La TV piagnona e i furbetti a tutto IBAN [di Marisa Melis]

Che squallore un certo tipo di televisione.
Accendi e nel video compaiono i presentatori o intrattenitori che ormai sono diventati la stella cometa della medicina, ti indicano la strada da seguire. A detta loro è quella giusta.
Ormai non serve più fare un certo percorso per seguire una malattia, scrivi a questi programmi piagnoni, te la prendi con la società, con la tua ASL, con i servizi sociali, etichetti tutti come brutti, sporchi e cattivi. Dall’altra parte dello schermo ci sono tanti spettatori che si commuovono, ingiurano contro le istituzioni, pensano anche d’essere nati sotto una buona stella, a non aver subito i torti che la persona “sfortunata” racconta davanti al microfono.
Il presentatore non conosce certe leggi, le circolari che regolamentano dei precisi iter da seguire.
Le persone che hanno problemi devono muoversi, andare negli uffici, fare le prenotazioni, attivare procedure burocratiche per risolvere problemi quali possono essere visite, analisi e quant’altro. Davanti ai microfoni gli “sfortunati” dimenticano quali agevolazioni hanno (continua…)

Tutti al Lavoro nei laboratori di solidarietà [di Marisa Melis]

Proseguendo il percorso con i nostri ragazzi “speciali” nei laboratori di cucina e d’arte ad un certo punto li abbiamo messi in gioco.
La Diocesi di Cagliari ha bandito il concorso AMOS Amo un Mondo Operoso e Solidale – Giovani talenti per la solidarietà – al quale i nostri ragazzi hanno partecipato.
Si premiavano i progetti che portavano una ventata di solidarietà, quelli che fanno bene alla società, che aiutano ma scaldano anche il cuore e l’anima.
I nostri lavori nei laboratori avevano questi requisiti. Si dà una mano ai ragazzi più deboli, facendoli lavorare insieme ai normodotati, abbattendo tutte le barriere, soprattutto quelle mentali che ancor oggi in parecchi contesti li vorrebbero emarginati.
I nostri ragazzi si sono dati da fare, mentre qualcuno lavorava impastando, qualcuno infornava con l’aiuto dei più grandi, altri ancora si cimentavano preparando cartelloni, incollando e costruendo ora l’inverno, poi la primavera e colorando le stanze dell’Oratorio.
Le risate risuonavano nei saloni, mentre Laura e altri fotografavano e filmavano i ragazzi (continua…)

La bacchetta magica per l’inclusione [di Maria Grazia Fiore]

Articolo dal sito di Maria Grazia Fiore, Speculum Maius (prima parte di una serie di articoli coordinati sulla Direttiva Ministeriale (e annessa circolare) sui BES, emanata dal MIUR a dicembre scorso.

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I nostri modelli educativi sono, in un certo qual modo, il prodotto del sistema sociale e contemporaneamente il mezzo privilegiato della perpetuazione di questo.
J. Ardoino, Educazione e politica, 2001

Prologo: “Che cosa vogliamo creare?”

In un interessante post di qualche giorno fa, Galatea Vaglio sottolineava come il problema dei tagli continui di risorse (finanziarie e “umane”) al capitolo “istruzione” sia certamente importante in questo momento ma non meno di quello della mancanza di consapevolezza sul “dove stiamo andando” (quella che i patiti di teorie organizzative chiamerebbero banalmente vision).

I soldi, dunque servono: servono per dare continuità ai progetti, servono per far funzionare a regime le sperimentazioni inventate per spirito di servizio dai docenti e dai dirigenti illuminati, servono per l’organizzazione ed il mantenimento delle buone pratiche. Ma non sono solo quelli il problema. Il problema fondamentale, secondo me, è che noi tutti, docenti, dirigenti, anche genitori, vorremmo sapere e capire, prima di avere i soldi e presentare i progetti, che cavolo di scuola si vuole in Italia

A scuola, come in ogni altro settore dell’economia italiana (e la scuola è un settore dell’economia, anzi, è quello che deve dare il la allo sviluppo economico) si naviga a vista, e ognuno un po’ facendo come gli pare. Le indicazioni ministeriali e le riforme arrivano, vengono applicate anche, ma un po’ così come capita, anche perché un po’ così come capita paiono fatte. Un anno ci dicono che dobbiamo digitalizzarci, e noi ci digitalizziamo: mettiamo le lim in classe, ci arrivano i nuovi libri in formato ebook, ci dicono che quello è il futuro ma non ci mandano un “foglio del come”, fidandosi nell’italica arte di arrangiarsi ad imparare cosa serve, o sul tacito patto che il docente che non vuole in realtà adottare la novità si limiterà ad adottarla per pro forma continuando a fare come ha fatto prima.

