Lettera aperta sui diritti dei Caregiver familiari

Pubblichiamo la lettera aperta sui diritti dei Caregiver familiari che abbiamo inviato ai politici che potete vedere di seguito e alle maggiori testate giornalistiche. La lettera è stata ripresa anche da Superando, che ringraziamo.

 

 

Lettera aperta.

Illustrissimi

Sen. Maurizio Sacconi

On. Ileana Argentin

On. Ignazio Angioni

On. Edoardo Patriarca

On. Renato Brunetta

On. Angelino Alfano

On. Giorgia Meloni

On. Luigi Di Maio

On. Matteo Salvini

Verona, 28 settembre 2011

OGGETTO: Lettera aperta sui diritti dei Caregiver familiari

I Caregiver membri dell’associazione Genitori Tosti in tutti i posti (affiliata FIRST – Federazione Italiana Rete Sostegno e Tutela dei diritti delle persone con disabilità) accolgono con favore la decisione della Commissione Bilancio di stanziare un fondo di 60 milioni di euro, per i prossimi 3 anni, da destinare a favore dei Caregiver familiari italiani.

Prendersi cura di un proprio caro, finalmente non è più considerata esclusivamente una scelta d’amore, un dovere, un obbligo totalmente a carico del Caregiver, ma una corresponsabilità ed un dovere anche dello stato verso un suo cittadino che si trova a vivere condizioni di criticità.

Finalmente, con questo primo passo, viene riconosciuta, garantita e preservata la figura del Caregiver familiare come soggetto che assicura e tutela i diritti e il benessere di un cittadino dello Stato italiano, e non solamente di un proprio famigliare.

Noi ci auguriamo che, finalmente, lo Stato italiano abbia preso atto che i Caregiver familiari hanno:

  • diritto al riposo, quindi, alla salute;
  • diritto al lavoro, quindi, ad avere un reddito;
  • diritto ad avere riconosciuti i contributi figurativi per chi è impossibilitato a svolgere una regolare attività lavorativa, dovendosi occupare del proprio caro con disabilità H-24;
  • diritto alle tutele assicurative nel caso in cui il Caregiver familiare, per necessità legate alla cura dell’assistito, si dovesse assentare per un lungo periodo dal lavoro;
  • diritto ad usufruire delle necessarie opportunità formative al fine di sviluppare maggiore consapevolezza e competenze rispetto al ruolo svolto;
  • diritto alla tutela delle esigenze personali di vita sociale e lavorativa.

Si informano i destinatari della presente che, poiché l’associazione Genitori Tosti in tutti posti intende e ritiene opportuno farsi portavoce degli interessi dei propri associati e dei tanti altri cittadini che vivono la condizione di Caregiver familiare, si propone, insieme a tutte le altre Associazioni che ne faranno parte, di poter partecipare alla definizione dei criteri che stabiliranno chi avrà diritto e con quali tutele ogni Caregiver familiare potrà accedere al sopra citato fondo.

Si ricorda infine questa petizione attivata dalla presidente Genitori Tosti:

https://www.change.org/p/maurizio-sacconi-caregiver-familiare-una-legge-giusta-e-a-tutela-di-tutti

 

Certi di un vostro interessamento su un tema di importanza vitale per centinaia di cittadini,

Distinti saluti

Alessandra Corradi, presidente Associazione Genitori Tosti in Tutti i Posti ONLUS

Rosario Pullano

Giovanni Barin

____

Qui di seguito il testo della petizione, che al 30 novembre 2017 conta 3.380 firmatari. Anche a loro il nostro sentito ringraziamento.

