusione nella classe in primis, non come numeri di un fenomeno sociale ma rispettando la dignità di ciascuno come valore fondamentale della persona umana
  • Pessima!
  • La riforma porterà i bambini con disabilità ai margini della classe abbandonati da tutti
  • Ora come ora c’è molto lavoro da fare sull’inclusione scolastica
  • Vi deve essere collaborazione tra famiglia e docenti nonché l’ausilio degli assistenti perché sia possibile una reale integrazione sociale all’interno della classe affinché il bambino si inserisca e venga accettato tutto rapportato al grado di disabilità.
  • Dico che non è giusto intaccare ulteriormente persone già sfortunate ,e anche se certi problemi non si hanno nelle proprie famiglie non vuol dire che non si debba capire la gravità e il dolore di chi invece lo vive ogni giorno. Se avete una coscienza…..
  • Per quanto riguarda noi (ho due gemelle con disabilità) la scuola non ha mai dato niente di positivo anzi abbiamo sempre trovato docenti di sostegno e non incapaci !!!!!!
  • Una riforma che calpesta le legittime aspettative delle fasce più deboli, i bambini e i ragazzi disabili, lasciandole senza tutele frutto di un obiettivo volto al mero risparmio di spesa.
    Si porta ad un esclusione del soggetto con disabilità
  • In questo modo si eliminano tutte le figure fondamentali per Noi disabili, così non possiamo fare neanche i ricorsi per i nostri diritti e restiamo a casa
  • Peggiora la vita scolastica dei disabili e di conseguenza l’inserimento nella società nel futuro
  • Per avere un risparmio economico vengono colpite sempre i più deboli con una riforma a dir proprio apocalittica nei confronti dei disabili
  • Già è una lotta continua per garantire un soggiorno in ambito scolastico che sia inclusivo e che porti miglioramenti allo studente con handicap…Adesso proprio …si va a ritroso ….si va a colpire sempre i bersagli più deboli ! Piano piano stanno progettando un altro sterminio
  • Da rifare immediatamente
  • Questa nuova riforma non è fatta per inclusione dei disabili ma al contrario si sta cercando di escluderli definitivamente! È per dare un ulteriore taglio ai fondi destinati ai nostri ragazzi! Io come mamma sono davvero preoccupata ! Per mia figlia e per tutti i bambini e i ragazzi come mia figlia il sostegno e l’assistenza scolastica sono fondamentali per l’inclusione scolastica!!! Spero vivamente che la legge non passi !!!!!
  • Penso che questo atto porti indietro di anni. Tutti i sacrifici di noi famiglie, di madri e padri andranno perse, perché all’interno delle scuole c’è un clientelismo assurdo. E se non siamo noi genitori a difendere quelle poche ore che già si danno non c’è nessuno. Inclusione e partecipazione delle famiglie per una vita sociale migliore dei nostri figli.
  • Ma sarà mai possibile che ogni volta che mettete mano alla scuola le cose peggiorino?????
  • Serve più preparazione soprattutto specifica per ogni disabilità, insegnanti formati adeguatamente sulla patologia del bambino.
  • I nostri figli hanno difficoltà a volte anche gravissime, questa riforma esclude questi bambini/ragazzi dal sociale e ghettizza i disabili. Stiamo tornando indietro, invece di migliorare le condizioni stanno togliendo il diritto alla scuola per questi bambini che hanno solo colpa di essere nati in questo stato che sta solo tagliando i fondi per aiutare chi ha difficoltà anche nel quotidiano. Rischiamo di affidare i nostri figli a persone che non hanno né la professionalità né la passione per affrontare le problematiche che noi genitori conosciamo benissimo, e solo chi ha passione pazienza e esperienza può affrontare. Queste riforme non tutelano i bambini e noi genitori. Sono ampiamente contraria.
  • Io non sono “esperta a leggere in politichese” ma posso dire solo queste parole: ultimamente si sentono solo notizie di tagli, di voci non ascoltate e soprattutto di famiglie in difficoltà. Poi se modifichiamo la Scuola togliendo le basi sulla crescita e maturazione dello studente con difficoltà, io non capisco come si possa chiamare «Buona Scuola»
  • Di peggio non potevano proporre per tagliare la spesa pubblica.
  • La diversità di ognuno di noi è una RICCHEZZA per tutti… se vengono emarginate le persone con disabilità sarà per tutti una grave perdita e un regresso sociale in quanto solo con la loro sensibilità (AMORE) e il loro modo di vedere le cose (SEMPLICITÀ) il mondo potrebbe migliorare!!!
  • Se la riforma verrà attuata l’inclusione diverrà ESCLUSIONE
  • Solo attraverso la collaborazione di insegnanti curriculari e sostegno c’è integrazione
  • Le leggi vanno fatte in aiuto di chi si trova in difficoltà, non per crearne altre. Già oggi ci troviamo dinanzi a persone poco preparate, soprattutto dinanzi a casi di autismo, con leggi come queste torniamo indietro di decenni e constatiamo con mano quanto dei nostri figli non interessa nulla a chi ci governa.
  • L’inclusione scolastica senza nessuna figura professionalmente preparata e adeguata per la disabilità dei bambini con maggiore partecipazione delle famiglie e personale qualificato di istituti che seguono i bambini nei vari percorsi riabilitativi…. avranno solo lo scopo di emarginare e non aiutare questi bambini che hanno già una vita piena di disagi ad affrontare la scuola nel modo più negativo possibile.
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2 marzo 2017. Rete65movimenti per il sostegno e Genitori Tosti al MIUR dalla Ministra Fedeli

