Sostegno scolastico: migliorare si deve, peggiorare no.

Screenshot 2015-12-02 14.53.49In questo scritto:
La riforma del sostegno, tanto voluta da una parte del mondo associativo sulla disabilità quanto osteggiata sia dalla scuola che dall’altra parte delle associazioni delle famiglie, in realtà riguarda l’intero processo di integrazione scolastica e non funzionerà. Ne vediamo i perché.
Abbiamo leggi sull’integrazione scolastica che le altre nazioni studiano e invidiano. Perché cambiarle? Perché rinunciare a renderle attuate?
Come mai siamo in una situazione diffusa di insoddisfazione sull’integrazione scolastica?
Come mai si cerca di togliere la possibilità alle famiglie di interagire con lo Stato?

 

Diamo qualche ulteriore spunto di riflessione sulla prossima riforma del sostegno, esaminando il disegno di legge che il Governo, tramite la delega contenuta nella Legge 107/2015, probabilmente farà suo, sia con l’aiuto di alcune affermazioni raccolte nel seguire in prima persona la realtà della disabilità.
Sebbene possa apparire come un cambiamento di portata limitata, interessando un numero esiguo di studenti; sebbene possa apparire come la tanto richiesta qualità nel sostegno scolastico agli allievi con disabilità, in realtà la riforma del sostegno è una delle armi di maggior calibro per cambiare l’intero sistema scolastico che è il vero obiettivo politico, mentre per l’agognata qualità si dovrà aspettare ancora a lungo. Il sostegno scolastico odierno nasce nel 1977, evolvendosi parallelamente ai cambiamenti e alle riforme della scuola. Arriva ai nostri giorni in affanno, soprattutto dopo che le riforme vi hanno travasato migliaia di docenti perdenti posto senza alcuna preparazione in un campo che deve, invece, vedere competenze di livello particolarmente elevato, sia un’amore per la propria professione ancor più spinto rispetto agli altri insegnamenti.
Molte voci insistono nel prevedere la fine dell’attuale figura dell’insegnante di sostegno: purtroppo è vero, essendo una misura sulla quale convergono un buon numero degli studiosi in materia, sia da una parte delle associazioni che si occupano di disabilità, considerandola, evidentemente, la panacea per l’integrazione scolastica che, in certe visioni, sarà affidata agli insegnanti di classe affiancati da esperti, mentre per altre il sostegno cambierà radicalmente pelle, specializzandosi su disabilità specifiche in una professione temporalmente indefinita.

Lascia perplessi la volontà di pochi di volersi sbarazzare di un sistema scolastico frutto di decenni di studi e faticosa applicazione, quando la massa silenziosa avrebbe certamente da offrire buoni consigli, buone prassi ed esperienze da studiare approfonditamente per migliorare l’attuale integrazione scolastica, massa che si guarderebbe bene dal pensare di eliminare l’insegnante di sostegno nella sua attuale configurazione pedagogica. In Italia oltre duecentomila allievi con disabilità sono seguiti da più di centomila insegnanti di sostegno. Senza dubbio tutte anelano continuità, ore e preparazione dei docenti adeguate (elementi da decenni previsti dalla normativa), ma quante delle duecentomila famiglie desiderano non avere più l’attuale figura dell’insegnante di sostegno? E quante sono consapevoli di cosa accadrà? Dove sono i dati statistici in merito? Resta un dato di fatto: che il disegno di legge non è frutto di un intesa corale tra associazioni, docenti e persone con disabilità e loro famiglie, mentre, seppur nell’evidenza che nasca da un diffuso, questo si, malumore su come vengono attuate e, più spesso, mal interpretate le norme sull’integrazione scolastica, il cambiamento radicale della struttura normativa in vigore non appare una scelta ponderata e lungimirante; soprattutto, non tiene minimamente conto della condizione politico/economica nella quale si innesterà.

Sembra si son voluti perdere di vista con particolare cocciutaggine i bisogni basilari della scuola. A norme perfettibili ma di una qualità che nessuno oggi sembra lontanamente in grado di avvicinare (e, tristemente, di capire) verrà sovrapposto un peso di codici dalle fragili fondamenta, del tutto inutile per la disabilità.

Non si costruisce infatti su un sistema eroso da anni di colpi e tagli che già oggi, riforma dopo riforma, è in grave affanno e che non collassa soprattutto grazie alla volontà dei docenti (di lavorare spesso con extra non retribuiti) e delle famiglie di spendersi in prima persona nella scuola. Bisogna, invece, ridargli vigore e, contemporaneamente, verificare che tutti rispettino le leggi (non a caso il male più diffuso nel nostro paese). Dimenticare la storia recente alla ricerca di una “semplicità” mal posta non porterà che danni al sistema scolastico; sulla labilità del telaio scolastico risultante potrà poi essere ricostruita la ghettizzazione degli allievi con disabilità. Un disegno di legge che si basa, prendendole ad esempio, sulle passate riforme della scuola: Continue reading

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