CAREGIVER FAMILIARI: piccoli passi verso la Legge nazionale e una grande vittoria

Partiamo dai piccoli passi: in Lombardia è stata annunciata la messa a punto di una legge regionale che regoli la figura. 
Ricordiamo che finora solo la regione Emilia Romagna ha una legge regionale al riguardo.
Noi GT abbiamo scritto alla Regione Veneto e a tutti i sindaci veneti, per sapere che intenzioni abbiano. 
E nelle altre regioni cosa si sta facendo? Per esempio la Toscana, sempre all’avanguardia rispetto al panorama nazionale?
Invitiamo altre associazioni e singoli e chiunque a scrivere a loro volta alle regioni di appartenenza per chiedere la stessa cosa. 
Finchè non si alza l’attenzione generale e massiva sull’argomento, non possiamo sperare di coprire lunghi tratti di strada.
L’altro passetto è che un parlamentare in quota al PD, Andrea Rossi, abbia preparato un emendamento al decreto-legge recante “misure di straordinaria necessità ed urgenza in materia di reclutamento del personale scolastico e degli enti di ricerca e di abilitazione dei docenti” in cui chiede che gli studenti universitari caregiver siano parificati agli studenti lavoratori. 
Questo risultato lo dobbiamo alla grandissima azione di Erika Borellini che è riuscita a smuovere davvero le montagne ed arrivare al ministro Fioraminti che, in concerto con il rettore dell’Università di Modena-Reggio Emilia, ha fatto in modo che la studente avesse la deroga.
Una grande vittoria, ma adesso questa deroga deve essere concessa a TUTTI gli studenti CAREGIVER italiani.
Noi GT abbiamo scritto ai rettori e organi collegiali degli atenei di Verona, Padova e Venezia.
Se siete studenti caregiver contattateci in maniera che si riesca a coprire tutto il territorio, insieme possiamo farcela. 
Le cose sono in movimento e se conoscete l’effetto domino saprete anche che i risultati, prima o poi, arrivano e niente è più come prima.
Notiamo però uno sbilanciamento nel campo dell’informazione : si parla sempre di caregiver che assistono gli anziani e parlano sempre le stesse persone che rappresentano sempre le stesse categorie.
Noi GT cerchiamo contatti con gli organi di informazione da sempre, da quando siamo nati . Fare uscire gli articoli su una tematica del genere , in spazi “generalisti” è molto difficile. 
Ma finchè non si esce sui quotidiani, la questione del caregiving non diventerà mai una questione prioritaria, come dovrebbe essere.
Noi GT ci abbiamo provato ed infatti il servizio andato in onda su RAI 1 nel programma di approfondimento del TG 1 , appunto, TVSette, doveva servire a dare un forte input perchè purtroppo il taglio che viene sempre dato in TV ,alle persone come noi, è quell’alone di “poveriniiiiiii”, che invece noi assolutamente non vogliamo perchè non siamo casi umani da pietire ma siamo persone che vogliono essere riconosciute come categoria professionale.
Grazie perciò alla giornalista Rosita Rosa e alla troupe per aver realizzato un servizio che ha fatto pensare molti senza che nessuno commentasse con il solito “poveriniiiiiiiii!”.
Sappiate che ci sono quotidiani ( e giornalisti, anche molto famosi) che proprio censurano, che non vogliono parlare dell’argomento, come nel  caso de L’Arena di Verona per citare un nome.
Ci piacerebbe sapere il perchè, dato che l’argomento è qualcosa di assolutamente rispettabile. 
Abbiamo provato a spiegarcelo  concludendo che sarà qualcosa a che fare con la formazione culturale delle persone: anche chi ha una cultura elevata ma è insipiente nei confronti della disabilità, dimostra una imbarazzante ignoranza, come ha fatto pochi giorni fa Massimo Gramellini .
Ma ricordiamo anche i giornalisti Marco Travaglio o Corradino Mineo che hanno usato terminologie offensive – ma da loro reputate perfettamente normali.
Insomma, la lista di persone famose ed influenti sul pensiero collettivo, sarebbe lunghissima e dimostra quanto ancora siamo alla preistoria circa la  consapevolezza sulla disabilità che non può più essere un discrimine estraniante.
Ponete attenzione: noi usiamo sempre l’espressione “persone con disabilità”, correntemente sui giornali e online si legge “diversamente abili” handicappati” “svantaggiati”, “portatori di handicap” e via di queste tristezze.
Perciò: grazie a tutti coloro che ci stanno scrivendo e telefonando e ci aiutano a condividere le informazioni, il volantino , gli articoli etc. 
Abbiamo al momento in cui scrivo raggiunto oltre 11mila persone.
Grazie!
Perchè siamo una piccolissima realtà.
Per rimanere tutti in contatto e avere sempre le notizie aggiornate, mettete il like o seguite la nostra pagina 
#unaleggebuonaxtutti  per chi è su twitter.