Quando mi innamorai delle Learning Organization (ho avuto passioni teoriche che neanche potete immaginare…), il concetto di visione condivisa descritto da Peter Senge ne “La quinta disciplina” mi fulminò e rimane ancora un punto di riferimento fondamentale nella mia maniera di approcciarmi alle problematiche organizzative (scolastiche e non). Secondo questo autore

al suo livello più semplice, una visione condivisa è una risposta alla domanda: “Che cosa vogliamo creare?”… le visioni personali derivano la loro potenza dalla profonda sollecitudine dei singoli per la loro visione. Le visioni condivise derivano la loro potenza da una sollecitudine comune. In effetti, siamo giunti a credere cheuno dei motivi per i quali le persone cercano di creare delle visioni condivise è il loro desiderio di essere connesse ad un’iniziativa importante.

Ritornando alle osservazioni di Galatea (e correlandole con quelle di Senge) ne emerge chiaramente la totale mancanza di condivisione dei diversificati “disegni riformatori” che si sono susseguiti negli ultimi decenni a carico del sistema di istruzione pubblico, “tagliando” senza alcun criterio di merito e imponendo per via burocratica i nuovi assetti da far applicare agli operai/docenti alla catena scolastica di montaggio.

Il sistema di istruzione viene governato a botte di decreti, direttive, circolari (che talvolta cercano addirittura di intervenire su aspetti normati da leggi…) senza che nessuno, neanche nella stanza dei bottoni, sembri almeno avere un quadro complessivo del risultato che si vuole ottenere. Non credo che nessuno possa obiettivamente affermare che esista qualcosa che assomigli minimamente a una visione condivisa di ciò che la scuola può e deve fare.  In questo, il nostro modello educativo rispecchia lo stato del nostro sistema sociale e rischia di esserne uno strumento di perpetuazione. La prospettiva non appare rosea…

In questo quadro di confusione e incertezza in merito a fini, strumenti e risorse, ultimo fulgido esempio di questa politica di  non condivisione culturale (non sappiamo ancora se destinata anche al risparmio, alla luce delle fosche previsioni contenute nel DEF del 2013) è la Direttiva Ministeriale del 27/12/2012 [pdf] sui Bisogni Educativi Speciali (BES) e la successiva Circolare 8/2013 [pdf], entrambe emanate da un Governo dimissionario senza confronto o discussione alcuna.

Per chi vuole approfondire l’argomento, oltre all’ottima sintesi di Franco Castronovo (qui sotto), consiglio anche la lettura di questo documento della LEDHA scuola, che riassume le principali obiezioni in merito.

Se volessimo rispondere alla domanda “Che cosa vogliamo creare?”, la risposta sembrerebbe essere una scuola finalmente inclusiva, attenta ai bisogni educativi ANCHE dei ragazzi non certificati, ma che rientrano nella grande famiglia dei BES, come definiti dalla letteratura internazionale.

Facendo il verso al titolo della presentazione di Franco, non Basta Essere Studenti perché la scuola si occupi di te ma Bisogna Essere Speciali, con una bella etichetta – definitiva o “transitoria” (?), come nel caso dello svantaggio socio culturale – che dovrebbe risolvere tutti i problemi che le norme esistenti fino a ora non sono riusciti a risolvere. E se Dario Ianes auspica (con una metafora particolarmente significativa pur se, da me, non condivisa) che finalmente venga così stroncata la resistenza dei prof a modificare la propria didattica, non si  capisce come mai il problema della didattica inclusiva venga presentato come “nuovo”, a dispetto delle leggi e dei documenti ministeriali (uno fra tutti le Linee guida per l’integrazione del 2009) in cui, ad esempio, possiamo leggere