Per chi come me e almeno per altri 9 milioni di persone in Italia, assistere un familiare stretto, un figlio non autosufficiente o un genitore o il proprio partner,  è un lavoro non riconosciuto, che impiega 24 ore al giorno, tutti i giorni, per sempre. Chi svolge questo lavoro di cura si chiama “caregiver familiare”. Non esistono ferie e non esistono tutele, di nessun tipo, specie quando si è costretti ad abbandonare il proprio lavoro perchè è incompatibile con il careviging familiare. Non esistono scuole o corsi di formazione che ti preparino per questa professione di cura, che non è una scelta ma un obbligo, in quanto non esistono reti di servizi, a partire da quello psicologico per finire con quello economico, passando per tutta una serie di ausili fondamentali per la persona che svolge un lavoro di cura di un proprio caro. Il caregiver familiare è spesso abbandonato al suo destino e quando l’età avanza chiunque può immaginare l’epilogo obbligato, per tacere di quando il caregiver viene a mancare all’improvviso. Inoltre la durata di vita, proprio per il tipo di lavoro molto usurante, è notevolmente più corta del resto della popolazione . Per rimediare alla situazione in cui versano 9 milioni di italiani e relative famiglie al Governo è in itinere, dal 2015, una legge che per la prima volta normerebbe la figura del caregiver familiare in Italia e, di conseguenza, tutto quanto pertiene a questa professione non riconosciuta. Al momento è in esame al parlamento uno schema di testo unificato che si compone di 4 articoli e che avrebbe dovuto riunire 3 DDL precedenti sullo stesso argomento, ma il risultato annulla le aspettative e i diritti di tutti i caregiver familiari italiani. Per una legge giusta e di tutela si chiede all’On. Maurizio Sacconi, al relatore Giuseppe Pagano di accettare ogni emendamento ragionevole, proposto direttamente dalle associazioni di caregiver e non da qualcun altro che dica di rappresentare questa categoria, senza averne i titoli. Si chiede anche al Direttore della Conferenza delle Regioni  e delle province Autonome di accertarsi sul contenuto della Legge in quanto, logisticamente ed economicamente, la sua attuazione sembrerebbe ricadere sulle Regioni. Il tempo non è molto per fare una buona legge, solo fino a dicembre 2017, chiedo perciò la solidarietà di tutti per essere in tanti a sostenere questa petizione perché, volendo, si può fare una buona legge che tuteli tutti.

Qui lo scritto tema che ha visto la presidente GT Alessandra Corradi intervistata da Radio CittàdelCapo:

Careleaver e caregiver: la politica si sveglia ma i soldi sono sempre pochi

 

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Alternanze virtuose.

Lo scorso 6 novembre ha ufficialmente preso avvio “La scuola oltre le barriere”,  laboratorio di alternanza scuola lavoro  nato dal CLEBA* con la volontà di proseguire le esperienze che ormai da oltre dieci anni sono in corso a Lodi per sensibilizzare i giovani studenti del corso Geometri dell’Istituto Tecnico Economico Agostino Bassi di Lodi sulla tematica delle barriere (tutte, da quelle culturali fino alle architettoniche, passando per le sensoriali e cognitive). In accordo con la dirigenza dell’Istituto quest’anno abbiamo partecipato ai percorsi di alternanza scuola lavoro per questa nuova esperienza, ampliando il progetto grazie al coinvolgimento di una classe del quarto anno per quattro settimane.

La prima collaborazione tra CLEBA e l’Istituto Bassi risale a dieci anni fa: nel maggio 2007, quando in un convegno presso l’aula magna del Bassi, veniva presentato alla città il progetto “Oltre le barriere”, portando gli studenti a confrontarsi con le persone con disabilità per comprendere quali barriere architettoniche potevano essere studiate per progettatarne l’eliminazione.

Diversi sono stati gli spunti adottati dall’amministrazione comunale di Lodi, con interventi effettivamente realizzati su alcuni brani di città.

La pubblicazione testimonia il pregevole lavoro svolto.

Nel 2016 la collaborazione con l’Istituto Bassi veniva ripresa con la partecipazione al concorso “I futuri geometri” promosso dalla FIABA.

La proposta progettuale ha visto gli studenti lavorare su un giardino pubblico, “il giardino delle età”, nel centro storico di Lodi. Nonostante il relativamente breve tempo a disposizione, i ragazzi hanno dimostrato passione e attenzione alle tematiche affrontate, proponendo una serie di interventi legati all’accessibilità e fruizione del giardino.