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I diritti degli studenti caregiver familiari

Erika Borellini di Carpi (MO)

Di questo argomento, fino a poche settimane fa, non ne parlava nessun media. Solo ogni tanto, nell’arco dell’ultimo quinquennio, è uscito qualche sporadico articolo, sulla stampa specializzata, però – sanità, sociale.Poi, grazie ad una studente, Erika Borellini di Carpi (MO) – la bella ragazza in foto, la problematica della figura del caregiver familiare, in quanto studente, è emersa con la forza e la genuinità che solo la giovinezza rende. Erika ha iniziato a scrivere ai giornali, ha avviato una petizione (che ha oltrepassato le 110mila adesioni) e velocemente è stata raggiunta dalle e-mail di centinaia di altri colleghi studenti di altri atenei, di tutt’Italia. Essendo sbarcata anche in TV grazie a Rai 1 e al servizio delle Iene e di altre emittenti locali, è riuscita ad arrivare persino al Ministro Fioramonti, che in una registrazione video messa in onda sulla Rai, ha dichiarato che gli studenti caregiver devono essere equiparati agli studenti lavoratori e che avrebbe lavorato insieme al rettore dell’UNIMORE, dove Erika vorrebbe proseguire negli studi accedendo alla laurea specialistica.

Di ieri, 12 novembre, è la notizia che l’assessore regionale all’Istruzione dell’Emilia Romagna, ha dichiarato che si schiera a fianco di Erika per rendere possibile questa equiparazione, dato che poi l’Emilia Romagna già dal 2014 ha una legge regionale per i caregiver.Un breve inciso è d’obbligo: è giusto sapere che ormai da 20 anni e più esiste tutta una storia che ha portato alla produzione di svariati DDL , nel corso di queste ultime due legislature, perché esistesse una legge dello Stato Italiano che riconosca, come succede da anni in tutti gli altri stati europei, il caregiver familiare come lavoratore e quindi beneficiario di tutti i benefit e le tutele, nonché gli obblighi che questo status professionale imporrebbe.

Adesso i lavori al Senato sono fermi in 11a commissione permanente. La considerazione che viene in automatico è che, in poche settimane, Erika è riuscita ad ottenere molto di più che comitati e organismi vari in oltre 20 anni che dialogano e interagiscono con le Istituzioni.Interessanti sono i ragionamenti che si possono elaborare al riguardo, uno su tutti è che i caregiver familiari, che assommano a quasi 9 milioni di persone in Italia , comprendono età e tipologie diverse cioè un caregiver è legato da una relazione di parentela e quindi può essere figlio, coniuge, fratello genitore , cugino, cognato etc rispetto alla persona di cui si prende cura.

La differenza anagrafica segna anche una differenza culturale, per cui le reazioni e gli approcci alla propria condizione e quindi le azioni che si mettono in campo, sono diverse, condizionate poi anche dalle skill culturali: Erika è una studente in ingegneria, del 2109, la maggior parte dei caregiver non è laureata e ha un’età alta, è donna, ha rinunciato ad una eventuale carriera lavorativa e, spesso, non ha proprio consapevolezza della propria condizione, poiché i caregiver familiari sono invisibili, non fanno rumore e nessuno realmente si fa carico delle loro istanze a livello istituzionale, anche nel piano delle realtà Comunali.