Nel pomeriggio dello scorso 2 marzo una delegazione della “Rete dei 65 movimenti per il sostegno”, ha incontrato la Ministra On. Valeria Fedeli accompagnata dallo staff dirigenziale del MIUR, per discutere delle deleghe della Legge 107/2015, in primo luogo il tanto criticato Atto 378.
Le famiglie sono state rappresentate da Giovanni Barin, referente GT per la Lombardia, dall’avvocato Maurizio Benincasa, presidente dell’associazione 20 novembre 1989 e da Anna Maria Romano della Consulta per la disabilità del III Municipio di Roma.

La Rete dei 65 Movimenti per il sostegno è ormai salita a 103 tra associazioni, comitati, movimenti, gruppi di genitori e docenti e persone vicine alla disabilità, tra i quali Genitori Tosti.

La delegazione ha consegnato alla Ministra la memoria di critica all’atto 378 elaborato dalla Rete, unitamente al rapporto dei Genitori Tosti relativo al sondaggio effettuato tra le famiglie sulla Legge delega. Entrambi delineano un giudizio nettamente negativo in linea con la reiterata richiesta di ritirare le deleghe, in particolare proprio la 378.

La richiesta della Rete è stata di rispettare l’attuale Legge 104/92: esclusivamente dopo il ritiro delle deleghe, la Rete potrà accettare di partecipare a un tavolo di lavoro per migliorarla.
Incalzato sulle valenze dell’attuale legislazione, lo staff del MIUR ha dimostrato di ignorarle completamente perseguendo una volontà politica del Governo di ledere la disabilità partendo dall’inclusione scolastica degli allievi con disabilità per colpire l’intero mondo della disabilità cambiando i pilastri su cui si reggono gli attuali diritti. Questa linea è dimostrata dall’ennesimo taglio del Fondo Nazionale per le Autosufficienze sia del Fondo Nazionale per le Politiche Sociali: taglio di 50 milioni per il primo e di ben 213,24 milioni per il fondo delle politiche sociali. Un attacco alla disabilità che evidenzia l’assoluta complanarità di questo ai precedenti Governi.

Ci chiediamo quali altri atti ancora debbano attendere coloro che fidano nel Governo dopo vent’anni di aberranti riforme a danno soprattutto della disabilità, le recenti beffe per la disabilità sui diritti sul lavoro, sui tagli al sociale, alla sanità, al mondo del lavoro in generale colpendo le categorie più deboli senza alcun ritorno in termini di ripresa, agli investimenti irragionevoli, alla mancanza di programmazione e tutela delle persone e del territorio. Alla corruzione dilagante proprio in seno ai partiti che hanno governato lo Stato. Cosa si sta aspettando?, il ritorno alle scuole speciali?

