Le figlie invisibili

Locandina programma Le figlie invisibili

Sta andando in onda in questo periodo il documentario curato da Nicola Lott e Federico Scienza “Le figlie invisibili” che presenta lo spaccato storico e sociale che va dal periodo della guerra fino ai nostri giorni della vita dell’Istituto Villa Maria della Misericordia di Lenzima di Isera, in provincia di Trento.
Realizzato con racconti diretti delle persone ospitate nell’Istituto, interviste alle operatrici e ad esperti e storici tra i quali Matteo Schianchi, storico della disabilità, sia con filmati dell’epoca, il programma offre oggi un raro momento di consapevolezza storica su come si è evoluto l’approccio alle persone con disabilità, i rapporti con le loro famiglie, la vita sociale e l’assistenza alle persone con disabilità.

Le figlie invisibili, in onda il giovedì alle 20.30 e alle 22 (e in replica il giorno seguente alle 15)

su #HistoryLab canale 602 e, per ora nei giovedì della diretta, sul sito della Fondazione Museo storico del Trentino.

A programmazione ultimata saranno disponibili sulla pagina “on demand” del sito.

L’istituto Villa Maria della Misericordia di Lenzima di Isera fu fondato per accogliere gli orfani della Grande Guerra; in seguito fu acquisito dall’ordine delle Piccole Suore della Sacra Famiglia ospitando, fino al 1995, centinaia di orfane, figlie illegittime e disabili, in un’Italia che metteva ai margini ciò che non voleva vedere.
“Le figlie invisibili” tenta di ricostruire una storia di oblio e abbandono. Uno spaccato storico-sociale di incredibile ricchezza, dalla storia della psichiatria a quella della disabilità, dalle istituzioni totali alla legge Basaglia.
La storia di un mondo di sole donne, delle loro lotte per l’emancipazione e per evitare la segregazione dei disabiliti negli istituti.
Un programma di Nicola Lott e Federico Scienza; montaggio di Nicola Lott, Manu Gerosa e Federico Scienza.


Sono disponibili le prime tre puntate del documentario. Via web consigliamo la visione con dispositivi Apple.

Un programma che tenta di ricostruire una storia di oblio e abbandono, che parte dalle istituzioni totali e arriva fino alla legge Basaglia. L’istituto Villa Maria della Misericordia di Lenzima di Isera fu fondato per accogliere gli orfani della Grande Guerra; in seguito fu acquisito dall’ordine delle Piccole Suore della Sacra Famiglia ospitando, fino al 1995, centinaia di orfane, figlie illegittime e disabili, in un Italia che metteva ai margini ciò che non voleva vedere. La sfera delle relazioni, in un istituto così affollato, con un approccio alla disabilità ben distante da quello odierno, era guidata principalmente dal bisogno di controllo. La vita a Villa Maria fu organizzata dalle suore con una rigida routine che ebbe riflessi significativi nei rapporti col personale laico, con le utenti e i loro famigliari. Il bisogno di controllo, in un istituto affollato e con un approccio alla disabilità ben distante da quello odierno, influenzava pesantemente la sfera delle relazioni.
La vita a Villa Maria fu organizzata dalle suore con una rigida routine che ebbe riflessi significativi nei rapporti col personale laico, con le utenti e i loro famigliari.

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Inclusione scolastica: si riforma, si arretra, si riforma, si arretra…

Il 7 aprile 2017 sono stati approvati i decreti delegati della Legge 107/2015. Tra questi quello inizialmente emanato dal Governo come schema di decreto Atto 378 riguardante gli allievi con disabilità nelle scuole, ora presentato nel suo testo definitivo.

Fin dalla proposta nel 2014 del disegno di legge Fish/Fand di riforma del sostegno scolastico, arrivando all’attuale testo approvato, Genitori Tosti ha sempre affermato la contrarietà a qualsiasi cambiamento in senso restrittivo dei diritti degli studenti con disabilità sia per le loro famiglie.

Il testo approvato dal governo porta nuove diffuse criticità nel sistema inclusivo, solo in apparenza circoscritto all’ambito scolastico, ma che estenderà i suoi effetti negativi in quello più vasto dell’inclusione sociale delle persone con disabilità, andando a modificare la Legge 104/1992.

Ne esce un sistema scuola distorto, che limiterà l’accesso alla scuola “di tutti e di ciascuno”. Siamo di fronte a un cambiamento che fonda le proprie radici nella discriminazione delle persone più fragili. Una riforma imposta senza aver considerato consigli e richieste di famiglie, docenti, assistenti, esperti.