Tantissimi caregiver ignorano che esiste una legge in divenire, un movimento, dei diritti da rivendicare etc. etc. etc.Infine: essendo il caregiving una attività usurante e a rischio burn out altissimo, specie in quelle situazioni di estrema gravità e dove sono assenti tutti gli interventi assistivi/di sollievo e il caregiver è solo anche socialmente, non possiede proprio la forza di intraprendere nessuna iniziativa, indipendentemente dall’età del caregiver perché ogni sua energia è risucchiata dall’attività di cura.

Quindi: tornando adesso alla vicenda di Erika e degli studenti universitari italiani, che sono anche caregiver, sollecitiamo intanto una presa di coscienza in generale e in particolare una reazione a livello di Magnifici Rettori, Organi Collegiali e rappresentanti degli Studenti che si facciano carico realmente ed in concreto di questa tematica andando a variare gli sturt degli atenei.Il Ministro Fioramonti, del resto, è ampiamente informato e coinvolto.

Chi avesse a cuore il problema e fosse studente caregiver si metta in contatto con noi: genitoritosti@yahoo.it

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Si apre un altro anno scolastico: come sarà?

Siamo alle soglie di un nuovo anno scolastico. Nonostante le ripetute rassicurazioni arrivate dal Ministero dell’Istruzione e dai politici, con ogni probabilità la tendenza dell’inizio dell’anno sarà analoga, se non peggiore, degli scorsi. 
Crediamo sia opportuno ribadire di diffidare da chi cerca/offre “soluzioni alternative” da quello che è il cardine per partire: la piena applicazione delle leggi sull’inclusione scolastica. In altre parole, prima di tutto si rispetti quanto previsto in termini di ore di sostegno, di risorse economiche, di numero di insegnanti e assistenti e di loro formazione. Ogni altra idea è figlia di del taglio delle risorse e della cultura discriminatoria.
Quindi chiediamoci se:

Siamo in uno Stato dove la scuola pubblica statale ha i finanziamenti adeguati?Siamo in uno Stato dove la formazione dei docenti è semplice e chiara a tutti?
Siamo in uno Stato dove tutti i docenti di sostegno e non (e anche il personale non docente) sono formati adeguatamente e specializzati?Siamo in uno Stato dove l’assistenza scolastica è nel territorio uniforme?
Siamo in uno Stato dove tutte le scuole (e università) sono accessibili a 360° -non solo fisicamente- sicure e accoglienti?
Siamo in uno Stato dove docenti e assistenti sono pagati adeguatamente?
Siamo in uno Stato dove per docenti e assistenti il precariato è minimo e residuale rispetto al ruolo?
Siamo in uno Stato dove le tante Leggi sull’inclusione scolastica sono state e sono rispettate?
Siamo in uno Stato dove l’inclusione scolastica è soddisfacente per tutti gli alunni e studenti con disabilità?
Siamo in uno Stato dove non ci sono più ricorsi per il sostegno scolastico?
Siamo in uno Stato dove alunni e studenti non sono isolati nelle loro classi?
Siamo in uno Stato dove le persone con disabilità sono incluse nella società?

Insomma, siamo in uno Stato ideale (o almeno vicino ad esserlo) per l’inclusione scolastica?

Ai genitori diciamo dunque di non lasciarsi prendere in giro con qualsiasi tipo di pretesto: finché quanto scritto sopra non avrà risposte positive, che si inizi almeno con il massimo delle ore di sostegno e di assistenza scolastica previsti e con progetti educativi adeguati ed efficaci.

Fate rispettare il diritto allo studio dei vostri figli. E che sia sempre il migliore anno scolastico per tutti!

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Il frutto maturo, marcio, del welfare italiano

Parto da qui (link alla notizia)per brevi ragionamenti sul fatto descritto nell’articolo e concludere con una considerazione che va oltre la disabilità.
Una famiglia non vuole più il figlio con autismo. O non ce la fa più. Perché? Perché siamo sempre più abbandonati a noi stessi nella gestione dei figli con disabilità?
Quali sono i motivi di questa situazione? Una domanda che credo tutte le famiglie con disabilità abbiano fatto o possano fare; ragionamento che è anche una denuncia che, dai tempi del gruppo Genitori Tosti e poi con l’associazione Genitori Tosti, è stata costantemente ripetuta da oltre dieci anni.