“La progettazione degli interventi da adottare riguarda tutti gli insegnanti perchél’intera comunità scolastica è chiamata ad organizzare i curricoli in funzione dei diversi stili o delle diverse attitudini cognitive, a gestire in modo alternativo le attività d’aula, a favorire e potenziare gli apprendimenti e ad adottare i materiali e le strategie didattiche in relazione ai bisogni degli alunni“. [Linee guida sull'integrazione scolastica degli alunni con disabilità, 2009, p.17] (continua…)

Più ricerca e meno cure miracolose [di Marisa Melis]

Quando non si trovano cure per certe malattie le persone si aggrappano a tutto, cadendo spesso in tranelli giganteschi.
Parlando di cure mediche “miracolose” sentiamo dire spesso che queste vengono effettuate in altri continenti, si cita sovente l’America.
Seguendo queste chimere certe famiglie si vendono la casa, magari si indebitano per riuscire a portare oltreoceano il proprio caro. Altri invece si attivano su internet e promuovono delle collette gigantesche.
Ovvio informare che se esiste una cura “vera” e dei “centri di eccellenza” è compito del nostro servizio nazionale sanitario inviare il paziente in questi ospedali.
Abbiamo gli strumenti e le leggi per fare ciò.
Se questi centri non hanno la tanto conclamata “validità” dichiarata dal passaparola di genitori disperati e, non dai centri specializzati italiani, è giusto che la sanità italiana non illuda le persone, facendo fare viaggi inutili che, purtroppo stressano il paziente accorciando (continua…)

Quella bufala su facebook non “mi piace” [di Marisa Melis]

Benedetta ingenuità.
Facebook è il contenitore che ogni giorno ha tante notizie utile, ma c’è pure tanta spazzatura.
Non ho mai capito gli annunci che invitano a condividere i post se si è contro la violenza, contro la cattiveria ecc. Stupidaggini a tutto campo. E’ ovvio che se una persona ha un minimo di sensibilità è contraria, non c’è bisogno della condivisione.
A tutto schermo ho letto ieri la notizia corredata da foto che narrava la storia lacrimevole di un cane che stava sopra un lettino di metallo. Evidente era l’inguardabile fotografia di questo scheletro di cane che chiaramente era “morto”, affianco altra foto di un cane, che a detta dell’autore del pezzo doveva essere lo stesso animale ma, in carne (dopo qualche tempo) e poi la struggente storia di un bimbo autistico gravissimo. Per farla breve incontratisi (chissà dove e come!!) i due pare che siano diventati amici per la pelle (quella sola era rimasta al cane) e il bimbo ora è un’altra persona, completamente guarita.
Migliaia di condivisioni e commenti di gente che si beve tutto ciò che trova su internet, (continua…)

I nuovi italiani tra giuramenti e regole ONU [di Marisa Melis]

Qualche mese fa si è discusso parecchio della negazione per proseguire l’iter burocratico atto al riconoscimento della cittadinanza italiana da parte di un ragazzo Down, ora diventato maggiorenne, figlio di regolari immigrati stranieri, nato e cresciuto in Italia.
Vista la patologia è considerata persona non in grado di intendere e di volere e dunque non poter chiaramente avanzare la richiesta e prestare un regolare giuramento. (questo per la legge n.91 del 1992).
Per una nazione come la nostra che si considera all’avanguardia per i diritti di tutti e sbandiera il suo aiuto alle classi più deboli, questo è un atto molto grave.
Come è possibile che succedano queste cose se, con la legge 3 marzo 2009 n.18, l’Italia ha ratifica la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità?
Cosa recita la Convenzione ONU? “ Obbliga gli Stati firmatari a riconoscere alle persone con disabilità la libertà di movimento, il diritto di scegliere la propria residenza e anche quello di cambiare cittadinanza”.
Il nocciolo della questione: le persone con problemi intellettivi non possono “esprimere” la (continua…)

Le vite normali nel mondo dei non vedenti [di Marisa Melis]

