Sondaggio: i genitori sulla riforma dell’inclusione scolastica, Atto 0378

Abbiamo recentemente pubblicato il pensiero dei GT sull’Atto di riforma dell’inclusione scolastica presentato dal Ministro Fedeli, considerandolo negativo e portatore di una lesione discriminatoria dei diritti generali delle persone con disabilità, andando a scardinare tutte le basi di tali diritti, modificando le Legge 104/1992 e 328/2000.

Vorremmo conoscere l’opinione delle famiglie, per poter consegnare al MIUR e al Ministro Fedeli una fotografia del pensiero delle famiglie, nella convinzione che quello del governo sia un attacco senza precedenti nella storia della Repubblica ai diritti delle persone con disabilità. I risultati del sondaggio verranno esposti al convegno del 24 febbraio a Roma organizzato dalla Rete dei 65 Movimenti che lottano per il ritiro degli Atti presentati dal Governo, cui Genitori Tosti fa parte.

Perciò vi preghiamo di leggere l’Atto e le varie opinioni apparse in questo periodo, quindi rispondere al sondaggio che segue, condividendolo con le persone che conoscete.

Grazie

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C’era una volta la scuola inclusiva.

Il Governo, per tramite del Ministro Fedeli, sceglie di varare otto decreti legislativi di attuazione della Legge 107/2015, la cosiddetta “buona scuola”.

Tra esse, anche l’atto che riguarda la riforma del sostegno scolastico per gli allievi con disabilità. Genitori Tosti ha affermato fin dal principio che questa riforma è un grave errore, per diversi motivi sui quali, a breve, torneremo.

Non soffermandoci ora sul fatto che il testo della riforma è stato, sino ad oggi tenuto pressoché “segreto” e senza un confronto/dibattito aperto e diffuso, con modalità perciò assai poco democratiche, sintetizziamo i punti fondamentali per cui consideriamo negativo per l’inclusione scolastica (e probabilmente non solo per quella), il cambiamento che temiamo si verificherà

 

Nell’Atto 378, regna una confusione nei contenuti che definire imbarazzante è un eufemismo. Un testo, peraltro, non accessibile, contrario quindi alle disposizioni di  Legge.

Iniziamo male.

 

Articolo 1 Principi e finalità

comma 2: L’inclusione scolastica si realizza … attraverso… la condivisione del progetto inclusivo fra scuole, famiglie e altri soggetti, pubblici e privati.

Ricordiamolo bene: nell’articolo 1 si citano le famiglie. Che, invece, sono gli attori principali del processo inclusivo a scuola e che nell’Atto sono state accuratamente ignorate ed escluse!

L’articolo 1 riassume tutto quello che idealmente vorremmo fosse la quotidianità.

Ma constatiamo anche che il privato è, da questo Governo, affiancato al pubblico, concetto che continua nell’opera di distorsione della Costituzione. La scuola pubblica è una. Le altre sono private. Le paritarie sono private alla pari di quelle propriamente dette.

Tra i principi era il caso di specificare il ruolo sociale della scuola, di costruzione della socialità per le persone con disabilità, concetto da riprendere nell’articolo 6 in merito all’evoluzione della persona.

 

Articolo 2 Ambito di applicazione

comma 2: Per gli alunni e gli studenti di cui al comma l, l’inclusione scolastica è attuata attraverso la definizione e la condivisione del Piano Educativo Individualizzato di cui all’articolo 11 parte integrante del progetto individuale di cui all’articolo 14 della legge 8 novembre 2000, n. 328, come modificato dal presente decreto.

Torniamo al concetto citato più sopra: è del tutto inutile e fallimentare legarsi a prassi che non sono mai state rispettate e diffuse in modo omogeneo e capillare sul territorio. Chi conosce i dati reali della percentuale di Progetti di Vita elaborati, attuati, condivisi ed efficaci? Con ciò si torna a ribadire che è prioritario applicare nell’effettività le leggi che già abbiamo e che sono ottime! Mentre le suggestioni dell’Atto potrebbero prendere corpo solamente in uno slancio di risorse economiche, professionalità trasversali tra pubblico e (qui sì) privato. La realtà invece, che è quella con cui dobbiamo fare i conti, non con la fantasia, vede i Piani di Zona (e gli stessi uffici che li gestiscono) in enormi difficoltà nella spasmodica ricerca di risparmi, con la sempre più diffusa compartecipazione alle spese per le famiglie.

Vogliamo giocare alla somma delle difficoltà scommettendo su chi riesce a far meno?

Se la suggestione fosse invece affiancata da un piano di spesa blindato (ma conosciamo tutti lo svuotamento dei fondi attuato con una progressione verticale; basta una legge di stabilità, no?) sarebbe un punto interessante da sviluppare. Preoccupa, e molto,dato il resto del testo, il cambiamento (e le finalità) che da questo Atto deriverà alle leggi cardine della disabilità: oltre alla 104/92 anche, in questo articolo 2, la 328/2000.

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