Il fatto non è successo in Trentino, regione considerata essere un esempio positivo cui tendere per migliorare la situazione sociosanitaria (e scolastica) delle altre regioni. Per trovare una soluzione al caso si chiede aiuto in una residenza specializzata in Trentino. La realtà mostra il territorio italiano abbastanza omogeneo nel non essere in grado di dare risposte concrete alle strategie di gestione delle disabilità, che diventano abbandono via via che la disabilità è più grave. Le ventilate “ipotesi temporanee” dimostrano la tardiva presa di coscienza dello stato in cui versa il sistema e il suo fallimento. Come abbiamo purtroppo tante volte scritto, evidentemente i piani, le strategie, le professionalità, i numeri odierni non bastano più.

In altre parole, significa che se la disabilità è una sola e facilmente gestibile, allora fino alla maggiore età c’è un sistema che, pur con grossi buchi, segue la persona. Pensiamo alla sordità, oppure alla cecità; a un autismo lieve, a una paraplegia. Ma se la disabilità e complessa, grave, o plurima, allora sono guai grossi. Come nell’articolo.

Il nostro sistema si sta disintegrando. Venti/venticinque anni fa aveva ben altre, migliori, potenzialità. Con l’avvento delle politiche anti-welfare, con l’epoca dell’economia egemone su tutto e tutti, con i tagli graduali o a mannaiate: scuola e socio-sanitario ne han pagato sempre più le conseguenze. La sostanziale mancanza di protesta e la conferma del voto politico degli italiani conduce all’erosione senza fine dello stato sociale. Verso un sistema privatistico sfrenato, nemmeno lontanamente parente di quello nord americano. Intendiamoci: dare consenso all’una o all’altra parte politica non ha minimamente cambiato la situazione: vivere la disabilità permette di capire forse un po’ prima che sono facce della stessa medaglia.

Quella italiana, nonostante momenti di rilievo, è una cultura basata su un’educazione diffusamente discriminatoria e razzista. Pensiamo ai testi originali della Costituzione oppure della Legge 104/92: troppo aperti a una società altruista e troppo frettolosamente modificati per arginarne le potenzialità antidiscriminatorie. Invece bisogna andare oltre, rivedere il sistema esaminando tutte le dinamiche disgreganti. Tenendo sempre ben presente che la componente economica è di gran lunga la più importante.

Oggi per i casi più complessi non esiste personale sociosanitario in grado di gestirli. Con la maggior età arriva l’emarginazione e la sostanziale impossibilità di accedere alla sfera lavorativa.

Togliere risorse alle politiche sociali e all’educazione (e inclusione) scolastica conduce inevitabilmente all’odio verso tutto e tutti. La disabilità è uno degli ambiti sociali fragili che ne paga le conseguenze: stress, povertà, abbandono, omicidi/suicidi. Per sopravvivere bisogna essere veramente tosti, non certo in solitudine e con disponibilità economiche.

La disabilità costa, tanto. Ma costa enormemente di più non investire adeguatamente nella disabilità.

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Lettera aperta al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Marco Bussetti

Abbiamo scritto al Ministro Bussetti in merito al recente accordo sulle modalità di assegnazione dei docenti sul sostegno scolastico; elemento che, nello stato generale in cui versa la gestione scolastica, potrà rendere caotico il principio del prossimo anno scolastico. Un’altra volta.

Garantire i diritti dei nostri figli diventa sempre più difficile, ma non ci lasciamo scoraggiare. Garantire i diritti dei nostri figli significa però garantirli per tutti, anche per i docenti. Garantire i diritti degli alunni con disabilità significa abrogare innanzitutto la Legge 107/2015. Qualcosa ci dice che le promesse elettorali resteranno, appunto, tali.