Ribadiamo che sia l’aver diviso per l’ennesima volta il mondo della disabilità, sia la collaborazione col Governo a una politica di modifica alle deleghe, sono errori che potranno portare a un compromesso che rappresenterà l’ennesimo schiaffo alle persone con disabilità, ai propri figli in primo luogo.
Pubblichiamo di seguito il comunicato ufficiale della Retedei65movimenti relativo all’incontro.

La rete dei 65 movimenti, ribadisce in questo documento i motivi che determinano una richiesta di ritiro delle leggi delega. Nonostante la rete, in fase costituente nel mese di ottobre, avesse già richiesto di prendere visione della bozza della legge delega sull’inclusione, il Miur non ha mai dato alcuna risposta.
Il dialogo non è mai esistito e le leggi delega sono il frutto di un lavoro svolto esclusivamente da parte di uno staff tecnico, la cui componente politica non si è mai voluta confrontare con il mondo associativo rappresentativo delle persone con disabilità e delle loro famiglie, né con il mondo associativo rappresentativo dei lavoratori del comparto scuola.
Dopo il tavolo tecnico nazionale tenutosi a Palermo nelle giornate del 28 e 29 gennaio, la Rete (103 tra associazioni e comitati, gruppi docenti e genitori) ha deciso di non prendere parte nel mese di Febbraio alle “audizioni farsa” in Commissione. Le azioni di protesta che si sono tenute a Roma il 23 e il 24 febbraio hanno evidenziato l’esistenza di una posizione diversa da quella espressa da FISH e FAND e determinato l’esigenza di un incontro su invito del Ministro.
L’incontro tra una delegazione della Retedei65movimenti con il Ministro On. Valeria Fedeli e una delegazione di dirigenti si è tenuto il 02 Marzo 2017. A conclusione dell’incontro è stato consegnato il documento unitario contenente le motivazioni dell’inemendabilità degli articoli e quindi la richiesta di ritiro del DDL n. 378 e con essa delle altre sette deleghe.
Riteniamo che la forza della rete dei 65 movimenti tragga proprio origine dall’opposizione diffusa su tutto il territorio nazionale ed in ogni sua componente ad una legge delega che risulta non solo in molte parti oscura, che persino la relazione illustrativa non riesce a chiarire, ma soprattutto risulta non essere organica con tutte le altre disposizioni in materia. La legge 104/92 rappresenta per la rete un punto di riferimento e un baluardo in difesa dei diritti delle persone con disabilità.
In questi 25 anni la sua NON applicazione da parte dello Stato ha determinato un ricorso delle famiglie al giudizio in Tribunale, che nel condannare il MIUR ha determinato una spesa per indennizzi pari a più di 300 milioni di euro in soli dieci anni. Ecco quindi che comprendiamo bene le reali ragioni di un suo depotenziamento.
Dalle parole della ministra è parsa evidente una preoccupazione a non voler rendere vano lo sforzo di migliorare la legge 104 del ‘92, non è apparso altrettanto evidente come la 378 potrebbe determinare tale supposto miglioramento.
I dirigenti del Miur, incalzati dalle richieste di chiarimento si sono affrettati a chiarire come alcune criticità evidenziate dalla delegazione della rete, fossero in realtà degli errori marchiani:
permane dunque il limite di 20 alunni per classe in presenza di alunni disabili; fortunatamente reintrodotta la possibilità agli alunni con disabilità di conseguire il diploma di licenza media sostenendo prove differenziate e cancellato il concetto di equipollenza; viene garantito l’inserimento della componente famiglia in seno al comitato di valutazione, sebbene non sia chiaro a quale livello e con quale ruolo; il personale ATA verrebbe chiamato ad esplicare un servizio di assistenza di base agli alunni con disabilità e non in sostituzione degli assistenti igienico personali, senza però che sia stato chiarito cosa si intenda per “assistenza di base”; infine il Miur ha ben compreso che i posti in deroga sul sostegno contribuiscono all’allontanamento dell’obiettivo della continuità didattica, scaricando la responsabilità al MEF non disponibile a mettere a bilancio la trasformazione di tali posti in organico di diritto. Su questo ultimo punto però potrebbero esserci delle aperture.
Siamo davanti ad un governo che ha dimostrato una totale inadeguatezza nel gestire una materia delicatissima come quella dei minori disabili, assumendosi una grave responsabilità politica. Per questo motivo la delegazione della rete si è resa disponibile a lavorare ad un nuovo testo a condizione che la 378 venga ritirata. Tale testo deve comunque incardinarsi alla 104 del ’92.
Tra i partiti in Parlamento, i sindacati e le associazioni rappresentative delle persone con disabilità e delle loro famiglie, dei docenti specializzati e degli assistenti specialistici è ormai evidente una prevalenza di posizioni di contrasto alle leggi delega. Persino alcune importanti istituzioni come il garante per la disabilità della Regione Sicilia, la Consulta comunale di Verona, Le consulte disabilità in seno a tutti i Municipi di Roma, il Garante per l’Infanzia della Regione Calabria, il Garante per l’infanzia della regione Puglia, hanno pubblicamente preso posizione contro la legge delega.
Abbiamo appena ricevuto l’importante adesione n. 103 del Comitato regionale Sicilia Coordinamento Democrazia e Costituzione – ex comitato per il No.
Sembra quindi ormai evidente l’isolamento delle forze parlamentari di governo determinate a licenziare le leggi delega. Per questa ragione, chiediamo che le forze politiche e sindacali che non si sono ancora pronunciate o che dissentono da una riforma peggiorativa, aderiscano alla rete dei 65 movimenti facendoci pervenire una loro posizione netta.
Intanto la Retedei65movimenti aderisce allo sciopero del 17 marzo e continua la mobilitazione attraverso nuove iniziative di sensibilizzazione e di lotta.
La Retedei65movimenti

