Sul non saper pensare degli autistici: errata corrige

“Errata corrige” è un’espressione

nel latino tecnico adoperato un tempo dai tipografi e significa propriamente ‘correggi (corrige, forma dell’imperativo) le cose errate, gli errori (errata, neutro plurale)’ [C. Vallone].

Praticamente, si tratta di un

elenco degli errori riscontrati, a stampa ultimata, in un libro, e che viene stampato, con le relative correzioni, dopo l’indice, oppure anche in foglietto a parte, inserito in principio o in fondo al volume.

Al tempo delle redazioni online. il problema dell’errata corrige sembrerebbe essersi risolto dal punto di vista pratico: cosa ci vuole a modificare una pagina dopo averla pubblicata? Nulla ma ci sono errori che possono essere corretti senza darne pubblico avviso agli utenti (es. errori ortografici, di battitura, ecc.) ed altri che richiederebbero una rettifica esplicita (es. quando si cambiano i contenuti di un articolo).

Il perché di questa premessa vi apparirà subito chiaro.

Al mio ritorno dal seminario del 2 aprile, pur molto stanca, ho dato un’occhiata alla posta e mi sono soffermata sugli articoli inviatimi automaticamente dal Press-in

servizio di rassegna stampa gratuito che permette di ricevere ogni giorno nella propria casella di posta elettronica o di consultare on-line, una selezione degli articoli più significativi che la stampa italiana – nazionale e locale, generalista e specializzata – e i portali web dedicano al tema della disabilità.

La lettura dell’articolo apparso sul Redattore Sociale del 02-04-2014 dal titolo “Autismo, Hanau: ‘Basta con i libri scritti dai ragazzi prodigio'” (qui la versione pdf della email arrivata al mio account di posta) mi ha – testualmente – agghiacciato.

dettaglio mail

Come un pugno in faccia a me e ai miei figli quel “L’autistico è una persona che non sa pensare…” ha continuato a rimbombarmi nella testa tutta la sera. Tralascio  tutte le considerazioni specifiche/scientifiche su questa enormità per soffermarmi sul dolore che mi ha procurato leggendola. A nome di tutti i genitori e di tutte le persone nella condizione dello spettro autistico mi aspetto delle scuse e delle spiegazioni. Le spiegazioni riguardano il rimaneggiamento dell’articolo in questione (che qui potete vedere nella sua versione originale grazie a quella che si chiama copia cache), che ha addirittura due versioni diverse (basta saper cercare).

seconda versione

terza e ultima versione

Posto ciò, credo che sia doveroso sapere pubblicamente di chi sono le correzioni, perché sono state fatte e perché l’errata corrige non è stata segnalato come si sarebbe dovuto. E’ diritto nostro e dei nostri figli.

Maria Grazia Fiore

Genitori Tosti In Tutti I Posti ONLUS

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(Quasi) presentate le Linee Guida regionali della Puglia sull’autismo

Con un intenso lavoro propositivo di verifica, correzioni e aggiunte effettuato anche dalla referente dei Genitori Tosti in Puglia, Maria Grazia Fiore, pur non avendo ancora potuto leggerne la versione definitiva, stanno per essere presentate le Linee Guida sull’autismo della Regione Puglia. Riportiamo di seguito la notizia apparsa su Press-in, nell’auspicio di vedere inserito nelle Linee Guida il lavoro di integrazione e miglioramento effettuato da chi vive tutti i giorni sulla propria pelle e/o su quella dei propri figli la realtà dell’autismo. Ricordiamo, ad esempio, la mancanza nella versione iniziale di adeguati riferimenti normativi all’integrazione scolastica dei bambini/ragazzi.