 

Ill.mo Ministro,
Le scriviamo per manifestarLe la nostra costernazione in merito all’accordo, siglato il giorno 28 giugno scorso tra il MIUR e le Organizzazioni Sindacali, che permetterà ad insegnanti senza specializzazione di chiedere l’assegnazione provvisoria sul sostegno scolastico degli alunni con disabilità, per l’anno scolastico 2018/2019.
In base a tale accordo un docente di ruolo, ma non specializzato sul sostegno, avrà la
precedenza su un docente specializzato ma non di ruolo, perché le assegnazioni provvisorie vengono decise prima delle nomine annuali.
Siamo un’Associazione di genitori di figli con disabilità, Genitori Tosti In Tutti i Posti, e l’aver appreso che questo infelice provvedimento sia stato dettato dalla volontà di volere porre rimedio alle storture della Legge 107/2015, ci ha profondamente indignato.
Avere deciso, ancora una volta, di usare il sostegno come mezzo per risolvere i problemi di mobilità dei docenti assegnati a sedi lontane dalla loro residenza dal misterioso algoritmo della mobilità è una pratica iniqua e da sempre osteggiata a livello pedagogico e deontologico, oltre che discutibile a livello legislativo.
Il sostegno scolastico, così come l’assistenza educativa e all’autonomia e alla comunicazione, sono ambiti che devono essere gestiti in modo opposto alle logiche affermate dall’accordo sindacale.
Il successo formativo dei nostri figli dipende, infatti, dal fatto che professionisti preparati, specializzati e con esperienza possiedano qualità e competenze specifiche per dare risposte adeguate ai loro bisogni d’apprendimento e sociali.
In particolare, la precarietà del docente di sostegno e l’intermittenza dell’intervento, a causa di incarichi in sedi sempre diverse, impediscono il consolidamento dei metodi e delle relazioni con i ragazzi con disabilità. La mortificazione e lo svilimento della professionalità del docente di sostegno è una pugnalata per i genitori dei ragazzi con disabilità, oltre che per gli stessi docenti.
Come abbiamo scritto (http://www.superando.it/2018/07/12/diritto-allo-studio-leoccasioni- perdute-le-speranze-e-i-timori/) “solo risolvendo le problematiche per le persone più fragili si assicura il benessere anche di chi fragilità non ne ha”. Non vale il contrario, in quanto la comunità educante non può privilegiare alcuni a danno di altri, stravolgendo i diritti. I nostri figli sono una risorsa che produce vantaggi, ma a condizione che la scuola sappia comportarsi in maniera inclusiva, e non si limiti ad accogliere e sopportare gli alunni differenti.

Ci ha lasciati ancor più esterrefatti la voce, che gira tra i docenti e che pare a tutti gli effetti fondata, secondo la quale la piattaforma del Ministero per la domanda delle A.P. contenga in nuce la possibilità di lasciare aperta a tutti i docenti stabilizzati con la L. 107 la possibilità di entrare su sostegno. Pare che alcuni Sindacati stiano consigliando addirittura di spuntare nella piattaforma la voce “specializzazione”, avvalendosi poi, nel prosieguo della domanda, di dichiarare di non avere tale specializzazione, onde evitare le implicazioni penali di una dichiarazione mendace.
In prima istanza, a tal proposito Le chiediamo di volere accertare che le operazioni finalizzate alle assegnazioni provvisorie si svolgano nei limiti della legalità e che gli USR o i Dirigenti scolastici accertino, con documenti cartacei, i requisiti dichiarati dai docenti.
Se queste voci corrispondessero al vero, ci troveremmo in una situazione doppiamente discriminatoria e illecita sia per i nostri figli sia per quei docenti che, fiore all’occhiello della scuola pubblica statale italiana, hanno speso tempo, risorse e amore per una professione delicata, quanto insostituibile, svilita da decenni: ad un accordo deprecabile, seguirebbe un’applicazione truffaldina.
Ma è l’accordo sindacale che deve essere corretto per rettificare questa profonda
discriminazione nei confronti degli alunni con disabilità.
Pur essendoci migliaia di docenti, inseriti nelle GaE e nelle GI, che hanno scelto di
specializzarsi per il sostegno per motivazione intrinseca, in quanto vivono la disabilità di un figlio o da molto vicino, il MIUR fa altre scelte che vanno in direzione opposta all’inclusione.
A nostro modesto avviso solo la stabilizzazione degli specializzati già formati, può garantire l’inclusione di tutti, anche di chi disabilità non ha.