#ritirodeleghe

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LA RETE DEI 65 MOVIMENTI: IL RESOCONTO DEL SEMINARIO DEL 23 FEBBRAIO 2017 A ROMA

Riportiamo il testo relativo al seminario del 24 febbraio 2017 “Sostegno: INCLUSIONE o ESCLUSIONE? Il docente di sostegno e la continuità didattica. Come cambia la L.104”
I Genitori Tosti hanno partecipato con la presidente Alessandra Corradi e il referente per la Lombardia Giovanni Barin.

LA RETE DEI 65 MOVIMENTI: IL RESOCONTO DEL SEMINARIO DEL 23 FEBBRAIO 2017 A ROMA

26 febbraio 2017
Dopo la manifestazione del 23 febbraio davanti a Montecitorio (indetta dalla RETE DEI 65 MOVIMENTI, unendo genitori, docenti, associazioni, studenti, tutti insieme per chiedere al governo Gentiloni di non licenziare i decreti attuativi della legge 107 del 2015), il Comitato nazionale “Per la Scuola della repubblica” in collaborazione con la “Rete dei 65 movimenti” ha tenuto, il giorno dopo, un seminario di formazione presso il Liceo Tasso di Roma, dal titolo: “Sostegno: INCLUSIONE o ESCLUSIONE? Il docente di sostegno e la continuità didattica. Come cambia la L.104 “

Il seminario è stato introdotto da Cosimo Forleo, docente romano e membro del “Comitato nazionale per la Scuola della Repubblica” che ha promosso l’evento, insieme alla “Rete dei 65 movimenti”. Cosimo Forleo sottolinea quanto sia importante che la Rete sia nata dal basso e che raccolga il mondo della disabilità, le associazioni, gli studenti, i movimenti, i docenti, dando vita a uno splendido sodalizio, che si regge sulla passione per la giustizia sociale e per dare voce alle rivendicazioni dei più deboli.