Solita comparsata alla televisione nazionale sui “falsi invalidi”.
Certamente da condannare questa falsa cieca, insieme a chi l’ha certificata invalida.
Non capisco invece quando nel servizio il cieco viene dipinto come un alieno. E mi spiego meglio.
Veniva descritta la persona evidenziando con disappunto che indossava i tacchi a spillo e andava a ballare.
Ora mi domando, se pur una persona cieca non possa indossare i tacchi a spillo, la femminilità in certe persone è innata. Poi anche noi vedenti indossando tali tacchi possiamo avere un’andatura più o meno oscillante, non siamo modelle.
Andare a ballare è recluso ai non vedenti?
Dovrebbe essere superata da un pezzo la mentalità delle persone con disabilità recluse in casa, non scolarizzate e isolate da ogni contesto sociale, aspettando tristemente la fine dei loro giorni.
I mezzi d’informazione devono essere tali, devono spaziare anche con l’aggiornamento.
(continua…)

L’assistenza che fa figli e figliastri [di Marisa Melis]

Negli ultimi giorni si è molto discusso della sparatoria avvenuta davanti a Palazzo Chigi, mentre i nuovi Ministri facevano ignari il loro giuramento.
Sappiamo dello stato di salute dei due carabinieri, soprattutto di quello che ha avuto un danno midollare. Tremendo e immaginabile il percorso che dovrà affrontare questa persona, è superfluo dire che gli siamo vicini anche solo spiritualmente.
Il futuro sarà molto duro.
Parlando su facebook con un amico che è vigile urbano in un comune vicino al mio, si è discusso parecchio e riporto ciò che ha detto e che è sacrosantamente vero:
“Se fossi stato in servizio io in quella piazza ed avessero sparato a me, non avrei avuto il diritto:
- all’infermità da causa di servizio,
- all’equo indennizzo,
- al rimborso delle spese di degenza derivanti da causa di servizio,
(continua…)

Le magliette di Salvatore il “fenomeno” [di Marisa Melis]

400674_10200833497546955_571321064_n“Dentro questa maglietta c’è un fenomeno”.
Così si è presentato l’altro giorno Salvatore Usala alla manifestazione di protesta sotto l’Assessorato alla Sanità di Cagliari.
Non era solo, con lui altri due malati di Sla, tutti sono stati portati dalle ambulanze. Al seguito avevano le persone specializzate che li seguono, sia mogli che infermieri/e, i respiratori, ossigeno con un’autonomia dei macchinari per h.7.
I malati di SLA e altre malattie degenerative hanno bisogno di un’assistenza 24 ore su 24.
Protestano perché le promesse che erano state fatte ad ottobre 2012 dal Ministro Fornero e Balduzzi non sono state mantenute; inoltre chiedono che venga visionato un loro progetto di caregiver che farebbe risparmiare alle casse regionali sarde 5 milioni di euro all’anno.
E’ un macchina da guerra Salvatore, un incredibile regista, le magliette con le sue scritte sono il bigliettino da visita di ogni manifestazione, se la malattia gli ha negato l’uso della (continua…)

Sì, viaggiare e tutti i figli sono speciali [di Marisa Melis]

Nelle famiglie con figli speciali, logicamente le maggiori attenzioni sono per il più debole.
Ciò non vuol dire trascurare gli altri figli, vuol dire impostare le priorità in modo che ognuno abbia ritagliato il suo spazio.
Non ho mai sentito i ragazzi lamentarsi perché le attenzioni erano proiettate più sul debole, ho visto genitori dividersi quando c’erano le manifestazioni, le recite e i saggi dei figli. Se poteva partecipare il figlio più debole andava all’evento, in caso contrario rimaneva a casa con uno dei genitori.
Io personalmente ho avuto due figlie, ma non posso dire che la grande abbia risentito per le nostri maggiori attenzioni sulla piccola. Comunque il mio caso non fa assolutamente testo avendo le mie due figlie la bellezza di 19 anni di differenza. Posso invece dire di essermi avvalsa della collaborazione della figlia grande, che più che una sorella è quasi un’altra madre.
La grande porta sempre la sorella in ogni suo viaggio, insieme hanno girato tutta la (continua…)