Apprendiamo, anche, da vari comunicati che si richiedono corsi di riconversione da parte di gruppi vari di docenti che in tanti anni di servizio non hanno mai sentito l’esigenza di specializzarsi. Il sostegno si sceglie in tempi non sospetti, non può essere funzionale per la mobilità o per il ruolo, come richiedono i docenti curricolari inseriti in GaE.
La formazione, in particolare sulla disabilità, è un diritto-dovere di tutti i docenti, ma la specializzazione è altra cosa, non può prescindere da criteri selettivi che accertino i prerequisiti di base per potere affrontare l’ammissione ad un corso finalizzato ad occuparsi di attività di sostegno.
Come genitori dissentiamo da un uso strumentale del sostegno che intende garantire le problematiche personali di docenti che si vogliono riconvertire sul sostegno, perché per molti di loro sarà solo un mezzo per raggiungere i propri obiettivi per tornare poi sulle cattedre delle classi di concorso disciplinari di provenienza. Quanto meno con le modalità attuali che non tengono conto dei cicli di studio dei ragazzi. Chi ha scelto il sostegno sicuramente è propenso a permanere nella cattedra, in modo volontario, senza nessun obbligo da parte dell’amministrazione.

Lei, Ill.mo Signor Ministro, ha facoltà di intervenire, per correggere questo increscioso accordo, con un Decreto Ministeriale ai sensi dell’art. 17 c. 3 della Legge 23 agosto 1988, n. 400.
Discriminare i docenti specializzati, in quanto le A.P. non rispettano le norme di rango primario che sanciscono il loro diritto di priorità per la nomina su cattedre di sostegno vuol dire, di fatto, discriminare i nostri figli sia per il diritto allo studio, mortificato per il conseguente e del tutto probabile ritardo nelle prossime nomine dei docenti precari specializzati, sia per il diritto alla continuità educativo-didattica.

Ill.mo Ministro, siamo famiglie abituate a lottare fin dalla nascita per affermare i diritti violati dei nostri figli e non possiamo accettare che simili atti discriminatori e illegittimi passino sotto silenzio.
Ci aspettiamo che, in rispetto del programma elettorale con cui è stata richiesto il consenso agli elettori, il Governo di cui Lei fa parte, proceda all’abrogazione della legge 107/2015 e di quei decreti che, se dovessero trovare applicazione, minerebbero l’inclusione scolastica, la partecipazione delle famiglie e la vita stessa della scuola, intesa come comunità educante.
Chiediamo un’azione chiara, senza ulteriori toppe correttive che potrebbero servire solo ad ingarbugliare sempre più la situazione. Il processo abrogativo è funzionale al ripristino della normativa precedente che garantiva, senza dubbio e in modo più adeguato, la tutela dei diritti dei nostri figli.
Come esponente del Governo in carica e come professionista del sistema educativo, Lei non può esimersi dall’attivare tutti gli strumenti idonei alla correzione di tali storture. Da parte della nostra Associazione, esprimiamo la massima volontà a collaborare con il suo Ministero, per delineare le migliori prassi volte ad invertire una tendenza che, di fatto, si allontana da una scuola che sempre più rimane inclusiva solo sulla carta.
Le chiediamo, se è disponibile, a concederci un incontro, per approfondire gli argomenti di cui sopra, al fine di ascoltare anche le ragioni dei genitori di bambini e ragazzi con disabilità, oltre che quelle dei docenti, sostenute dai Sindacati. Vogliamo credere che non resteremo, ancora una volta, inascoltati: qualora fosse accertato che le assegnazioni provvisorie siano oggetto di abusi, per dichiarazioni mendaci, e/o se non dovesse essere tutelato il diritto allo studio ed alla continuità didattica dei nostri figli, nostro malgrado, ci vedremo costretti ad avvalerci del diritto di tutelare i nostri figli nelle sedi opportune.

La ringraziamo per l’attenzione e restiamo in attesa di un cortese riscontro.
Associazione Genitori Tosti in Tutti i Posti ONLUS

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