 

Grazie alla collaborazione con Andrea Delle Foglie, videomaker lodigiano, nel 2016, CLEBA ha realizzato un breve ma significativo video per diffondere la problematica dell’inacessibilità assai diffusa in città; pur avendo risolto alcune criticità, le barriere architettoniche sono rimaste purtroppo molto presenti a Lodi; caso emblematico, quello che per molto tempo portava il percorso loges verso la stazione ferroviaria contro il muro perimetrale dell’edificio. Nel considerare le barriere sensoriali e cognitive, il problema si aggrava infatti notevolmente.

Ed è proprio sull’eliminazione di ogni tipologia di barriera e, quindi, verso l’accessibilità forall, che si è concentrata la proposta per l’alternanza scuola lavoro che CLEBA ha proposto al Bassi alla fine dello scorso anno scolastico. “La scuola oltre le barriere” rappresenta la nuova sfida rivolta sia all’eliminazione diffusa delle barriere, sia per sensibilizzare la città alla più ampia tematica dell’accessibilità a vantaggio di tutti.

Con Genitori Tosti come associazione capofila, dopo un notevole sforzo di tutte le persone del CLEBA in un processo di definizione delle tematiche e della gestione dell’impegno nell’“ospitare” gli studenti, lo scorso 6 novembre è iniziato il percorso. L’abbiamo identificato come “laboratorio di alternanza” per una serie di motivi che riprenderemo più avanti; di fatto questa esperienza è distante dagli episodi descritti recentemente dalle cronache, che han portato alle proteste degli studenti che ci sentiamo di condividere.

Partendo dalla possibilità offerta dalle linee guida operative del MIUR che nelle “forme di accordo scuola, territorio e mondo del lavoro” prevedono che i percorsi in alternanza siano progettati e attuati, anche con “gli enti pubblici e privati, ivi inclusi quelli del terzo settore”, CLEBA ha concepito una proposta operativa strettamente legata con la realtà dell’Istituto Bassi mantenendo il carattere didattico e sfruttando la possibilità di usufruire della struttura stessa dell’Istituto sia quella delle realtà associative, quali ALAH Onlus fondatrice della Cooperativa il Mosaicosenza dimenticare la terza età grazie alla Fondazione Santa Chiara.

Più in generale, avendo a disposizione la realtà cittadina quale laboratorio dove concentrare le osservazioni e le proposte di eliminazione delle barriere, gli studenti possono spaziare tra le proposte del CLEBA, entrando di volta in volta a contatto con i diversi contesti legati alla disabilità per essere innanzitutto consci del perché una barriera è tale, condizione necessaria per comprendere come progettarne l’eliminazione.

Dialogo nel buio”, realizzato dall’Istituto dei Ciechi di Milano, ha offerto ai ragazzi un’esperienza sensoriale profonda, per comprendere come la vita delle persone con cecità si rapporta con le infinite sfaccettature della città e dei suoi servizi.

Sono state poi affrontate le buone prassi per superare la barriera amministrativa della dicotomia tutta burocratica tra accessibilità e occupazione del suolo pubblico, che grazie al FabLab WeMake e l’esperienza openrampette elaborata con la patecipazione del Comune di Milano potrebbe diventare una fase snella in grado di garantire l’accessibilità di luoghi e negozi.

 

 

ALAH e la cooperativa Il Mosaico hanno ospitato gli studenti in una giornata ricca di opportunità di conoscenza reciproca tra gli ospiti del Mosaico e i ragazzi del Bassi. Nella stessa giornata, Silvana Cesani ha portato ai ragazzi la propria preziosa esperienza nell’assessorato alle politiche sociali che ha guidato per diversi anni nel Comune di Lodi.