Daniela Iacopino, docente a Reggio Calabria, giurista e membro A.S.I.S. (Ass. Ins. di Sostegno), ha condotto i lavori del seminario. Ha, quindi, presentato gli interventi puntando l’attenzione sul fatto che all’inclusione degli studenti con disabilità nelle classi comuni italiane può essere attribuito l’epiteto di “primo motore immobile”, mutuando le categorie aristoteliche, in quanto “è qualcosa che provoca il movimento senza essere mosso”, essendo una causa finale inamovibile nella qualità di perno della tradizione pedagogica italiana e, nel contempo, di processo irreversibile di crescita e sviluppo della persona umana. La moderatrice ha proseguito leggendo la relazione inviata da Ferdinando Imposimato, Presidente onorario della Suprema corte di cassazione e garante della Costituzione, che non ha potuto presenziare per motivi familiari.

Daniela Costabile, docente di Lamezia Terme, membro dei direttivi del platea-seminario-del-24-febbraio-2017-a-roma “Comitato nazionale per la Scuola della Repubblica” e dei “Partigiani della Scuola Pubblica”, ha presentato una relazione dal titolo La delega del sostegno. Cosa cambia nel futuro professionale del docente di sostegno. Le proposte della Rete. Daniela Costabile racconta la nascita della “Rete dei 65 movimenti”, generata da una collaborazione con i “Genitori tosti” del Veneto, ed espone gli antefatti che hanno preceduto l’approvazione della delega in Parlamento. “Si evince, infatti, – dice Daniela Costabile – dal comportamento degli autori della delega inclusione e da quello del Partito che ha portato i decreti attuativi all’esame delle commissioni parlamentari, un giorno prima della scadenza, quanto sia stata forzata la mano dal governo, nonostante la sconfitta referendaria, pur di arrivare a decretare la fine della Scuola Statale Pubblica a vantaggio dei privati e della privatizzazione. Infatti il PD non ha mai voluto condividere o consegnare i decreti attuativi a nessuno, prima dei 18 mesi, per non comprometterne la fattibilità, che poteva essere messa in discussione da tutte le parti coinvolte, se ci fossero stati tempi più lunghi da dedicare alla discussione e all’esame. Infine, ha elencato i cambiamenti, purtroppo negativi, che la scuola dovrà affrontare a causa dei tagli previsti dalla “delega inclusione”. I docenti di sostegno saranno infatti ridotti al lumicino da un organo discrezionale che risponde al Governo: il GIT” (gruppo territoriale per l’inclusione). Continue reading

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Persone con disabilità. Perché le parole sono importanti.