Le criticità nell’inclusione scolastica, al contrario di quanto affermato dal MIUR, sono in estrema sintesi le seguenti:

  • marginalizzazione della famiglia e delle associazioni nel processo inclusivo;
  • svilimento del PEI, Progetto Educativo Individualizzato;
  • insufficiente formazione del personale docente e non docente;
  • ridimensionamento (e scomparsa) dei GLHI
  • valutazione dell’inclusione scolastica lontana dall’essere fattore inclusivo;
  • sfilacciamento della filiera gestionale che sul territorio perde l’occasione di rinvigorire il ruolo di supporto alle famiglie e alle persone con disabilità, razionalizzando in senso deprimente ciò che fino ad oggi erano i GLIP, Gruppi di Lavoro Interistituzionale Provinciale, e di conseguenza gli UST;
  • burocratizzazione gestionale, tesa a tagliare risorse negando il dialogo;
  • eliminazione della possibilità per le famiglie di aprire un contenzioso in modo razionale;
  • per contro, aumento di contenziosi maggiormente complessi, con oneri crescenti per tutti e spreco di risorse per lo Stato;
  • enorme criticità nella delicata gestione degli aspetti sanitari e di igiene;
  • mancanza di strategie nell’alternanza scuola-lavoro;
  • assenza di visione nel percorso dopo la scuola secondaria di secondo grado;
  • grande incertezza sul futuro dell’insegnante di sostegno e degli assistenti;
  • infine ma non certo di minore gravità: che fine farà la scuola in ospedale e a domicilio, fiore all’occhiello del diritto all’istruzione e allo studio dello Stato italiano?

Nonostante l’impegno eccezionale della Rete dei 65 Movimenti, cui Genitori Tosti aderisce, l’irresponsabilità di coloro avrebbero dovuto più di tutti tutelare le persone con disabilità credendo di poter influire su una governance del Paese storicamente tesa su finalità opposte, sia l’aver perseverato nel mancare la compattezza del mondo della disabilità, ha condotto le persone con disabilità e le loro famiglie a un arretramento nei diritti di oltre vent’anni.

Lo ripetiamo: con i diritti fondamentali non c’è mediazione possibile, ogni compromesso è un’immensa  disfatta in termini di tutela. Il risultato finale è purtroppo esattamente questo.

La Retedei65Movimenti ha diffuso nelle scorse settimane un video nel quale le famiglie chiedono al Presidente della Repubblica di non ratificare il decreto. Invitiamo tutti a guardarlo, ascoltarlo e diffonderlo ovunque le coscienze possano risvegliarsi.

Per il futuro dei nostri figli, delle persone con disabilità è imprescindibile tornare all’idea di inclusione nei fatti; su questo ci impegneremo come associazione e come Rete.

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Delega approvata. Chiediamo al Presidente della Repubblica di fermarla.

Il 22 marzo la Commissione cultura del Senato ha approvato il testo della delega della Buona scuola Atto 378 di riforma dell’inclusione scolastica delle persone con disabilità.

Un testo, quella della delega 378, che è stato esaminato dalla Retedei65Movimenti evidenziando numerose gravi criticità che comprometteranno il percorso scolastico inclusivo delle persone con disabilità e, quindi, il conseguente progetto di vita. Un passo oscuro nella storia di una nazione che, negli anni ’70, ha invece dimostrato di saper cambiare la storia arrivando a un traguardo cui tutto il mondo osserva come riferimento. Ma evidentemente l’attuale classe dirigente dello Stato, incapace di governare in questo processo vitale quanto nel più generale “stato sociale”, deve raggiungere uno scopo nel quale le persone con disabilità e le loro famiglie rappresentano un ostacolo e un costo. E’ un processo negativo che nella scuola avanza da oltre vent’anni, dall’introduzione dell'”autonomia”, come abbiamo già descritto.Ma con l’Atto 378 c’è ben di più: la modifica della struttura della Legge 104/92 in senso restrittivo, perdendone il senso che il legislatore aveva a suo tempo costruito con lungimiranza. La perdita del ruolo delle famiglie, escluse con l’eliminazione dei GLH. La perdita di risorse. La subordinazione ai conteggi economici, nonostante la suprema Corte abbia ribadito più volte l’incostituzionalità. La perdita di diritti fondamentali. La perdita di un’occasione per rafforzarli questi diritti.

Non che ci si aspettasse qualcosa di diverso da questo momento politico, dato che anche le federazioni attive sulla disabilità hanno favorito (anzi, promosso!) questo cambiamento, assieme (e questo ferisce ancor più) a gruppi di genitori.