L’approccio “forall” porterà gli studenti ad approcciare anche il tema dei bisogni comunicativi complessi, scoprendo le risorse della Comunicazione Aumentativa Alternativa, CAA, e la “dote” opensurce di ARASAACspiegata loro dal gruppo Visualforall.

Grazie ai primi sopralluoghi in città gli studenti hanno conosciuto e compreso i luoghi che saranno chiamati a rilevare e riprogettare; si tratta di brani importanti della città caratterizzati da barriere all’accessibilità sotto i diversi profili: accessibilità fisica, sensoriale e comunicativa. Gli aspetti normativi, altrettanto complessi e fondamentali per un approccio progettuale corretto,  vengono declinati nella realtà dell’osservazione in città e sempre strettamente relazionati al complesso delle disabilità.

Il percorso di alternanza è giocoforza guidato verso alcune tematiche individuate tra le tante presenti nella città. Gli studenti sono indirizzati verso tre ambiti:

1. Percorsi pedonali e ciclabili
In particolare, saranno considerati alcuni percorsi pedonali e ciclabili nevralgici per la mobilità delle persone con difficoltà motorie, cui la risposta urbanistica degli ultimi decenni ha negato la possibilità di percorrerli. Le proposte progettuali saranno quindi tese a riallacciare la mobilità nel centro storico e da qui verso il fiume Adda, per collegarsi con i percorsi ciclopedonali che conducono alla periferia e alla campagna.

 

2. Un parco per tutti
Un secondo tema ripropone l’annoso rapporto della città con il suo pregevole parco principale, l’Isola Carolina: collocato in un lato del centro storico, pur facendone parte sotto il profilo planimetrico, il parco rimane marginale e trascurato sotto ogni aspetto. Privo com’è di attrazioni e attrezzature per i bambini, sostanzialmente è difficilmente fruibile per le persone con disabilità. Nel 2015 si era assistito a uno dei tanti capitoli sulla riqualificazione del parco: una progettazione partecipata aveva visto CLEBA proporre l’accessibilità quale tema forte per la valorizzazione del parco. Le successive vicende dell’Amministrazione non hanno permesso la finalizzazione. Tuttavia, proprio in virtù dell’assoluta necessità di rivitalizzare un luogo così importante per la città, gli studenti avranno un obiettivo privilegiato sul quale operare nell’ottica di realizzare un luogo inclusivo e accessibile per tutti, senza mirare al mero gioco solo idealmente inclusivo.

3. L’ITE Bassi
Infine non poteva mancare il luogo fulcro del percorso di alternanza: l’Istituto Bassi, che sebbene abbia avuto interventi strutturali importanti negli ultimi decenni, presenta ancora alcune criticità sull’accessibilità. Le proposte saranno orientate verso la fruibilità a 360°. D’altro canto, negli incontri sulla teoria della disabilità, l’accento è stato più volte posto sull’universal design quale metodo per raccogliere il complesso della sfida all’accessibilità forall in grado di garantire una qualità diffusa per tutti, dagli studenti ai docenti. La restituzione delle proposte progettuali verranno quindi improntate sulla risposta a 360° dei bisogni complessi degli studenti. Si parla quindi non solo di accessibilità senza barriere fisiche, ma anche di favorire la fruibilità alla sensorialità, sia di rispondere alle esigenze comunicative complessa, con l’utilizzo della CAA.

D’altro canto, l’accesso all’istruzione secondaria di secondo grado sta diventando una priorità per le famiglie: in una società sempre più selettiva e priva di supporti sociali, la scuola in tutti i suoi gradi è una risorsa preziosissima per le persone con disabilità; queste, a loro volta, sono una risorsa per le scuole, sia per i compagni che per i docenti, tutti chiamati a pensare ad un futuro inclusivo qualsiasi sia la persona che lo affronta.

In un  blog appositamente attivato da CLEBA sono raccolti i contributi dei docenti e dei relatori, raccogliendo i materiali di presentazione, i file digitali delle planimetrie, ecc., il tutto condiviso tra studenti, il CLEBA e i docenti. Non mancano ovviamente le risorse “social”.