Scritto apparso sul gruppo Facebook dei Genitori Tosti. A proposito delle dizioni sulla disabilità: da handicap, handicappato, diversamente abile, disabile, eccetera.
Persona. O persona con disabilità.
E’ un luogo comune, tuttavia vero, rendersi conto, osservandolo ripetutamente, che un oggetto è assai diffuso quando diventa per noi interessante. Dimenticandosene velocemente.
Per una persona con disabilità o per la sua famiglia, coinvolti in questo periodo sul tema della scuola “grazie” alla riforma sull’inclusione scolastica, è facile osservare che la gamma di termini con i quali si viene identificati è quanto mai ampia, andando a ripescare parole che la disabilità non vorrebbe più sentir parlare, ne’ vedere. Come padre di una persona con disabilità, sentire parlare ancor oggi di handicap e handicappato, portatore di handicap, diversamente abile, disabile, diversabile ecc, ai quali si sommano le declinazioni frequentemente dispregiative sulla patologia/condizione della persona, offre la misura di quanta strada debba ancora fare la società per poter dirsi realmente inclusiva.
Capita che con Ross Aliprandi si discorra proprio di questo e si incorra in brevi ma significativi confronti con chi, si da per scontato, abbia acquisito che la “Convenzione ONU dei diritti delle persone con disabilità”, essendo l’ultima fondamentale Legge dello Stato sul tema, sia il riferimento, lo stato dell’arte anche sotto questo aspetto. Scoprendo, amaramente, che non è così.
Persone con disabilità è il termine utilizzato dall’ONU e dallo Stato italiano.
Capita invece ancora trovare “diversamente abili” diffusamente utilizzato, come in questi giorni nelle audizioni delle commissioni proprio mentre si parla della riforma dell’inclusione scolastica,
Sia chiaro che non ne facciamo una colpa. Crediamo però che sia importante mettersi nei panni delle persone delle quali /con le quali stiamo parlando. E riflettere.
Sarà questo svilimento che lo Stato fa di se stesso, della vergognosa distruzione dello stato sociale, a generare una mancata evoluzione del linguaggio? Ebbene, se è così ribelliamoci anche a questo!
Vorremmo semplicemente che si parlasse di persone. Siamo tutti persone, punto. Se poi diventa indispensabile scendere nello specifico delle particolarità della persona, allora si aggiunga il “con disabilità”. Semplice, no?
Facciamo un avanzamento culturale, le parole contano. Insegniamolo sempre, costantemente, con ostinazione ai nostri figli, ai ragazzi, agli alunni e studenti: le parole sono importanti. Altrimenti, tocca sentire dai nostri figli che il vicino di banco “mi ha chiamato …ciao handicappato! Perché, papà?”
Stavolta una risposta semplice da dare a un bambino o ragazzino non è per nulla scontata. Forse può esser utile, in uno slancio tecnologico, dimostrare ai pargoli che chi dice così, semplicemente sbaglia. Guardiamo ad esempio cosa ci dice Google. Ecco, sediamoci al pc e ricerchiamo insieme “persone con disabilità o diversamente abili”. Riportiamo per brevità solo i risultati della prima pagina del motore di ricerca.
La prima risposta arriva dal Corriere: http://invisibili.corriere.it/2012/…
“Le parole sono importanti. Basta! Proviamo a non usarli più? Diversamente abile, invalido, disabile: basta! Le parole sono importanti. Di più, le parole mostrano la cultura, il grado di civiltà, il modo di pensare, il livello di attenzione verso i più deboli. Non è una esagerazione. Cambiamo il linguaggio e cambieremo il mondo. Ci sono parole da usare e non usare. E quelle da non usare non vanno usate. Hai voglia a dire: chiamami come vuoi, l’importante è che mi rispetti. No! Se mi chiami in maniera sbagliata mi manchi di rispetto. Se parliamo di disabilità, proviamo a usare termini corretti, rispettosi? Parole da usare e non usare. Concetti da esprimere o da reprimere. Semplicemente: persona con disabilità. L’attenzione sta lì, sulla persona. La sua condizione, se proprio serve esprimerla, viene dopo. La persona (il bambino, la ragazza, l’atleta ecc.) al primo posto. Questa è una delle indicazioni fondamentali che giungono dalla “Convenzione Internazionale sui diritti delle persone con disabilità” (New York, 25 agosto 2006, ratificata, e quindi legge, dallo Stato Italiano). Non: diversamente abile, disabile, handicappato (ma lo usa ancora qualcuno?)”
Si mannaggia!, lo usano ancora tanti! Anche il compagno di banco! Comunque sia grazie Claudio Arrigoni, questo primo link ci conforta.
Andiamo avanti: il secondo responso è prezioso, arrivando nientemeno che dall’Accademia della Crusca, da Federico Faloppa: http://www.accademiadellacrusca.it/… :
“L’inglese to handicap – che in italiano ha dato origine prima al verbo handicappare ‘porre in stato di inferiorità’ e poi al participio con funzione sia sostantivale sia aggettivale handicappato…” E ancora: “Nelle loro accezioni medico-sociali handicap e handicappato (in forma quest’ultimo tanto di sostantivo quanto di aggettivo) sono stati avvertiti come legittimi (e semanticamente neutri) almeno fino agli inizi degli anni Novanta del secolo scorso. Non a caso, ancora nel 1992, la Legge quadro 104 si proponeva di normare “l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate”. Tuttavia, durante lo stesso decennio, si è assistito a un significativo avvicendamento tra le coppie handicap/handicappato e disabilità/disabile. Lo si evince non solo dalla stessa giurisprudenza, ma anche da altre forme di testualità (basta inserire i binomi in un motore di ricerca di un qualsiasi quotidiano nazionale per fare una prima sommaria verifica), che documentano piuttosto chiaramente la novità nel paradigma.”
Così chiude l’articolo:

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