Press-IN anno V / n. 1604

Marketpress.Info del 16-07-2013

Autismo: Presentate le Linee Guida regionali della Puglia

BARI. Prima di portare la delibera in Giunta incontreremo le associazioni. Si tratta di un tema fondamentale per la definizione delle strutture e della rete dei servizi sociosanitari per prendere in carico i pazienti autistici e ridurre la mobilità passiva. Dobbiamo aiutare le famiglie prendendo in carico i pazienti e facilitarne l’integrazione. Finora – dobbiamo ammetterlo – il tema non era stato affrontato nella sua complessità. Adesso lo affronteremo anche grazie alle associazioni, all’impegno degli operatori e sulla spinta del Continue reading

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Nota di chiarimento della Direttiva MIUR sui BES

due dita alzate in segno di vittoriaTra le poche (?) voci associative preoccupate, fin dall’inizio [leggi qui, qui e qui], degli esiti disastrosi che una Direttiva frettolosa e contraddittoria poteva portare al già precario equilibrio dell’integrazione scolastica, possiamo rivendicare il nostro contributo all’emanazione della Nota 1551 del 27 giugno 2013 sul Piano annuale inclusivita in cui si specifica:

“Resta fermo che il P.A.I. non sostituisce le richieste di organico di sostegno delle scuole, che dovranno avvenire secondo le modalità definite da ciascun Ambito Territoriale.”

Chiaro e inequivocabile.

Credits: il simbolo utilizzato appartiene alla collezione ARASAAC, by Sergio Palao.

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“Vecchi” e nuovi compiti del GLI (già GLHI)

Il sacro furore che sembra pervadere il MIUR e i suoi dirigenti in merito alla questione dei Bisogni Educativi Speciali (BES) sta incontrando comprensibili resistenze e, al tempo stesso, sta rivelando l’ignoranza che tanta parte della scuola ha rispetto ai processi di integrazione e agli organi inter-istituzionali che li devono attuare. In un post introduttivo sulla questione, scrivevo:

Il sistema di istruzione viene governato a botte di decreti, direttive, circolari (che talvolta cercano addirittura di intervenire su aspetti normati da leggi…) senza che nessuno, neanche nella stanza dei bottoni, sembri almeno avere un quadro complessivo del risultato che si vuole ottenere. Non credo che nessuno possa obiettivamente affermare che esista qualcosa che assomigli minimamente a una visione condivisa di ciò che la scuola può e deve fare.  In questo, il nostro modello educativo rispecchia lo stato del nostro sistema sociale e rischia di esserne uno strumento di perpetuazione. La prospettiva non appare rosea…

In questo quadro di confusione e incertezza in merito a fini, strumenti e risorse, ultimo fulgido esempio di questa politica di  non condivisione culturale (non sappiamo ancora se destinata anche al risparmio, alla luce delle fosche previsioni contenute nel DEF del 2013) è la Direttiva Ministeriale del 27/12/2012 [pdf] sui Bisogni Educativi Speciali (BES) e la successiva Circolare 8/2013 [pdf], entrambe emanate da un Governo dimissionario senza confronto o discussione alcuna.

Per chi vuole approfondire l’argomento, oltre all’ottima sintesi di Franco Castronovo (qui sotto), consiglio anche la lettura di questo documento della LEDHA scuola, che riassume le principali obiezioni in merito.

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La bacchetta magica per l’inclusione [di Maria Grazia Fiore]

Articolo dal sito di Maria Grazia Fiore, Speculum Maius (prima parte di una serie di articoli coordinati sulla Direttiva Ministeriale (e annessa circolare) sui BES, emanata dal MIUR a dicembre scorso.

***

I nostri modelli educativi sono, in un certo qual modo, il prodotto del sistema sociale e contemporaneamente il mezzo privilegiato della perpetuazione di questo.
J. Ardoino, Educazione e politica, 2001

Prologo: “Che cosa vogliamo creare?”

In un interessante post di qualche giorno fa, Galatea Vaglio sottolineava come il problema dei tagli continui di risorse (finanziarie e “umane”) al capitolo “istruzione” sia certamente importante in questo momento ma non meno di quello della mancanza di consapevolezza sul “dove stiamo andando” (quella che i patiti di teorie organizzative chiamerebbero banalmente vision).