Infine, è stata pensata anche la socializzazione del percorso, progettando (è in corso d’opera) una giornata dedicata alla presentazione dei progetti degli studenti, abbinandovi una serie di iniziative di ampio respiro culturale e sportivo, coinvolgendo associazioni, scuole, ed aziende. Perciò, stay tuned!

La risposta degli studenti è stata positiva sotto ogni aspetto: interesse, partecipazione, accettazione del confronto con realtà e persone con bisogni complessi non è semplice, oltretutto considerando i tempi limitati a disposizione. Si poteva iniziare immediatamente a rilevare le barriere progettando soluzioni per eliminarle. Ma non è questo l’unico scopo del percorso; importante è unirlo alla creazione di una consapevolezza per progettare e amministrare il bene, pubblico e privato, nel modo migliore e per tutti. E’ stato quindi dibattuto e progettato un approccio graduale al concetto di “barriera” considerando tutti gli ambiti nei quali viene compromessa l’accessibilità e l’inclusione. Barriera non è infatti solo architettonica, ma prima di tutto culturale e sociale.
Non dimentichiamo, infine, che questo progetto si è concretizzato grazie alla fiducia che la dirigenza dell’Istituto Bassi ha avuto in noi. Grazie quindi al professor Corrado Sancilio, dirigente del Bassi; al vicepreside, professor Massimo Negri, e ai docenti del corso di Costruzioni, Ambiente e Territorio.

Riflessioni di una prima settimana di alternanza
La prima settimana con gli studenti del Bassi ha riportato il tempo indietro di parecchi anni, consentendo di ragionare su diversi aspetti. Con certezza posso ribadire che tra le professioni, quella dell’insegnare è la più bella e importante di questo mondo, ma che deve essere valorizzata evitando la piega (o piaga?) politica odierna che tende alla sua mortificazione. La stessa cosa vale per le scuole pubbliche statali: sono un patrimonio immenso e raro nel panorama internazionale, che le politiche di questi ultimi decenni, in un tragico crescendo a cominciare dall’autonomia, stanno pericolosamente disgregando.

Il discorso potrebbe proseguire nel considerare l’insieme della deriva verso una inutile quanto dannosa privatizzazione del sociale e del sanitario; ne abbiamo già scritto e li rimandiamo.

Bisogna invece notare che la recente riforma dell’inclusione scolastica, mentre poteva rappresentare un’evoluzione positiva per le persone con disabilità, ha disatteso pressoché tutte le aspettative: il D.Lgs. 66/2017 è una delle peggiori pagine della storia della disabilità, tra l’altro allontanando le famiglie dalla collaborazione con le scuole e imponendo una burocratizzazione pericolosa nella gestione dell’accesso alla scuola. Le ragioni di un atto così violento si intravedono solo nell’ottica di risparmio.  Genitori Tosti si è sempre battuta contro queste logiche e recentemente ha aderito a FIRST, Federazione Italiana Rete Sostegno e Tutela dei diritti delle persone con disabilità, che è recentemente entrata a far parte dell’Osservatorio Permanente del MIUR per l’inclusione scolastica; organo importante dove proseguire la battaglia della difesa dei diritti, sia per portare buone prassi.

L’alternanza
Resta il dato di fatto, ampiamente dibattuto in questo periodo, della valenza positiva o meno dell’alternanza scuola lavoro così come concepita dalla Legge 107/2015. Nella prospettiva delle persone con disabilità, in un panorama tanto avaro di possibilità sociali effettivamente inclusive, ogni iniziativa può essere declinata a favore dell’inclusione sociale e della sensibilizzazione su tali aspetti. La legge 107/2015 ha lasciato troppi gradi di libertà in senso negativo. Il connubio tra “soggetti ospitanti” attenti al mero sfruttamento e dirigenti oppressi dal “dover fare” senza cognizione di causa, hanno generato esempi deprecabili di approccio sterile, non tanto al lavoro quanto all’essere parte della società “adulta”. Se si voleva togliere stimoli ai giovani, lo si è riuscito perfettamente.