Ora la palla passa al Presidente della Repubblica, nel suo ruolo di controllore e garante.
Come Retedei65movimenti abbiamo realizzato questo video, pubblicato anche da ilfattoquoditiano.it, per chiedere al Presidente di non emanare il decreto legislativo che il governo gli presenterà entro metà aprile. Testimonia l’immensità delle persone, bambini, ragazzi e delle loro, delle nostre, famiglie.
Condividetelo, grazie

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17/3/2017: NO alla riforma dell’inclusione scolastica! Ritiro della delega 378!

Mentre il governo Gentiloni fa correre verso il baratro le famiglie con figli con disabilità nelle scuole pubbliche, la Retedei65Movimenti e Genitori Tosti continua nella richiesta del ritiro delle deleghe, prima tra le quali la devastante 378. In occasione dello sciopero e della manifestazione della scuola dello 17 marzo sono stati preparati due video che vi proponiamo.

Le nostre famiglie devono essere compatte nel contrapporsi a chi chiede/vuole un compromesso. Compromesso che per definizione porta a un abbassamento della condizione attuale.
Noi, invece, chiediamo di più, certo non meno, visto che l’inclusione scolastica sta diventando sempre più un miraggio per tante famiglie.

La scuola statale è un patrimonio da difendere contro una politica che vuole smantellarla favorendo interessi di parte coi soldi delle famiglie e delle persone con disabilità.

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A chi interessa e chi paga

di Alessandra Corradi
Ogni tanto incappo in discussioni che mi appaiono sul video, quando mi connetto a Facebook.
Discussioni di altri, in cui arriva il qualcuno di turno che se ne esce con un’invettiva contro una qualche categoria di persone. 
Peccato che invece di insultare quella categoria (atto già di per sè grave perchè non si dovrebbe insultare nessuno e men che meno farlo nascondendosi dietro una tastiera) sempre, puntualmente, l’offesa ricade su un’altra categoria umana. 
Ormai non mi arrabbio più troppo, piuttosto, a volte, mi viene da piangere o sto proprio male, perchè quando insultano tuo figlio sfido chiunque a rimanere impassibili. 
Ci sto molto lavorando, come associazione sulla COMUNICAZIONE e sulla CULTURA intorno alla disabilità, ma mi sembra una lotta persa in partenza.
Dipende anche tanto dall’interlocutore. 
Mi è capitato, mesi fa, di confrontarmi con un gruppo di ragazzi delle superiori: bagni di un fast food della mia città, uno di loro apostrofa un compagno con un “Sei sempre il solito handiccapato! Hai sbagliato bagno!” e ripete l’epiteto ridendo e tutti giù a ridere con lui. 
Trattenendo il groppo in gola ho chiesto, per favore, a quel ragazzo, di non usare quel termine, spiegandogli che mio figlio era così, ma non si meritava certo di essere offeso. 
Quel ragazzo e tutti intorno, che poi si fa sempre il gruppo intorno quando uno dice qualcosa, avevano la faccia un po’ come quando ti vergogni, non sai cosa dire e ti si allargano gli occhi e si restringe la bocca.
Il ragazzo poi mi ha detto “scusi!”. Bravo, tanto di cappello!
Spero proprio che da quel momento in poi lui e i suoi compagni non abbiano più usato quel termine per sfottersi e magari casomai lo sentissero detto da altri, che gli venga da protestare, trasmettendo così il mio “testimone culturale”: sarebbe favoloso!
Invece con Travaglio, sì proprio il giornalista, non c’è stato verso: diede dei “cerebrolesei” ai lettori che avevano una certa idea e io, insieme a centinaia, credo e spero, di altri, gli scrissi per chiedergli di scusarsi. Non solo non lo fece, ma il giorno dopo scrisse un lungo pezzo a difesa del suo uso di quel vocabolo, che peraltro riteneva non essere offensivo.
Certo che da uno con una cultura ed istruzione pari suo non te l’aspetti, che sia così refrattario ad assorbire un concetto elementare come quello che, se usi un vocabolo come “handicappato” o “cerebroleso” o “mongolo”, offendi le persone con quella disabilità, perchè attribuisci una valenza negativa/dispregiativa a uno stato fisico o mentale. E sappiamo tutti che questa si chiama discriminazione.
Può essere che in molti non sappiano che discriminare qualcuno in base al suo stato fisico o mentale non sia qualcosa di grave, anzi.
Assicuro che questa operazione, invece, è molto grave, perchè stabilisce delle gerarchie tra gli esseri umani. Nonostante a qualcuno spiaccia, però, siamo tutti UGUALI, la materia cellullare di cui siamo composti è la medesima.

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