I soldi, dunque servono: servono per dare continuità ai progetti, servono per far funzionare a regime le sperimentazioni inventate per spirito di servizio dai docenti e dai dirigenti illuminati, servono per l’organizzazione ed il mantenimento delle buone pratiche. Ma non sono solo quelli il problema. Il problema fondamentale, secondo me, è che noi tutti, docenti, dirigenti, anche genitori, vorremmo sapere e capire, prima di avere i soldi e presentare i progetti, che cavolo di scuola si vuole in Italia

A scuola, come in ogni altro settore dell’economia italiana (e la scuola è un settore dell’economia, anzi, è quello che deve dare il la allo sviluppo economico) si naviga a vista, e ognuno un po’ facendo come gli pare. Le indicazioni ministeriali e le riforme arrivano, vengono applicate anche, ma un po’ così come capita, anche perché un po’ così come capita paiono fatte. Un anno ci dicono che dobbiamo digitalizzarci, e noi ci digitalizziamo: mettiamo le lim in classe, ci arrivano i nuovi libri in formato ebook, ci dicono che quello è il futuro ma non ci mandano un “foglio del come”, fidandosi nell’italica arte di arrangiarsi ad imparare cosa serve, o sul tacito patto che il docente che non vuole in realtà adottare la novità si limiterà ad adottarla per pro forma continuando a fare come ha fatto prima.

Quando mi innamorai delle Learning Organization (ho avuto passioni teoriche che neanche potete immaginare…), il concetto di visione condivisa descritto da Peter Senge ne “La quinta disciplina” mi fulminò e rimane ancora un punto di riferimento fondamentale nella mia maniera di approcciarmi alle problematiche organizzative (scolastiche e non). Secondo questo autore

al suo livello più semplice, una visione condivisa è una risposta alla domanda: “Che cosa vogliamo creare?”… le visioni personali derivano la loro potenza dalla profonda sollecitudine dei singoli per la loro visione. Le visioni condivise derivano la loro potenza da una sollecitudine comune. In effetti, siamo giunti a credere che uno dei motivi per i quali le persone cercano di creare delle visioni condivise è il loro desiderio di essere connesse ad un’iniziativa importante.

Ritornando alle osservazioni di Galatea (e correlandole con quelle di Senge) ne emerge chiaramente la totale mancanza di condivisione dei diversificati “disegni riformatori” che si sono susseguiti negli ultimi decenni a carico del sistema di istruzione pubblico, “tagliando” senza alcun criterio di merito e imponendo per via burocratica i nuovi assetti da far applicare agli operai/docenti alla catena scolastica di montaggio.

Il sistema di istruzione viene governato a botte di decreti, direttive, circolari (che talvolta cercano addirittura di intervenire su aspetti normati da leggi…) senza che nessuno, neanche nella stanza dei bottoni, sembri almeno avere un quadro complessivo del risultato che si vuole ottenere. Non credo che nessuno possa obiettivamente affermare che esista qualcosa che assomigli minimamente a una visione condivisa di ciò che la scuola può e deve fare.  In questo, il nostro modello educativo rispecchia lo stato del nostro sistema sociale e rischia di esserne uno strumento di perpetuazione. La prospettiva non appare rosea…

In questo quadro di confusione e incertezza in merito a fini, strumenti e risorse, ultimo fulgido esempio di questa politica di  non condivisione culturale (non sappiamo ancora se destinata anche al risparmio, alla luce delle fosche previsioni contenute nel DEF del 2013) è la Direttiva Ministeriale del 27/12/2012 [pdf] sui Bisogni Educativi Speciali (BES) e la successiva Circolare 8/2013 [pdf], entrambe emanate da un Governo dimissionario senza confronto o discussione alcuna. Continue reading

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