Da qui la riflessione di offrire alcuni impulsi positivi in grado di generare un percorso virtuoso di crescita personale e professionale dei ragazzi; la disabilità offre la possibilità di comprendere che quando si soddisfano correttamente e coerentemente dei bisogni complessi, il risultato offrirà realtà migliori per tutti. In altre parole, nello specifico del percorso “La scuola oltre le barriere”, una volta compreso sia il perché quel fatto è una barriera, sia come eliminarla favorendo l’accessibilità, sarà portata una goccia per formare il mare di una società inclusiva.

Noi associazioni ci abbiamo messo cuore e presenza per realizzare il progetto e attuarlo. Determinati pur nell’onere di realizzare tutto nel tempo dedicato al lavoro e alla famiglia, giacché ognuno di noi ha queste priorità. Per cercare le sempre necessarie risorse abbiamo anche coinvolto la Fondazione Comunitaria della Provincia di Lodi, che ha supportato il percorso.

Senza dubbio lo Stato (nella sua accezione amministrativa) avrebbe teoricamente permesso tempi rapidi e maggior efficienza. Ma tant’è, di necessità…

 

*: Comitato Lodigiano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche. Genitori Tosti fa parte di CLEBA dal 2014 assieme ad altre associazioni di Lodi e con il prezioso e irrinunciabile lavoro di volontari appassionati e sensibili all’accessibilità e inclusione forall: Matteo Calori, Annamaria Cremascoli, Chiara Galatola, Paolo Arisi, Andrea Delle Foglie, Omar Lazzeri.
CLEBA attualmente è sostenuto, oltre che da Genitori Tosti (Giovanni Barin, vicepresidente, e Nicoletta Wojciechowski) da ALAH Onlus, con Silvana Castellotti e Nadia Valentini, AISM Onlus, con Sabrina Testini, Fondazione Santa Chiara (Emanuela Garibaldi) e LEDHA Lodi.

 

 

 

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Formazione sulla sordità /4: resoconto del seminario del 13 novembre 2017

Ieri, 13 novembre 2017, si è tenuto il primo incontro del seminario “In classe c’è un allievo che non sente”, dedicato all’argomento dell’inclusione scolastica degli studenti con sordità. 

Pubblichiamo l’intervento integrale del Professor Francesco Pavani: “Percezione, attenzione e linguaggio negli allievi con sordità”.

La complessità dell’argomento della percezione uditiva di una persona con sordità in rapporto alle tecnologie, alle neuroprotesi, alle strategie abilitative, è stata trattata con la consueta chiarezza dal Professor Pavani, approfondendo i risultati delle più recenti ricerche scientifiche in atto e delle loro applicazioni nell’ottica dell’inclusione scolastica. E’ stata affrontata la necessità di mettersi nei panni sensoriali dell’altro per comprendere cosa significhi affrontare una scena acustica complessa quale la classe scolastica per una persona con sordità. Obiettivo che si può raggiungere solo con la consapevolezza di come funziona una protesi e/o una neuroprotesi quale l’impianto cocleare e con quali risultati ottenuti dagli studi scientifici compiuti e in atto, avendo sempre ben chiaro che le protesi sono dei mezzi, non dei fini.

La rilettura delle strategie inclusive contenute nel documento elaborato per il seminario, permette di apprezzare e comprendere il fatto che solo una risposta articolata e complessa può essere adeguata a una situazione altrettanto complessa. Strategie che, tuttavia, possono solo essere lette nell’ottica inclusiva per tutti, favorendo la partecipazione e qualità scolastica dell’intero insieme formato da studenti e docenti.
L’appuntamento è per il prossimo 5 dicembre, nel quale la dottoressa Debora Musola di Cooperativa Logogenia®,  affronterà le tecniche per l’autonomia linguistica in italiano degli studenti con sordità. 

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Formazione sulla sordità /3: Lodi, 13 novembre e 5 dicembre 2017

Nel solco della promozione di iniziative di informazione e formazione sulla disabilità attivata da molti anni dai Genitori Tosti, abbiamo organizzato un nuovo programma di incontri sulla sordità a Lodi (Lombardia).

Prosegue dunque la collaborazione con l’Ufficio Scolastico di Lodi, arricchendosi quest’anno con il prezioso contributo dell’Istituto Tecnico Economico Agostino Bassi. Già nel 2014 un seminario analogo ha ricevuto una lusinghiera risposta da parte dei docenti del territorio lodigiano. Quest’anno la formazione è rivolta a dirigenti, docenti e assistenti delle scuole secondarie di secondo grado.

Lunedì 13 novembre Francesco Pavani, Professore Ordinario di Psicologia Generale dell’Università di Trento e Direttore del Programma di Dottorato in Cognitive and Brain Sciences del Centro Interdipartimentale Mente/Cervello (CIMeC) dell’Università di Trento, terrà una conferenza sulla “percezione, attenzione e linguaggio negli allievi con sordità”. Verranno affrontate le tematiche più vicine alla didattica per offrire ai partecipanti un panorama sulle difficoltà e potenzialità degli allievi con sordità.

Martedì 5 dicembre Debora Musola, esperta (Ph.D) in linguistica e logogenista di Cooperativa Logogenia®, tratterà delle tecniche per l’autonomia linguistica in italiano degli allievi con sordità; la Logogenia offre in tal senso un importante sostegno nel percorso educativo e nelle conseguenti strategie per la didattica.

Quanto scrivevamo tre anni fa è quanto mai di attualità: i bambini e i ragazzi con sordità trovano nella scuola il luogo ideale per apprendere. Grazie alle tecniche riabilitative, alla tecnologia e alla medicina, oggi gli studenti con sordità possono potenzialmente apprendere quanto tutti gli altri compagni di classe. Le tecniche pedagogiche hanno sviluppato una serie di strategie che si adattano ai diversi percorsi abilitativi seguiti dalla persona sin dall’età prescolare, siano essi con la Lingua Italiana dei Segni (LIS), con metodo oralista oppure miste, fornendo a insegnati e famiglie numerosi strumenti di collaborazione reciproca. A ciò concorrono i ruoli principali degli insegnanti di sostegno, degli assistenti alla comunicazione, dei logopedisti e dei logogenisti.
Grazie al contributo della ricerca biomedica e della tecnologia, l’ultimo decennio ha visto la diffusione per le sordità più profonde dell’impianto cocleare, affermandosi accanto alle ultime evoluzioni delle protesi acustiche; cionondimeno, è di primaria importanza conoscere le implicazioni della sordità nelle persone protesizzate e/o impiantate, sia mettere in pratica le strategie indispensabili per ottenere il successo scolastico degli allievi oralisti. Negli ambienti scolastici, dove soglie di rumore relativamente contenute rischiano di vanificare la comprensione verbale, i sistemi di comunicazione a distanza (ad es. Rogerconsente un ascolto efficacie agli studenti con sordità. Laddove la persona abbia acquisito la LIS, Lingua Italiana dei Segni, è altrettanto importante promuovere e gestire la didattica coinvolgendo la classe e la scuola al fine di consentire un approccio linguistico  in LIS uniforme e diffuso tra i compagni.
Ma come reagisce sotto il profilo neurologico la persona con sordità agli stimoli multisensoriali tipici dell’ambiente scolastico e perché senza la messa in pratica delle opportune strategie didattiche è a rischio il suo rendimento? Quali sono gli aspetti più delicati che devono essere considerati dagli insegnanti nella didattica intesa nella sua globalità?

Introdotto dal vice presidente e referente GT per la Lombardia, Giovanni Barin, il seminario offrirà le principali risposte ai quesiti con uno sguardo agli studi più recenti sul fronte della ricerca scientifica, sia con un approccio pratico alle strategie didattiche per l’allievo con sordità.

In questa occasione abbiamo aggiornato il documento che raccoglie le principali strategie per l’inclusione scolastica degli allievi sordi (ma non solo!). Curato dalla socia Nicoletta Wojciechowski e da Giovanni Barin, il documento è distribuito al seminario del 13 novembre 2017.

I link e i materiali che abbiamo già condiviso nello scritto di tre anni fa, dalla bibliografia alla lettera di richiesta di insonorizzazione dell’aula scolastica, restano di assoluta attualità e vi invitiamo a consultarli.

 

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Caregiver: un disegno di Legge da rifare

Grazie alla sua Presidentessa, Alessandra Corradi, Genitori Tosti lancia la petizione su CHANGE.org, indirizzata all’On. Sacconi, per rivedere profondamente, se non del tutto, il disegno di legge sui Caregiver familiari in discussione in questi giorni al Parlamento:

CAREGIVER FAMILIARE, UNA LEGGE GIUSTA E A TUTELA DI TUTTI

Chiediamo a tutte le persone vicine alla disabilità di firmare e condividere la petizione e il suo pensiero di fondo: una legge giusta e a tutela di tutti.

Questo il testo che accompagna la petizione:

Per chi come me e almeno per altri 9 milioni di persone in Italia, assistere un familiare stretto, un figlio non autosufficiente o un genitore o il proprio partner, è un lavoro non riconosciuto, che impiega 24 ore al giorno, tutti i giorni, per sempre. Chi svolge questo lavoro di cura si chiama “caregiver familiare”.

Non esistono ferie e non esistono tutele, di nessun tipo, specie quando si è costretti ad abbandonare il proprio lavoro perché è incompatibile con il careviging familiare. Non esistono scuole o corsi di formazione che ti preparino per questa professione di cura, che non è una scelta ma un obbligo, in quanto non esistono reti di servizi, a partire da quello psicologico per finire con quello economico, passando per tutta una serie di ausili fondamentali per la persona che svolge un lavoro di cura di un proprio caro. Il caregiver familiare è spesso abbandonato al suo destino e quando l’età avanza chiunque può immaginare l’epilogo obbligato, per tacere di quando il caregiver viene a mancare all’improvviso. Inoltre la durata di vita, proprio per il tipo di lavoro molto usurante, è notevolmente più corta del resto della popolazione. Per rimediare alla situazione in cui versano 9 milioni di italiani e relative famiglie al Governo è in itinere, dal 2015, una legge che per la prima volta normerebbe la figura del caregiver familiare in Italia e, di conseguenza, tutto quanto pertiene a questa professione non riconosciuta. Al momento è in esame al parlamento uno schema di testo unificato che si compone di 4 articoli e che avrebbe dovuto riunire 3 DDL precedenti sullo stesso argomento, ma il risultato annulla le aspettative e i diritti di tutti i caregiver familiari italiani.

Per una legge giusta e di tutela si chiede all’On. Maurizio Sacconi, al relatore Sen. Giuseppe Pagano di accettare ogni emendamento ragionevole, proposto direttamente dalle associazioni di caregiver e non da qualcun altro che dica di rappresentare questa categoria, senza averne i titoli. Si chiede anche al Direttore della Conferenza delle Regioni e delle province Autonome di accertarsi sul contenuto della Legge in quanto, logisticamente ed economicamente, la sua attuazione sembrerebbe ricadere sulle Regioni.

Il tempo non è molto per fare una buona legge, solo fino a dicembre 2017, chiedo perciò la solidarietà di tutti per essere in tanti a sostenere questa petizione perchè, volendo, si può fare una buona legge che tuteli tutti.

 

Vi chiediamo di firmare e condividere la petizione. E’ quanto mai importante fermare un andazzo che vede negli ultimi anni elaborare leggi propagandate come panacee ma che nel contenuto vanno in un verso opposto al bene e ai diritti delle persone con disabilità e delle loro famiglie.

Grazie

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